Le correnti all'assalto con i soliti nomi
Valentina Stella Dubbio 17 giugno 2026
Comincia a serpeggiare un forte malcontento dentro e fuori le correnti dell’Anm in merito all’individuazione dei candidati togati per il nuovo Consiglio Superiore della Magistratura. In molti, che vogliono restare anonimi perché temono ramanzine o emarginazioni, vedendo i nomi fatti dai gruppi associativi in queste ultime settimane sono stati portati a dire ironicamente, ma non troppo: «Ecco il nuovo che avanza». Com’è noto le elezioni si terranno il 25 e 26 ottobre e già Unicost, Magistratura Indipendente e AreaDg hanno stabilito chi si giocherà il posto per una poltrona a Palazzo Bachelet, mentre Magistratura Democratica ufficializzerà il tutto nel primo fine settimana di luglio. Siamo ancora in attesa, inoltre, dei sorteggiati di Altra Proposta che hanno accettato di giocarsi la partita. Ma vediamoli un po’ di nomi già ufficializzati. Mi, la corrente più conservatrice dell’Anm, propone tra gli altri Salvatore Casciaro per il collegio di legittimità. Tutti ricorderete che è stato Segretario dell’Anm sotto la presidenza di Giuseppe Santalucia. Unicost, invece, per la competizione tra pm nel collegio 2 lancia pure Giuliano Caputo, che fu Segretario del ‘sindacato’ delle toghe dall’aprile 2019, stesso anno dello scandalo Palamara. AreaDg, che si è distinta dalle altre per aver previsto delle primarie, ha scelto Eugenio Albamonte contro Luca Poniz per il Collegio 1 pm. Uno scontro che ha provocato non pochi imbarazzi fuori e dentro il gruppo. Comunque l’attuale sostituto alla Direzione Nazionale Antimafia e Antiterrorismo è stato presidente Anm dal 2017 al 2018, prima dello scoppio degli avvenimenti dell’Hotel Champagne. Insomma, fa notare qualcuno, «se solo questi tre vincessero le elezioni ci troveremmo tre pezzi della vecchia Anm direttamente dentro il Consiglio Superiore della Magistratura, quello che sarebbe dovuto essere del cambiamento dopo che parecchi nodi erano venuti al pettine in questi mesi. E questo, invece, sarebbe il nuovo che avanza?» chiosa un giovane magistrato. A me pare, dice un’altra toga di una corrente, che «questa elezione la potremmo intitolare ‘La restaurazione’». «Albamonte e Casciaro sono sicuramente all'altezza del compito benché siano figli della vecchia magistratura» aggiunge un’altra toga, tuttavia, «ci saremmo aspettati una rottura con quel passato» aggiunge un’altra magistrata. C’è però chi difende certe scelte: «Meglio un usato garantito come Albamonte» che qualcuno di cui non si conoscono le capacità, dice un suo collega di corrente. E però – questo il pensiero che si fa sempre più dominante – «durante la campagna referendaria è stato dato molto spazio a noi giovani magistrati, siamo stati valorizzati a più riprese, ringraziati per aver fatto da propulsore alla serrata campagna referendaria ma poi i gruppi scelgono altri nomi» per concorrere al Csm. È utile ricordare che però la legge Cartabia prevede che per candidarsi per l’organo di governo autonomo della magistratura occorra aver superato la terza valutazione di professionalità. Ma questo, dice un altro magistrato, «non avrebbe impedito comunque di selezionare figure non note». Ad essere onesti ci sono nomi ai più sconosciuti perché, come ci spiega un magistrato che ragiona con lucidità, «l’optimum sarebbe stato avere tutti giovani sotto i cinquant’anni ma ad un certo punto ci si rende conto che bisogna mandare avanti anche persone più strutturate. Se quei nomi appaiono come sconosciuti significa che sono colleghi lontani dai riflettori ma capaci di ambire a quel posto. Si delinea un Csm misto che farà bene» dice speranzoso. Altri invece leggono determinate scelte come «vecchi crediti da riscuotere all’interno di un sistema consociativo, candidature studiate a tavolino» dietro alle quali «manca un programma valoriale. Questi candidati – si chiede sempre una toga interna ad una corrente – che progetti hanno per il nuovo Consiglio? A me sembra che qui ci si stia concentrando solo sui nomi e non su come si voglia incidere in futuro nel Csm, dopo aver sbandierato la necessità di cambiamento per mesi e mesi». E poi si chiede sempre un magistrato: «Noi giovani non ci siamo fermati un attimo per portare a casa la vittoria del No ma i colleghi come Caputo, Casciaro, Albamonte, Bono e Ceniccola dov’erano?». Molto probabilmente Albamonte avrà temuto un’altra bufera mediatica dopo la sua partecipazione ad un evento di un circolo Pd o, come qualcuno ipotizza, il suo capo Giovanni Melillo avrà richiesto un self restraint ai suoi sostituiti duranti i mesi di campagna elettorale. Gaetano Bono, candidato pm per Mi, è chiacchierato in questi giorni perché prima si è detto a favore e poi contro la separazione. «Non un esempio di collega dalle forti convinzioni» commenta qualcuno che ci fa notare come tra i candidati di Mi ci sia anche Maria Tiziana Balduini, già consigliere del Csm per un anno quando nel 2021 prese il posto di Marco Mancinetti, uscito dopo lo scandalo Palamara. Davanti a questo scenario c’è qualcuno che scomoda anche il Gattopardo: «”Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi” è l’unica cosa che mi viene da dire dinanzi a quello che stiamo assistendo. Abbiamo fatto cento passi indietro rispetto ai buoni propositi condivisi in questi mesi». Forse una soluzione ci sarebbe: non votare queste persone se si è così scontenti.
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