Gip nega visita dei figli all'ex vice sindaco di Sabaudia ai domiciliari
Valentina Stella Dubbio 3 giugno 2026
Vietato vedere i figli: quando i diritti personali soccombono sull’altare
delle esigenze cautelari. È quanto ha deciso qualche giorno fa un gip di Latina
in merito alla richiesta di Giovanni Secci, ex vice sindacato di
Sabaudia, ai domiciliari dal 17 febbraio di quest’anno. L’uomo è finito in
custodia cautelare per il reato 353 bis codice penale, ossia «turbata libertà
del procedimento di scelta del contraente». Con lui erano stati arrestati altri
due dirigenti del Comune. L'inchiesta, condotta dalla Guardia di finanza e dai carabinieri del
Nipaaf, era partita dall'assegnazione delle piazzole sul lungomare di Sabaudia,
cinque delle quali erano state assegnate a un unico imprenditore. Le
concessioni erano state però revocate alla stessa amministrazione, che aveva
estromesso l'aggiudicatario sostenendo che non avrebbe pagato e presentato la
documentazione richiesta entro i termini previsti. Il Comune aveva quindi
deciso di far scorrere la graduatoria. Ed è a quel punto che, secondo la
procura, si sarebbe realizzato il condizionamento dell'esito della gara da
parte degli indagati, imponendo condizioni che hanno portato alla decadenza
dell'assegnazione all'imprenditore di Latina, favorendo così i secondi in
graduatoria che hanno poi di fatto gestito i chioschi al lido nella scorsa
stagione. Secci, tramite il suo avvocato Renato Archidiacono, il 25
maggio ha presentato istanza per incontrare i figli, nati nel primo matrimonio.
Lui attualmente sconta i domiciliari nella stessa abitazione dove viveva con la
seconda moglie e il figlio più piccolo avuto da lei. Da sottolineare che l’incontro sarebbe dovuto
avvenire proprio presso l’abitazione, non in altro luogo. Tre giorni dopo
arriva il diniego da parte del gip secondo il quale permane sia il divieto di
comunicare con persone diverse da quelle che abitano con lui sia il pericolo di
reiterazione del reato visto anche l’avvicinarsi della stagione balneare. «Ma
io – ci dice Archidiacono – non gli ho mica chiesto di sostituire la misura
cautelare. Quindi appaiono incomprensibili le motivazioni addotte dal gip che
nulla hanno a che vedere con l’oggetto dell’istanza». L’avvocato Archidiacono
tuttavia non demorde e presenta una seconda istanza sottolineando, tra l’altro,
come «il sacrosanto diritto» dei primi due figli di Secci «ad avere colloqui ed
incontri sarebbe loro garantito, in quanto prossimi congiunti, anche
nell’ipotesi in cui il Secci fosse stato in regime di detenzione carceraria,
persino per reati previsti dall’art. 41 bis legge di Ordinamento
Penitenziario». Il difensore ha poi specificato che entrambi i figli
dell’imputato sono docenti, il primo quale ricercatore, presso l’Università di
Parma, la seconda presso un istituto scolastico di Roma. Nessuno dei figli
dell’imputato si è mai occupato di attività connesse alla balneazione. Entrambi
i figli sono domiciliati fuori dal Comune di Sabaudia. Anche la seconda
richiesta è stata respinta, facendo riferimento ai precedenti motivi. L’avvocato
Archidiacono non comprende affatto queste decisioni. Innanzitutto ci dice che «il
mio assistito è un professionista, è incensurato e il reato per il quale è
attualmente ai domiciliari ha una pena minima edittale di 6 mesi e massima di 5
anni e rispetto ad esso è assolutamente inusuale il ricorso a misure cautelari.
Sembra dunque eccessivo il divieto di avere un colloquio con i propri figli, tra
l’altro completamente estranei al contesto». Il legale ha aggiunto: «Il divieto
di incontri con i figli è una distorsione non solo dell’applicazione della
misura cautelare ma ancor più delle sue modalità esecutive. Si tratta di un
vero e proprio atto di violenza giudiziaria gratuito che è totalmente estraneo
a qualsiasi ipotetica esigenza cautelare. Il diritto ai colloqui per i
congiunti è garantito anche per i detenuti per reati di mafia e terrorismo e il
mio assistito è in misura domiciliare per il reato di turbata scelta del
contraente e sono fiducioso che verrà prosciolto da ogni accusa». Il processo
inizierà a luglio ma intanto già oggi l’avvocato Archidiacono impugnerà il
rigetto del gip dinanzi al Tribunale del Riesame. E conclude: «Il gip che ha
vietato l’incontro al mio assistito non sarebbe nuovo a provvedimenti del
genere. Pochi mesi fa, per quello che si è potuto leggere dagli organi di
informazione, aveva negato il diritto ai colloqui con una mamma ultra
ottantenne per un consigliere regionale incensurato, poi scarcerato dal
tribunale del riesame». Il riferimento è al caso del consigliere regionale
Enrico Tiero, ai domiciliari per corruzione, che avrebbe voluto incontrare
l’anziana madre Michelina. Il gip aveva negato l’incontro poi concesso dal
Riesame.
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