Intervista a Giovanni Zaccaro

 Angela Stella Unità 4 aprile 2026

“Due ennesime tragedie si sono consumate nel mare. Una nell'Egeo, l'altra sulle nostre coste, al largo di Lampedusa. Diciannove i cadaveri restituiti dal mare, a Lampedusa, cinquantotto i superstiti”. A riassumere il bilancio di queste ore è il coordinamento nazionale di Area democratica per la giustizia, presieduto da Graziella Viscomi insieme al Segretario Giovanni Zaccaro, con cui approfondiamo il tema.

Zaccaro, perché una corrente dell'Anm sente il bisogno di chiedere una riflessione sui migranti morti in mare?

Li chiamano clandestini ma sono migranti, sono esseri umani con una storia, un'identità, tante speranze. Sentiamo l'esigenza di una seria riflessione sulle politiche migratorie e sulla legislazione sul soccorso in mare. Oggi la via Crucis cammina sul mare, mentre la dignità affonda fra le sue onde.

Sì ma perché un gruppo di magistrati interviene su un tema politico?

Nella propaganda politica le correnti dei magistrati sono descritte come centri di potere che vogliono condizionare le scelte del CSM. Il tema del governo autonomo della magistratura è importante ma a noi sembra asfittico.   Area democratica per la giustizia è un gruppo di magistrati che ragiona in pubblico sui temi dei diritti, delle garanzie, delle libertà. Anzi speriamo che su questi temi, come su quelli del carcere, del diritto penale minimo, della tutela delle persone fragili, del lavoro sicuro e dignitoso, dei nuovi diritti ci sia un dibattito insieme all'avvocatura ed all'accademia più attente.

Qual è il problema delle attuali politiche migratorie?

Le migrazioni di massa sono descritte come problemi da affrontare e risolvere con politiche di respingimento. Ci dobbiamo convincere che sono fenomeni strutturali, dovuti ai cambiamenti climatici, ai conflitti, alla povertà che affliggono grandi territori del mondo. Ci sono essere umani disperati che fuggono dalla fame e dalla povertà. È illusorio pensare di fermarli alzando muri e barriere, serve solo a consegnarli ai trafficanti che trovano sempre il modo di eludere i blocchi.

Nella piena separazione dei poteri, posso chiedere a lei magistrato che modifiche bisognerebbe attuare?

Non abbiamo risposte pronte. Abbiamo chiesto una riflessione pubblica sui naufragi in mare. Non vorremmo che ci si abituasse a tragedie come queste che in effetti scompaiono dalle prime pagine dei giornali tutti presi da gossip e retroscena politici.

Anni fa l'Italia si indignò per la tragedia di Lampedusa e varò “Mare Nostrum” una grande operazione di soccorso in mare che attirò i complimenti di tutto il mondo.

Rispondo con i versi di Virgilio: “Ci negano il rifugio della sabbia; dichiarano guerra e ci vietano di fermarci sulla terra più vicina. Se disprezzate il genere umano e le armi degli uomini, temete almeno gli Dei, memori del bene e del male”. Non si devono affrontare queste tragedie con le armi della propaganda e del populismo, né da una parte, né dall'altra. Ma insieme dobbiamo ricordarci che siamo tutti figli di una civiltà che fa dell'accoglienza un dovere.

Lei teme iniziative come quelle di Casa Pound sulla remigrazione?

In tutto il mondo, chi non sa risolvere i tanti problemi della complessità contemporanea, cerca capri espiatori nel diverso e nell'altro.  Penso che si debba difendere la libertà di espressione di chiunque ma anche tutelare la matrice democratica delle nostre istituzioni e della nostra Costituzione nate dalla Resistenza. Sono curioso di capire meglio perché sono stati sanzionati i parlamentari che hanno cercato di ricordarlo.

Per questa sua intervista teme di essere accusato dal sottosegretario Mantovano &Co di essere invadente e quindi di essere "ricondotto"?

Il sottosegretario Mantovano è un uomo delle istituzioni. Conosce bene il diritto di manifestare con continenza il proprio pensiero sui temi generali. Del resto, ha animato per anni un centro culturale impegnato attivamente anche oggi nel dibattito pubblico sui temi del fine vita, delle nuove famiglie, della procreazione, del diritto naturale. 

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