La giustizia social

 Valentina Stella Dubbio 2 giugno 2026

«Schiacciò il rapinatore: chiesto l’ergastolo. L’investitore di Modena rischia meno»: questo il titolo di un articolo de La Verità di sabato scorso che racconta due vicende di cronaca giudiziaria e tenta di farne emergere un presunto «controsenso». Paolo Del Debbio racconta, infatti, prima la storia di Cinzia Dal Pino, l’imprenditrice balneare che la notte del 7 settembre 2024 investì più volte e uccise Nourdine Mezgoui, il senza tetto marocchino che l’aveva appena borseggiata. Per lei, accusata di omicidio volontario aggravato dalla crudeltà, qualche giorno fa la procura di Lucca ha chiesto l’ergastolo. La sentenza è attesa per l’11 giugno. L’altro caso è quello che vedrà alla sbarra Salim El Koudri, il responsabile della strage di Modena dello scorso 16 maggio. Si chiede e si risponde Del Debbio: «Ma che c’entra l’imprenditrice viareggina per la quale è stato chiesto l’ergastolo con questo signore per il quale siamo ancora in attesa della perizia psichiatrica? Certamente le due situazioni sono molte diverse e non possono essere equiparate ma non c’è dubbio che la rabbia di quella signora non possa non essere valutata. […] Nessuna giustificazione per la signora omicida, molta “attenzione” per il 31enne aspirante stragista. Non vi sembra che questo ci faccia riflettere un po’?». Certo, tuttavia la nostra riflessione porta a esiti diversi. Innanzitutto nel caso della Dal Pino c’è stato un morto, in quello di Modena no, benché è tragico il bilancio dei feriti e dei danni permanenti subìti da alcuni di loro. Inoltre, per la signora Dal Pino la perizia del giudice ha stabilito che «soffre di pluripatologie che però non hanno una rilevanza tale da poter incidere sulla capacità di intendere e di volere che deve ritenersi conservata». Dunque da parte della Corte di Assise di Lucca è stata mostrata “attenzione” verso lo stato psichico dell’imputata. Mentre per El Koudri occorre ancora attendere: la gip del tribunale di Modena ha accolto la richiesta della Procura per disporre, con le forme dell'incidente probatorio, una perizia psichiatrica. Gli incarichi verranno conferiti proprio l’11 giugno. Dunque, fare paragoni azzardati adesso pare esercizio inutile. Ci troviamo dinanzi a due processi incomparabili e affiancarli su una testata nazionale rischia di dare autorevolezza e legittimazione alle polemiche scoppiate già da giorni a causa del Tribunale dei Social, in servizio permanente effettivo, dove in pratica la signora Dal Pino è rappresentata come l’eroina che ha tolto di mezzo il ladro straniero e non merita di essere punita a differenza dell’italiano di origine marocchine che dovrebbe essere messo al rogo sulla piazza modenese.  Il risultato è: analfabetismo giuridico con contorno di giustizialismo e aggiunta di odio razziale. Ma leggiamoli alcuni di questi commenti: «Se non le rubava la borsa era vivo! Sono i rischi dei ladri», «A parti invertite era già libero...per quello di Modena stanno tentando di farlo passare matto per non farlo restare in galera», «Ma scherziamo? Le va data una medaglia per il sangue freddo e per aversi saputo difendere», «Ergastolo? merita un premio», «Vergogna. A Modena era un “Disgraziato con problema psichico”, invece noi poveri umani esasperati da tutti questi delinquenti (difesi dalla sinistra) ci prendiamo la pena più grande!!!! Complimenti Veramente. Bella la legge Italiana. Ma un po’ di coscienza sta gente se la mette allo specchio. Mi sa di no», «Peccato che sei italiana, se eri una risorsa ora eri già libera», «Chissà a quello di Modena quanti ergastoli daranno», «Invece a quello di Modena non faranno niente e continueranno a dire che è italiano» e non poteva mancare «Giudici magistrati tutti una manica di cialtroni incapaci» e «Dobbiamo ringraziare tutti quelli che hanno votato NO», ripetuto da molti. Insomma il ritornello è sempre lo stesso: prima viene attaccato l’avvocato di El Koudri come vi abbiamo raccontato nei giorni scorsi, ora i magistrati che agli occhi dei “giuristi” di Facebook hanno la colpa di applicare due giustizie diverse a seconda dell’etnia dell’imputato, perché inadeguati e sinistrorsi. In più si arriva a credere che se avesse vinto il Sì al referendum sulla separazione delle carriere i magistrati avrebbero agito diversamente: casomai avrebbero inquadrato come omicidio colposo la condotta della Dal Pino e avrebbero inflitto l’ergastolo all’assalitore di Modena senza neanche andare a giudizio. Questo a dimostrazione di quanto sbagliata sia stata la campagna della destra sul tema della riforma dell’ordinamento giudiziario, avendo lasciato credere che la vittoria avrebbe portato ad una magistratura più addomesticata nell’esercizio quotidiano delle proprie funzioni. E a dimostrazione di quanta cultura giuridica manchi all’opinione pubblica. Per fortuna che gli avvocati non rinunceranno mai a difendere gli indifendibili e che la magistratura cercherà di mantenersi sempre indipendente dal senso comune e a non deliberare a furor di popolo. 

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