Almasri condannato dalla Libia
Angela Stella Unità 23 giugno 2026
Non si placa la polemica politica per la condanna a sette anni e quattro mesi comminata dal tribunale penale di Tripoli a Osama Njeem Almasri per violazione dei diritti dei detenuti nel carcere di Mitiga su cui governava e dentro il quale maltrattava i reclusi. Lo scorso novembre la procura generale libica aveva fatto sapere che il torturato era in custodia cautelare, anche se ong come Refugees in Libya hanno espresso seri dubbi sulla sua effettiva detenzione, non essendo poi stato mai reso noto dove fosse prigioniero. L’uomo comunque è stato altresì condannato all’interdizione dai pubblici uffici e alla perdita dei diritti civili per tutta la durata della pena. Com’è noto l’ex comandante libico era stato pure arrestato a Torino il 19 gennaio 2025 avendo la Corte penale internazionale voluto processarlo per crimini di guerra e contro l’umanità, ma l’Italia aveva deciso di liberarlo e riportarlo a casa su un volo di Stato per difendere l’interesse nazionale, era stato spiegato dinanzi alle proteste delle opposizioni in Parlamento. Opposizioni che anche adesso non mancano di far sentire la loro voce e chiedono (Pd, M5S, +Europa, Avs) una informativa urgente al Governo. “La condanna di Almasri certifica la figuraccia internazionale del governo Meloni” ha commentato Alessandro Zan, componente della segreteria nazionale del Partito democratico ed europarlamentare che ha proseguito: “Se perfino la Libia ha riconosciuto le responsabilità del torturatore libico, perché l'Italia ha scelto di riportarlo a casa con un volo di Stato invece di consegnarlo alla giustizia?”. Secondo i rappresentanti del M5S nelle commissioni Giustizia della Camera e del Senato, la condanna da parte dei giudici libici “conferma che l'Italia per gravissima responsabilità del governo Meloni si è trasformata in uno Stato canaglia. Quello che non ha fatto il nostro Paese lo ha fatto la Libia, che non è esattamente la culla del diritto penale”. “Meloni e Nordio dovrebbero solo chiedere scusa alle vittime ma anche ai cittadini e alle istituzioni italiane per l’arroganza con cui hanno difeso quella sciagurata decisione di rimandare Almasri in Libia” ha dichiarato il deputato di +Europa Riccardo Magi. Per il deputato sempre di Avs Nicola Fratoianni “si tratta di una vicenda grottesca che ancora di più fa ricadere sui ministri Nordio e Piantedosi la vergognosa responsabilità delle loro frottole raccontate al Parlamento”. Come ricorderanno i lettori il Tribunale dei Ministri aveva chiesto senza ottenere il via libera dalla Camera dei Deputati il processo per il Guardasigilli, per il responsabile del Viminale e per il sottosegretario Alfredo Mantovano. Mentre per quanto concerne la posizione dell’ex capo di gabinetto del Ministro della Giustizia, Giusy Bartolozzi, è stato sollevato conflitto di attribuzione dinanzi alla Corte Costituzionale. “Quel volo di Stato – ha aggiunto sui social il senatore Enrico Borghi, vicepresidente di Italia viva - per farlo rimpatriare a spese del popolo italiano in grande fretta e senza spiegazioni, con il successivo corollario di versioni contraddittorie tra ministeri, rotture con la Corte Penale Internazionale e gestione confusionaria con rimpalli e pavide e impacciate blindature parlamentari della vicenda, resterà tra le pagine più ignominiose dell'esperienza di governo delle destre italiane. Ieri lo dicevamo in Parlamento. Oggi lo conferma un tribunale libico: abbiamo rimpatriato un torturatore. E resta, a questo punto ancora più fragorosa, inevasa la domanda dell'inizio: perché?”. La destra invece difende l’operato dell’Esecutivo. Secondo il vice capogruppo di Fratelli d'Italia alla Camera dei deputati, Augusta Montaruli, “la notizia della condanna di Almasri da parte del tribunale di Tripoli conferma che il governo Meloni aveva ragione ed ha agito correttamente. Rappresentava un pericolo per la sicurezza nazionale e quindi andava espulso velocemente, assicurandolo alla giustizia libica che infatti ha fatto il suo corso. È una notizia che fa giustizia soprattutto delle inutili e strumentali polemiche della sinistra, che per l'ennesima volta conferma di anteporre la propaganda e la speculazione politica a quello che è l'interesse nazionale. Un'altra conferma dell'autorevolezza del nostro governo”. Intanto i legali di Almasri hanno presentato un ricorso all’Aja sostenendo che “la Corte penale internazionale non ha competenza e non può procedere contro i responsabili dei crimini commessi in Libia” pertanto “il giudizio non è ammissibile”. La Camera pre-processuale della Cpi si pronuncerà il 3 luglio.
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