Sempio nel tritacarne mediatico

 Valentina Stella Dubbio 1 maggio 2026

«È Sempio l’assassino di Chiara»: è il titolo che rimbalza un po’ dappertutto su stampa e social network da quarantotto ore. Da quando al nuovo indagato è stato recapitato l’invito a rendere interrogatorio il 6 maggio a Pavia. Per la Procura sarebbe stato solo lui ad uccidere la giovane Poggi. Cade nel capo di imputazione infatti la formula di «in concorso con altri ignoti o con Alberto Stasi». Chiara Poggi sarebbe stata uccisa per aver rifiutato un approccio sessuale. Sarebbe questo il movente del delitto di Garlasco in base alla nuova ricostruzione. I magistrati pavesi contestano l’aggravante della crudeltà «in considerazione dell'efferatezza dell'azione omicidiaria per il numero e l'entità delle ferite inferte alla vittima, di cui almeno 12 lesioni sul cranio e sul volto». Ma soprattutto quella «di aver commesso il fatto per motivi abietti». Motivi che secondo i pm sono «riconducibili all'odio per la vittima a seguito del rifiuto del suo approccio sessuale». Da qui il delitto. Andrea Sempio non riesce «a capacitarsi di questo movente sessuale» e ripete «ma se io non avevo rapporti con questa ragazza, rapporti nel senso sociale, non si capisce da dove deducano un movente sessuale», dato che lui, poi, «non la frequentava, non la vedeva spesso, anzi, quando lui andava in casa, Chiara Poggi era a lavorare». Così l'avvocata Angela Taccia ha riportato il pensiero del nuovo indagato che assiste insieme al legale Liborio Cataliotti che ha definito «fantasmagorico» il nuovo movente. L’indagine ancora non è stata chiusa e non c’è ancora una richiesta di rinvio a giudizio. Comunque, la stessa Procura sta per sollecitare alla Procura generale di Milano una richiesta di revisione del processo Stasi, condannato in via definitiva a 16 anni. Proprio Giada Bocellari, legale storico di Alberto Stasi, alla luce del nuovo capo di imputazione ha dichiarato: «Appena ci sarà la discovery, leggeremo tutti gli atti e presenteremo richiesta di revisione». Di diverso parere Gian Luigi Tizzoni e Francesco Compagna, legali della famiglia Poggi: «Valuteremo con la dovuta attenzione quando avremo modo di leggere  gli atti, ma dall'esterno si ha l'impressione che non sia stato trovato alcun elemento significativo nei confronti di Sempio e che il tentativo di scagionare Stasi, a tutt'oggi condannato con sentenza definitiva, continui a scontrarsi con le evidenze probatorie acquisite nel giudizio di rinvio in merito alla falsità del suo racconto, all'occultamento della bici nera da donna ed alla sostituzione dei pedali che furono rinvenuti dai RIS sulla bici bordeaux». In tutto questo, Andrea Sempio torna nel tritacarne mediatico e per molti è già spacciato anche se sembra che l’impianto accusatorio sia debole, che manchi la smoking gun. Se si dovesse andare a processo, sarà solo una battaglia di perizie. Una strada accidentata come lo è stata quella di Stasi, condannato dopo due prime assoluzioni. Ma intanto la reputazione e la vita di Sempio e della sua famiglia paiono segnate, a prescindere da quale sarà l’esito. Scriveva il 5 maggio 1987 Leonardo Sciascia su El Pais: «Quando l’opinione pubblica appare divisa su un qualche clamoroso caso giudiziario – divisa in innocentisti e colpevolisti – in effetti la divisione non avviene sulla conoscenza degli elementi processuali a carico dell’imputato o a suo favore, ma per impressioni di simpatia o antipatia. Come uno scommettere su una partita di calcio o su una corsa di cavalli. Tortora in questo è un caso esemplare». Ecco, la drammatica vicenda Tortora e quel tifo da stadio sembra non averci insegnato nulla. Nel 2007, quando avvenne il delitto di Garlasco, tutti ricorderemo come anche Alberto Stasi fu subito lombrosianamente condannato dalla stampa, come rammentò lo scrittore Alessandro Piperno sul Corsera: «Mi chiedo se Alberto Stasi, frattanto, abbia fatto il callo alle sue mille foto apparse in questi due anni sui giornali. Nel qual caso a quest’ora saprà che non c’è centimetro quadrato del suo corpo né impercettibile dettaglio del suo contegno che non parli di colpevolezza: l’incarnato diafano, la sobrietà dei lineamenti, la sfuggente pudicizia, tutto lo rende l’interprete ideale del ruolo di Stavrogin in una eventuale trasposizione cinematografica de I demoni di Dostoevskij». E non quello a cui stiamo assistendo nuovamente adesso contro Andrea Sempio? Il circo mediatico/giudiziario - pubblici ministeri, carabinieri, giornalisti, avvocati, tribunale del popolo- è in servizio permanente effettivo, non riposa mai. Tutto quello che lo riguarda è sospetto. Purtroppo la mancanza di strumenti minimi giuridici per fronteggiare adeguatamente vicende complesse come quella di Garlasco viene colmata da un voyeurismo morboso verso aspetti non rilevanti o letti in maniera sbagliata. Soprattutto con le lenti dell’accusa, perché al momento circola solo quella versione. Aveva ragione il professore avvocato Vittorio Manes a sostenere qualche mese sempre su questa vicenda: «Qui mi pare che siamo al cospetto di una ‘ennesima stagione di una serie crime di successo’, come ha scritto Massimo Gramellini sul Corriere della sera, costruita su presunti colpi di scena investigativi che finiscono per essere presentati dalla narrazione mediatica come nuove verità, anche se sono tutti da verificare, nella loro densità probatoria.  Sono niente più che pseudo-verità, peraltro poco rispettose della famiglia della vittima e dei vecchi e nuovi protagonisti, uno dei quali, peraltro, ha subito una condanna gravosissima». Questo pensiero vale allora come oggi. Non ci siamo spostati di un millimetro, non siamo andati per nulla avanti dalla crocifissione mediatica che afflisse l’innocente Tortora. E se alla fine avessimo due innocenti e nessun colpevole per la tragica e prematura morte di Chiara Poggi, chi pagherà per tutto questo? 

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