Giallo Ercolini, l'avvocato accusa: processo permanente

 Valentina Stella Dubbio 12 gennaio 2026

Di «processo permanente» parla il professore avvocato Gaetano Insolera che insieme all’avv. Carla Lettere assiste Lorenzo Ruggeri, indagato per omicidio volontario nell’inchiesta sulla morte della moglie Francesca Ercolini, istigazione al suicidio e depistaggio. Insieme a lui coinvolte altre cinque persone. La storia è di quelle drammatiche: la donna, presidente della seconda sezione civile del tribunale di Ancona, venne trovata appesa alla ringhiera della scala interna del suo appartamento a Pesaro il 26 dicembre 2022. Intorno al suo collo un foulard di seta. A fare la tragica scoperta il marito, avvocato civilista, e il figlio all’epoca quindicenne. I due chiamarono subito il 118 che disse loro di spiccare la donna per provare a rianimarla. Cosa che fecero. Poco dopo in casa arrivarono molte persone, essendo anche la famiglia nota.  Medico legale e investigatori avevano convenuto sul gesto volontario. Ma le nuove indagini andrebbero in un’altra direzione. «La stampa vuol fare inghiottire questo caso dallo spettacolo circense del true crime ma noi vogliamo sottrarci» spiega Insolera che sceglie proprio il Dubbio per dare la propria versione dei fatti. «Il mio assistito è finito in un tritacarne mediatico, è stato già condannato in un processo mediatico parallelo, sono in produzione già dei podcast» tuttavia la realtà è un’altra spiega il difensore. «Ruggeri è da quattro anni sotto i riflettori della magistratura. Quattro anni di indagine che sono passate da diversi capi di imputazione, diverse procure, molteplici proroghe e riaperture. Un calvario intollerabile per il mio assistito e per suo figlio. Per questo parlo di ‘processo permanente’: non ci si può accontentare della ipotesi suicidaria, occorre trovare per forza un assassino da contrapporre alla vittima. Procura, media, familiari della vittima alimentano tutto questo». Infatti le indagini della Procura dell’Aquila, dall’inizio del 2023, avevano condotto a una richiesta di archiviazione per l’ipotesi di una istigazione al suicidio da parte del marito. Ma ad essa si era opposta la madre della vittima, la quale dieci giorni prima della morte della figlia aveva inviato una lettera anonima alla Questura di Pesaro in cui invitava la polizia ad «indagare sulla famiglia Ruggeri-Ercolini perché ci sono violenze commesse dal figlio verso i due genitori». «Come può – dice Insolera – una mamma, una nonna mandare una lettera anonima di questo tipo accusando genero e nipote?». Non se ne fece nulla fin quando non accadde la tragedia che portò all’apertura di un fascicolo alla Procura dell’Aquila competente per maltrattamenti conclusosi con una messa alla prova del figlio. «Il ragazzo – dice Insolera – era sicuramente problematico. Gli è stato poi diagnosticato un disturbo oppositivo provocatorio nei confronti di entrambi i genitori, ma ha intrapreso un percorso per venirne fuori e ora cerca solo un po’ di serenità dopo la drammatica scomparsa della madre». Il primo pm «sente la suocera e si scopre che a mandare la lettera anonima era stata lei. La donna puntò il dito anche sul marito e allora si decise di indagare per istigazione al suicidio con decine di pedinamenti e intercettazioni da cui non emerse nulla. Il pm chiese tuttavia la misura cautelare in carcere per Lorenzo Ruggeri. Ma, colpo di scena, il procuratore capo dell’Aquila non vistò la richiesta di arresto. Così come non aveva vistato la richiesta di intercettazioni ma furono comunque effettuate sotto l’ombrello dell’urgenza, poi confermate dal gip. Ma c’è di peggio: lo stesso pm, nel passare poi al Tar, lascia una nota manoscritta in cui dice che la sua richiesta contro Ruggeri, visto come il vertice di un gruppo di poliziotti pesaresi depistatori, doveva restare dentro il fascicolo, ma questo è vietato da circolari del Csm».  Il procedimento passa ad un altro pm che «in poco tempo archivia l’imputazione di istigazione al suicidio, mantenendo solo l’accusa di maltrattamenti dell’uomo in concorso col figlio, ma in termini omissivi, nel senso che non avrebbe impedito al figlio di tormentare la madre con danni alle cose e atti persecutori». Su questo ci sarà udienza il 15 settembre 2026 contro il padre. La suocera di Ruggeri però, intanto, si era opposta all’archiviazione per istigazione al suicidio e chiedeva ulteriori indagini a cui seguirono alcuni incidenti probatori. «Tuttavia non portano a nulla ma - prosegue Insolera – la suocera non si dà per vinta e denuncia un possibile depistaggio da parte del genero per alterazioni della scena dei fatti, sulla quale erano convenuti in molti, compreso l’allora procuratore di Pesaro». Si arriva così ad un nuovo incidente probatorio, disposto dal gip dell’Aquila, e affidato al professor Vittorio Fineschi, noto volto televisivo, e a un collegio di esperti del RIS dei Carabiniere. Questi ultimi, con un complesso esperimento giudiziario, hanno concluso per la compatibilità della tesi suicidaria. È il team medico legale che dopo la riesumazione della salma affaccia anche un’ipotesi alternativa al suicidio. Successivamente, per superare la contraddizione, l’attenzione si posa sui cavi elettrici di due lampade, valutati come possibili strumenti alternativi al foulard nell’ipotesi accusatoria dello strangolamento. Nel fascicolo appare così, per la prima volta espressamente, la parola ‘omicidio’. Ruggeri, insieme a quattro poliziotti e al medico legale che fece la prima autopsia, avrebbe fatto in modo che gli accertamenti della prima ora venissero sviati e insabbiati. «Noi abbiamo segnalato le molte anomalie di questo “processo permanente”, che da quasi quattro anni tormenta la famiglia Ruggeri, in tutte le sedi che dovrebbero garantire la presunzione di innocenza. Di fronte allo scatenarsi delle pene mediatiche dovevamo raccontare i fatti» conclude Insolera. 


Commenti

Post popolari in questo blog

Garlasco, sì alla revisione del processo? Indagato Andrea Sempio

Lettera della famiglia Poggi

Intervista a Francesco Compagna