Nordio si piega all'Anm
Angela Stella Unità 6 giugno 2026
Dopo la sconfitta referendaria, abbandonata la propaganda, il ministro della Giustizia Carlo Nordio fa dietrofront su diversi provvedimenti, in ossequio alla magistratura. Una resa quasi incondizionata all’Anm. Basti vedere cosa è successo per il gip collegiale, la norma secondo cui la competenza a decidere sull’applicazione di una misura cautelare personale sarà affidata a un collegio di tre magistrati e non più a un solo Gip. Approvata nell’agosto 2024, sarebbe dovuta entrare in vigore questa estate ma è stato previsto un rinvio al 28 febbraio 2027. Sbandierata da Nordio come la riforma che avrebbe innalzato il livello di garanzie ed evitato ingiuste detenzioni, adesso viene procrastinata, proprio come richiesto dal ‘sindacato’ delle toghe che ne aveva criticato il principio sotteso e altresì la fattibilità. Solo che come spesso accade col Guardasigilli, non si comprendono bene le ragioni di certe decisioni. Ad aprile, intervistato dal Corriere della Sera, anticipò un rinvio legato ad un problema di organici; due giorni fa, invece, durante una conferenza stampa a problemi legati alla “difficoltà nell'applicazione soprattutto della digitalizzazione”, “nella dematerializzazione degli atti”, lasciando increduli diversi esponenti dei partiti che sorreggono il Governo ma anche gli stessi magistrati che attendono di leggere i dettagli del provvedimento. L’altra enorme marcia indietro riguarda il tema migrazioni: alle sezioni specializzate dei Tribunali, in luogo della Corte d’appello, ritorna l’attribuzione della competenza in materia di convalida dei provvedimenti restrittivi della libertà personale del richiedente asilo “perché fatte le valutazioni soprattutto per quanto riguarda agli organici ci siamo resi conto, anche dopo confrontarsi molto costruttivi con l'Anm e i presidenti delle Corti di appello, che questa sarebbe stata la soluzione migliore” ha spiegato sempre Nordio due giorni fa. Il tema fu al centro di un feroce scontro tra maggioranza parlamentare e magistratura nell’autunno 2024, nato dopo che alcuni giudici avevano invalidato il protocollo Italia Albania, attirandosi le ire del sottosegretario Alfredo Mantovano e anche quelle oltreoceano di Elon Musk che twittò: “Questi giudici devono andarsene”. Il Governo rispose con un emendamento al dl Flussi a firma della deputata di FdI Sara Kelany, nonostante i presidenti delle 26 Corti di Appello si fossero appellati addirittura al Presidente Mattarella per scongiurare l’entrata in vigore di quella norma. Sul tema abbiamo chiesto un parere a Silvia Albano, Presidente di Magistratura Democratica: “Lo spostamento della competenza dalle sezioni specializzate dei Tribunali alle Corti d’appello sulle convalide dei trattenimenti dei richiedenti asilo non aveva alcuna razionalità. Del resto non ci si era nemmeno sforzati di fornire alcuna spiegazione razionale”. Per la magistrata specializzata proprio su immigrazione, l’iniziativa presa “era la risposta a provvedimenti che non piacevano. Forse si pensava che giudici non formati sulla materia avrebbero più facilmente seguito le indicazioni del governo. Ma di regola se i giudici devono esercitare la giurisdizione studiano. Il trattenimento è inserito nel procedimento per il riconoscimento della protezione internazionale, il quadro normativo è esattamente quello oggetto della specializzazione delle sezioni immigrazione”. E conclude: “Con le norme del nuovo patto sono poi previste una serie di misure alternative al trattenimento che dovranno essere anche quelle oggetto di convalida. Si tratta di un quadro normativo molto complesso; mantenere questa dicotomia sarebbe stato ancora più irragionevole. Tanto più che evidentemente non ha dato i risultati sperati e la Corte di giustizia Ue con la sentenza del 1° agosto 2025 ha dato ragione al Tribunale di Roma, proprio sull’interpretazione delle norme che aveva suscitato le ire del governo provocando lo spostamento di competenza”. Se a tutto ciò aggiungiamo il fatto che su intercettazioni e sequestro degli smartphone il Parlamento è sempre in ascolto delle direttive della Procura Nazionale Antimafia e che nei mesi che verranno non ci sarà spazio per riforme garantiste, non è difficile dire che la magistratura ha vinto la sua battaglia in questa legislatura, sia nel torto che nella ragione.
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