Essere Luigi Bobbio
Valentina Stella Dubbio 23 giugno 2026
Il generale in pensione Roberto Vannacci, leader di Futuro Nazionale, ha un grande estimatore tra i magistrati. Si tratta di Luigi Bobbio, giudice delegato ai fallimenti e alle procedure di espropriazione al Tribunale di Nocera Inferiore ma pure con un lungo passato politico: senatore con Alleanza nazionale, capo di gabinetto dell’allora ministro della Gioventù Giorgia Meloni, sindaco di Castellammare di Stabia.
Propri ieri la toga ha condiviso su Facebook un’immagine di un uomo del servizio d’ordine di una manifestazione di Fn a Firenze. Sul suo corpo diversi tatuaggi, tra cui un fascio littorio, uno della Decima Mas, una M grondante di sangue. La foto era accompagnata dal commento di Bobbio: «Sembrano tornati quei bei servizi d’ordine di una volta! L’ho fatto anche io in gioventù! Oggi sembravano scomparsi e, quando ci sono, sembrano ragazzine timide e bene educate. Noi picchiavamo come fabbri!» seguito da emoticon di cuore nero e bandiera italiana. Insomma, un commento dai toni decisamente muscolari e nostalgici che è stato inevitabilmente letto come un’esaltazione della violenza fisica, suscitando immediato clamore.
Prima di tutto nelle chat dei magistrati che lo hanno fatto circolare accompagnandolo ironicamente dalla frase «fatelo leggere a Caiazza». Il riferimento è al fatto che Bobbio è stato tra i fondatori del Comitato per il Sì alla separazione delle carriere della Fondazione Einaudi presieduto dall’ex presidente dell’Unione Camere penali Gian Domenico Caiazza, distante anni luce dal pensiero di Bobbio e Vannacci. Il post ha però suscitato anche diverse risposte critiche da parte degli utenti del social che hanno stigmatizzato la toga nera (in tutti i sensi) chiedendosi come possa Bobbio condividere quel pensiero violento, come possa fare il giudice e cosa ne pensi il Csm. Il problema sta infatti tutto lì: dove finisce il diritto a manifestare le proprie idee da parte di un magistrato e dove inizia il suo dovere di conservare una apparente imparzialità? E quanto il pensiero politico incide nelle decisioni? Basta dire che conta la motivazione? Domande a cui non è facile fornire una risposta semplice.
Comunque dopo qualche ora il commento è scomparso, o almeno non è più visibile a molti, ed è seguito un altro post del magistrato: «Se non siete tra i miei amici e venite a commentare negativamente, aggressivamente o arrogantemente sotto i miei post, sappiate che non sono né tollerante né garbato». Eppure di commenti arroganti non ne avevamo visti, semplicemente c’era molto stupore. L’affinità elettiva con Vannacci la si ritrova anche in un post del 14 giugno, quando Bobbio ha scritto: «La remigrazione non è razzismo. È reazione all’invasione. Lotta di popolo». Sbaglierebbe un migrante a chiedere la ricusazione semmai dovesse trovare Bobbio come giudice in un procedimento che lo riguarda?
Non è comunque la prima volta che il magistrato fa parlare di sé. Dal 2002 ad oggi sono stati aperti quindici procedimenti disciplinari nei suoi confronti dal Csm, alcuni finiti con condanna, cinque con “non luogo a procedere”, almeno uno con assoluzione, altri due con assoluzioni impugnate dal ministro e dal procuratore generale. È noto soprattutto alla cronaca per aver detto che Carlo Giuliani, il giovane ucciso da un carabiniere - poi prosciolto per legittima difesa - nel corso del G8 del 2001, «era una feccia di teppista da strada».
In una vecchia intervista al Dubbio si era giustificato così: «A Taranto il giorno prima un cartello con su scritto “Ho ucciso Carlo Giuliani” era stato legato al monumento dei carabinieri nel giorno dei festeggiamenti del bicentenario. Io sono da sempre molto legato all’Arma dei Carabinieri». Per quel post ha ricevuto nel 2022 una sanzione pari alla perdita di anzianità di due mesi. Nel 2024 sempre l’organo di governo autonomo lo ha condannato alla perdita di un anno e sei mesi di anzianità, per vicende di illeciti legati alla sua stagione da amministratore comunale. È stato invece censurato nel 2019 per aver offeso sempre su Facebook l’onore e la reputazione di Matteo Maria Zuppi, allora vescovo di Bologna, e dell’autore dell’articolo di Repubblica dal titolo “Profughi: la veglia del vescovo di Bologna: sono morti perché i porti erano chiusi”. Bobbio commentò: «Coglione e in malafede il vescovo e chi lo pubblica». Inoltre apostrofò coloro che rilasciavano commenti pro migranti così: «Fanculo voi zecche rosse, i clandestini e le pezze rosse! Per me maglietta da combattimento».
Bobbio in sede di audizione aveva rivendicato le sue posizioni politiche sul fenomeno migratorio ma anche il diritto alla libera manifestazione del pensiero e aveva ammesso di essersi espresso in maniera impropria verso Zuppi. Il 21 luglio invece c’è una udienza per quanto riguarda una nuova incolpazione in quanto avrebbe offeso sempre sui social la reputazione di Marco Damilano, Roberto Saviano, Aboubakar Soumahoro: «“Immigrato capodi@@o!”, “Ce ne fosse uno, uno normale”, “Ma tutt' a nuje in Italia hanna capita' ??”». Sempre lo stesso giorno ci sarà la prima udienza relativa al fascicolo di incolpazione per «gravi ed ingiustificati ritardi nel compimento degli atti relativi all’esercizio delle funzioni». In pratica avrebbe depositato sentenze con estremo ritardo. Per altri ritardi era stato sempre censurato. Qualcuno tra i suoi colleghi maliziosamente commenta: «Se passasse meno tempo sui social e più tempo a scrivere sentenze farebbe un favore a tutti, compreso se stesso».
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