Nordio replica al Pd: i frigoriferi restano fuori dalle celle

 Angela Stella Unità 12 giugno 2026

Nordio non torna indietro: i frigoriferi restano fuori dalle celle detentive. Lo ha messo nero su bianco rispondendo ad una interrogazione parlamentare del Partito democratico in merito alla recente circolare del Dap intervenuta sull'utilizzo dei refrigeranti nelle camere di pernottamento, che ne ha imposto la rimozione dalle celle e la collocazione in spazi comuni, con accesso regolato da orari prestabiliti. Secondo i dem “la misura appare non solo distante dalla realtà concreta degli istituti penitenziari, ma anche in evidente contraddizione con quanto dichiarato dallo stesso Ministero della giustizia pochi mesi fa, quando veniva annunciata la distribuzione di frigoriferi come risposta al caldo record e come segnale di attenzione alla dignità delle persone detenute. Ne deriva un profilo di grave incoerenza amministrativa, che rischia di incidere negativamente sulle condizioni igienico-sanitarie e sul benessere quotidiano proprio nel periodo dell'anno in cui tali esigenze diventano essenziali”. Da qui la richiesta di ritirare la circolare. Tuttavia Via Arenula non arretra: “La disposizione richiamata – si legge nella risposta – non introduce alcuna compressione delle condizioni di vita delle persone detenute né determina un arretramento rispetto alle prassi precedentemente in uso, limitandosi a disciplinare la collocazione di specifiche apparecchiature (pozzetti frigo e frigoriferi) che, per loro natura e dimensioni, risultano incompatibili con le caratteristiche strutturali delle camere di pernottamento, soprattutto in contesti già segnati da situazioni di sovraffollamento. L’indicazione di prevederne l’ubicazione in locali dedicati risponde, pertanto, a criteri di razionale gestione degli spazi, nonché a esigenze di sicurezza e di corretta fruizione degli elettrodomestici stessi”. Dunque la circolare resta in vigore. Ma le criticità non finiscono qui. Infatti, il Coordinamento Nazionale della Dirigenza Penitenziaria (CNDP) FSI-USAE ha recentemente sollevato una formale e urgente segnalazione indirizzata al Dap in merito all'affidabilità dei dati elaborati dall’ “Applicativo informatico 15”, lo strumento software deputato al monitoraggio e al calcolo della capienza e degli spazi detentivi nei penitenziari italiani. “La vicenda emersa in particolar modo presso la Casa Circondariale di Roma Rebibbia – si legge in un’altra interrogazione parlamentare depositata ieri sempre dal Pd alla Camera – ha confermato una criticità già precedentemente evidenziata da diverse Direzioni d'istituto, e cioè l'esistenza di un preoccupante disallineamento tra la situazione logistica registrata virtualmente dal sistema informatico e le condizioni reali e materiali delle camere di pernottamento”. I criteri per il calcolo dello spazio minimo vitale, pari a 3 mq pro capite al netto dei servizi, sono rigidamente stabiliti dalla giurisprudenza della Corte Edu e applicati dalla magistratura di sorveglianza per l'accoglimento dei ricorsi ex art. 35-ter op.   Una non corretta mappatura digitale rischia di esporre gli istituti a situazioni ancora peggiori di vivibilità e di alimentare un massiccio e prevenibile contenzioso contro lo Stato. “Da una parte il ministro in relazione alla circolare del Dap spiega che i frigoriferi non possono essere messi nelle celle per un problema organizzativo legato al sovraffollamento di cui finalmente si accorge – commenta Debora Serracchiani, prima firmataria di entrambi gli atti di sindacato ispettivo –  dall’altra il Coordinamento nazionale della Dirigenza penitenziaria chiede di rivedere l’ “Applicativo informatico 15” che stabilisce la dimensione degli spazi detentivi, lamentando che non tiene conto degli spazi effettivi, molto diversi da quelli indicati dall’applicativo stesso.  Coordinamento che boccia anche il piano straordinario di detenzione differenziata per i mesi estivi”. Insomma per la parlamentare dem “nulla di nuovo purtroppo sull’emergenza nazionale legata allo stato degli istituti penitenziari italiani. Sarebbe meglio che il Ministero se ne occupasse in forma organica e verificasse concretamente come stia operando il Dap. Non basta prevedere forme di detenzione domiciliare speciale per ridottissimi posti e poi lasciare che il Dap continui a produrre circolari che hanno il solo scopo di creare tensione negli istituti, togliere potere alle direzioni con riorganizzazioni discutibili e contrarie ai principi di base dell’ordinamento penitenziario”, conclude Serracchiani. 


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