Ispezioni

 Valentina Stella Dubbio 5 giugno 2026

Per un'ispezione che si apre, un'ispezione si chiude. È la sintesi di quanto comunicato ieri dal Ministero della Giustizia attraverso due comunicati stampa. Innanzitutto il Guardasigilli «ha disposto l’effettuazione da parte dell’Ispettorato Generale di tutti gli accertamenti necessari a chiarire» quanto accaduto a Perugia e a «formulare conseguenti proposte». Il riferimento è alle intercettazioni di avvocati a colloquio con i propri assistiti nel carcere ‘Capanne’ da parte della polizia giudiziaria.  Le captazioni erano state autorizzate dalla Procura solo per l’avvocato Daniela Paccoi, indagata per concorso in associazione a delinquere finalizzata allo spaccio, induzione a rendere dichiarazioni mendaci e concorso in traffico di droga, ma poi si sono allargate indebitamente anche agli altri legali presenti nella sala colloqui. Dunque «a fronte di tale grave, ipotizzata violazione della riservatezza dei colloqui difensivi», si legge ancora nella nota di via Arenula, Nordio vuole vederci chiaro. La notizia arriva all’esito dell’incontro avvenuto ieri mattina proprio al Ministero tra il Guardasigilli e una delegazione dell’Unione Camere Penali, che aveva richiesto un faccia a faccia appena erano emersi i preoccupanti accadimenti perugini. Durante il meeting, ha fatto sapere l’Ucpi, è stata espressa «la necessità di introdurre un presidio sanzionatorio specifico sul piano disciplinare nel caso di inosservanza dell’obbligo di immediata interruzione delle operazioni di intercettazioni qualora si tratti di conversazioni tra difensore e assistito. Il ministro ha accolto con interesse la proposta, che si è riservato di approfondire opportunamente».  Anche il Cnf aveva inviato una nota ufficiale al Ministero per chiedere l’opportunità di svolgere gli accertamenti necessari a chiarire la vicenda. Su quanto accaduto, si sta muovendo anche la Procura generale di Cassazione.  Per Sandro Cannevale, legale della Paccoi e scopritore delle intercettazioni illegali avendole trovate nel fascicolo riguardante la sua assistita, «il proposito espresso dal Ministro Nordio è corretto e scevro da pregiudizi. Si tratta del primo passo necessario per tutelare più efficacemente il diritto alla difesa e alla riservatezza dei detenuti».  «Bene che Nordio avvii le ispezioni che ho richiesto con ben due atti di sindacato ispettivo» ha commentato il senatore di FI Pierantonio Zanettin. Il capitolo che invece si è chiuso sempre ieri è quello relativo alla ‘famiglia nel bosco’ rispetto al quale, ha fatto sapere sempre il Ministero, «non sono emersi profili di illeciti disciplinari da parte dei magistrati». «Le decisioni di merito in ossequio all’indipendenza e all’autonomia della magistratura – spiega il Dicastero –   non sono oggetto di valutazione». Il braccio di ferro tra politica e magistratura era iniziato lo scorso 6 marzo, quando con un'ordinanza i giudici del Tribunale dei Minorenni dell’Aquila avevano disposto l'allontanamento della madre dai suoi tre bambini. Qualche giorno dopo quattro ispettori ministeriali, su decisione di Nordio, avevano varcato la soglia del Tribunale per gli accertamenti. Soddisfatta l’Anm per la conclusione della vicenda: «I magistrati del Tribunale per i minorenni di L’Aquila hanno fatto il proprio lavoro con correttezza e trasparenza, rispettando leggi e procedure. Lo certifica anche il ministero della Giustizia con la relazione degli ispettori». Intanto, come richiesto proprio da Anm, è rinviata a fine febbraio prossimo l'entrata in vigore della norma che prevede l'istituzione del gip collegiale, come anticipato ieri anche dal Dubbio. Lo ha proprio Nordio nella conferenza stampa al termine del Consiglio dei ministri, durante la quale ha annunciato la presentazione di schema di decreto del Presidente della Repubblica che modifica quello del 30 giugno 2000 n. 230 e che riguarda il lavoro dei detenuti e volto a «potenziare la possibilità di accedere alla formazione lavorativa nel duplice intendimento di imparare a prendere un lavoro durante la detenzione e trovare un'occupazione stabile e retribuita una volta usciti dall'ambiente carcerario». Sempre durante l’incontro con i giornalisti il Guardasigilli ha annunciato un altro provvedimento che rinnova il modello di accesso alla professione forense. «Siamo ritornati – ha dichiarato Nordio – su richiesta degli avvocati ad un vecchio modello di esame per la professione che era stato abbandonato anni fa e che aveva dequalificato l’accesso alla professione. Abbiamo accolto i suggerimenti del Cnf per riportare l’esame di abilitazione alla professione nei suoi binari originali, con prove scritte e orali di maggiore serietà».

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