Escort e calciatori: riecco la gogna

 Valentina Stella Dubbio 23 aprile 2026


Da un paio di giorni è partita la caccia alle identità dei calciatori coinvolti nell’inchiesta della Procura di Milano per associazione a delinquere, sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione. Diciamolo chiaramente: non hanno commesso alcun reato e non sono neanche indagati. Infatti l'acquisto di prestazioni sessuali in Italia non costituisce reato, così come la prostituzione esercitata da maggiorenni consenzienti, motivo per cui anche le escort non sono indagate. La legge punisce in realtà la gestione e lo sfruttamento del fenomeno, in pratica colui che ci guadagna, ma non il rapporto consensuale tra chi si prostituisce e i clienti. Eppure alcune testate giornalistiche stanno acchiappando link rilanciando titoloni del tipo «Da Tizio a Caio, la “nazionale” dello scandalo - Tutti i nomi dei calciatori (non indagati) finiti nella rete delle intercettazioni». La scelta dell’utilizzo di Tizio e Caio è ovviamente la nostra per non alimentare il circo mediatico intorno ai cosiddetti “utilizzatori finali” delle prestazioni sessuali a pagamento. Nell’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip e che ha portato agli arresti domiciliari quattro persone i loro nomi sono coperti da un tratto di pennarello perché non ritenuti utili ai fini del provvedimento. Idem nella richiesta del pubblico ministero, fatta eccezione per l’identità di un centrocampista. Eppure decine di nomi, forse una sessantina, sono comparsi sulla stampa. Come è stato possibile? A spiegarlo sono proprio coloro che li hanno diffusi: sono emersi nel decreto di perquisizione o meglio una traccia la si ritrova nell'elenco di parole chiave che nel provvedimento eseguito tre giorni fa viene indicato nei dettagli per sottoporre a analisi tecnica i dispositivi sequestrati agli indagati.  Si tratta di sessantacinque calciatori professionisti, di cinque club di Serie A e di un pilota di Formula Uno finiti nei cellulari degli indagati dell'inchiesta per una rete di festini ed escort organizzata fra Milano e Mikonos da una società di eventi di un Comune della provincia del capoluogo lombardo. Sono centinaia le “chiavi di ricerca” indicate dagli inquirenti nei decreti di perquisizione e che saranno utilizzate per estrarre le copie forensi dai dispositivi informatici degli indagati: «fattura, festino, hotel, brasiliana, greca, buste, escort, sesso, s……e, hype, pagamento in nero». La Procura di Milano valuterà nelle prossime settimane se sentire come testimonianze e persone informate sui fatti alcuni di loro che dovessero risultare aver avuto rapporti con le escort. Se la presunzione d’innocenza vale per gli indagati dell’inchiesta, non colpevoli fino a sentenza definitiva una maggiore tutela dovrebbe essere garantita ai terzi non indagati. E invece, in barba alle regole, questi principi vengono disattesi. Innanzitutto pubblicando letteralmente stralci dell’ordinanza di custodia cautelare, nonostante la norma entrata in vigore nel dicembre 2024 lo vieti. A ciò si aggiunge che nel nostro codice di procedura penale abbiamo un articolo, il 114, che non poteva essere scritto in maniera peggiore e ambigua. Da un lato il comma 2 recita che: «È vietata la pubblicazione, anche parziale, degli atti non più coperti dal segreto fino a che non siano concluse le indagini preliminari ovvero fino al termine dell'udienza preliminare». Mentre il comma 7 dello stesso articolo recita: «È sempre consentita la pubblicazione del contenuto di atti non coperti dal segreto». Inoltre il Ministro Carlo Nordio oltre un anno rispondendo ad una interrogazione del deputato di Forza Italia Enrico Costa aveva avvisato i magistrati dicendo che le richieste di ordinanza cautelare sarebbero passate al vaglio dell’Ispettorato generale del Ministero per verificare se contengano dati personali dei soggetti diversi dalle parti, ossia di coloro non coinvolti direttamente nell'inchiesta. Nel caso dell’inchiesta milanese sembra che sia tutto in regola. Ma rispetto alla lista dei calciatori è tutto ok? Al di là di questo l’importante è stimolare il voyeurismo e il moralismo di certi lettori servendogli su un piatto d’argento l’elenco degli “sporcaccioni”. E chi se ne importa se poi tra quei nomi ce n’è uno che in una intercettazione di una escort viene indicato come colui che l’avrebbe messa incinta durante un rapporto sessuale a pagamento? E se quel calciatore ha una fidanzata o una moglie che lo aspetta a casa? Chi ci dà il diritto di smascherare – per usare un eufemismo – la sua vita privata in questo modo? E ci chiediamo ancora: era necessario rendere note anche le identità delle escort le quali, ribadiamo, sono anche loro non indagate? E forse sulle quali più degli altri si potrebbe posare uno stigma addosso? 


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