L'identità Anm

 Valentina Stella Dubbio 24 aprile 2026


Qualche settimana fa Acli, Anpi, Arci, Libera e Pax Christi hanno firmato un appello, forti della vittoria al referendum costituzionale sulla separazione delle carriere, per sottolineare che la democrazia «non si esaurisce nel voto, ma vive nella partecipazione quotidiana, nella giustizia sociale, nella difesa e nell’attuazione della Costituzione». «Non possiamo separare – hanno scritto - la questione della giustizia da quella della giustizia sociale». Da qui un presidio permanente sui diritti e un invito alle forze politiche ad un confronto. Insomma, un campo larghissimo in vista delle elezioni del 2027 di cui la sinistra non potrà non tenere conto per contrastare la coalizione di centrodestra. Ma del rapporto con la società civile e di cosa fare del patrimonio di fiducia riacquisito in questi mesi dovrà discuterne anche l’Anm anche perché, da quanto appreso, alcuni comitati civici vorrebbero aprire le porte anche alle toghe. Il 16 maggio i magistrati si ritroveranno a Roma per un’assemblea durante la quale, oltre ad assistere ad una passerella di alcuni tra i prossimi candidati al Csm, si farà il punto su quale nuova identità si vorrà acquisire. E già in alcune chat sta emergendo la questione, ossia se continuare a mantenere un ponte con i comitati civici, se farne parte come singoli magistrati, se diventarne promotori. Ad esempio, proprio ieri, si è costituita la “Camera forense per la Costituzione”, associazione di avvocati, presieduta da Franco Moretti, e nata dallo scioglimento degli avvocati per il No. Obiettivo è quello di intraprendere appunto un dialogo costruttivo con la magistratura, con le istituzioni, le rappresentanze dell'avvocatura e dell'associazionismo forense, «nell'interesse delle persone e della tutela dei loro diritti fondamentali a servizio dei quali opera la giurisdizione, della quale fanno parte sia la magistratura sia l'avvocatura». Ma la magistratura cosa farà? Darà il via ad un processo osmotico o si terrà separata? Da quanto appreso l’idea prevalente è quella di tenere distinte le due cose, non certo per mancanza di condivisione dello spirito e delle idee sottostanti, quanto per schivare la inevitabile accusa di politicizzazione, dopo che già l’Anm si è fatta soggetto politico in vista del 22 e 23 marzo. L’obiettivo invece è quello di rafforzare il ruolo di Anm. Da Magistratura Indipendente bocche ufficialmente cucite ma qualcuno ci fa sapere «che ormai quella esperienza referendaria è conclusa, nessuna commistione con soggetti altri dalla magistratura». Invece secondo Giovanni Zaccaro, Segretario di AreaDg, «la esperienza referendaria ha mobilitato la coscienza civica. Il NO ha vinto grazie ad una campagna dal basso di avvocati, professori, cittadini. È un patrimonio da non disperdere perché serve sempre confrontarsi fra e con i cittadini sui temi dei diritti, della Costituzione, delle garanzie. Per questo vedo con favore la strutturazione di questa esperienza in associazioni o federazioni di associazioni che vadano oltre alla esperienza referendaria». Tuttavia, precisa Zaccaro, «i magistrati hanno già le loro associazioni. C'è la Anm che è la casa di tutti i magistrati e ne raccoglie la ricchezza e pluralità di idee. Ci sono le singole correnti, finora vituperate. Ed invece vanno rilanciate. AreaDG ha proprio l'ambizione di dialogare e riflettere con i cittadini, e magari proprio con queste nuove associazioni che stanno sorgendo, sui veri problemi della giustizia e sui temi della effettività dei diritti». Anche Stefano Celli, membro di Magistratura Democratica e vice Segretario dell’Anm, ci dice: «La democrazia è fatta di partecipazione e se questa dopo il referendum prosegue e si stabilizza è un bene per tutti.  Anche fra i magistrati la partecipazione è aumentata e anche la voglia di dialogo e confronto con i cittadini.  Il confronto con il punto di vista esterna è nel Dna del mio gruppo. Non penso proprio cambieremo ora, con reciproco riconoscimento di autonomia rispetto ai comitati e a tutte le formazioni interessate al dialogo, prima fra tutte la Camera Forense per la Costituzione, appena costituita». Pure per Marcello De Chiara, vice presidente dell’Anm in quota Unicost, «l’esito dell’esperienza referendaria ha dimostrato ancora una volta l’intatta vitalità di Anm e la sua capacità di porsi come luogo privilegiato di elaborazione e confronto delle diverse sensibilità dei magistrati; ferma restando la libertà dei singoli magistrati di aderire a nuove forme di aggregazione, oggi però è arrivato il momento di riaffermare il ruolo centrale di Anm nel dibattito sulla giustizia e libertà civili, avviando al tempo stesso una comune riflessione su come proseguire l’esperienza di dialogo con la società civile, già virtuosamente sperimentata nel corso della recente campagna». Più propenso a esplorare scenari inediti è Francesco Maria Vicino, tra i promotori del gruppo di magistrati “Facciamo presto”. «All’assemblea del 16 maggio ci piacerebbe confrontarci su come superare l’endogamia associativa in cui è ripiegata l'Anm», spiega. «L’obiettivo è rafforzarne ruolo e credibilità, sia verso gli iscritti che nei confronti della società civile e delle istituzioni. Non dobbiamo avere paura: è arrivato il momento di una “gentile rivoluzione interna”».

Secondo Vicino, il sindacato delle toghe deve farsi promotore di spazi stabili di confronto con i nuovi corpi intermedi apartitici che stanno nascendo sul territorio — citando, tra i vari, l'associazione in via di costituzione a Napoli. «Serve il coraggio di ripensare i meccanismi decisionali e rivedere alcune articolazioni interne, come ad esempio le Commissioni permanenti di studio, aprendole al mondo dell’accademia e dell’avvocatura», ha proseguito. «Contrariamente a quanto si possa temere, aprirsi all'esterno non indebolisce l'Associazione: la rafforza. Andiamo avanti senza esitazioni». Insomma si preannuncia una assemblea frizzantina. 

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