Pinelli: troppi reati nel nostro sistema

 Angela Stella Unità 1 luglio 2026

“Dobbiamo chiederci cosa resta della persona, quale sia il senso della sua esistenza e della sua personalità all'interno del sistema penitenziario”: lo ha detto il vicepresidente del Csm, Fabio Pinelli, intervenendo ieri a Bologna al seminario ‘Il contrasto al sovraffollamento penitenziario e alla recidiva: dall'esecuzione penale alla reintegrazione sociale’. Per il numero due di Palazzo Bachelet, i dati sul sovraffollamento rappresentano soltanto l'effetto finale di un problema più profondo. “La causa è l'impostazione della presenza del diritto penale nella società. Più si amplia l'area del penale, più aumentano reati, detenzioni e pressione sul sistema carcerario”, ha spiegato. “L'effetto che osserviamo oggi nelle carceri non è altro che la conseguenza di un numero straordinariamente elevato di norme penali”, ha aggiunto Pinelli che, richiamando i dati sulla recidiva, ha evidenziato come “il 69% di chi sconta interamente la pena in carcere torni a delinquere, mentre le percentuali sono molto più basse per chi accede a percorsi esterni”. “Affrontare l'emergenza del sovraffollamento è necessario - ha terminato - ma qualsiasi intervento avrebbe effetti solo temporanei se non fosse accompagnato da una riflessione strategica sul ruolo del diritto penale e sulla funzione della pena in una società moderna”. Anche secondo il cardinale Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Cei, “il sovraffollamento non può più essere considerato un'emergenza. Non possiamo continuare a ragionare in termini emergenziali. Serve una programmazione stabile e una visione di lungo periodo”. Zuppi ha invitato a superare una concezione della pena fondata esclusivamente sulla sofferenza. “C'è l'idea che se una persona soffre allora la giustizia è stata fatta. È una premessa molto pericolosa”. Per l’alto prelato “dobbiamo mettere risorse sull'accoglienza, sugli educatori, sugli operatori e sugli psichiatri. Se mancano le figure necessarie per costruire progetti individuali, il carcere rischia di trasformarsi in un semplice contenimento delle persone”. "Nessuno coincide con la propria colpa” ha poi sottolineato. “Ogni persona è sempre qualcosa di più e non può essere definita in modo definitivo dal proprio errore”. E ha concluso: “La vera sicurezza passa anche dalla capacità di aiutare le persone a non commettere più reati, restituendo loro dignità, responsabilità e opportunità”. 

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