Dare i numeri sui migranti

 Angela Stella Unità 11 aprile 2026

“Abbiamo ereditato una situazione complicata, ma siamo riusciti a ridurre gli sbarchi del 37% rispetto al 2022” ha detto ieri il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, nel suo discorso in occasione del 174esimo anniversario della fondazione della polizia di Stato. Il responsabile del Viminale ha aggiunto: “E i numeri di questi primi tre mesi dell'anno ci confermano un'ulteriore diminuzione di più del 40% rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso. Siamo sulla strada giusta. Mi sono impegnato personalmente, tra l'altro recandomi in Paesi come Bangladesh, Pakistan e Costa d'Avorio, per instaurare proficue collaborazioni, tanto che ad oggi gli arrivano da quei Paesi sono più che dimezzati, se non crollati del tutto”. Ha poi concluso: “Anche sul fronte dei rimpatri i numeri parlano chiaro: nel 2025 oltre il 50% in più rispetto al 2022. E quest'anno cresciamo ancora del 20%. E confido che il nuovo quadro normativo europeo, che riconosce la bontà di soluzioni anticipate con coraggio da questo Governo, dia ancora più forza alle nostre scelte politiche”. Parole perfettamente in linea con quelle pronunciate dalla premier Giorgia Meloni nella sua informativa alla Camera due giorni fa: “Sull'immigrazione avevamo promesso un cambio di passo. E certamente il cambio di passo c'è stato”. Ma la situazione è così rosea come la si dipinge? Secondo l’Oim (Organizzazione Internazionale per le Migrazioni) nel Mediterraneo centrale, circa 722 persone hanno perso la vita per annegamento dall’inizio del 2026, oltre 426 in più rispetto allo stesso periodo del 2025. È il dato più alto per questo periodo dell’anno dal 2014. Il dato è ancora più allarmante se correlato al volume degli arrivi: il numero dei decessi è, infatti, più che raddoppiato rispetto alla leggera diminuzione degli arrivi. Insomma le rotte diventano più pericolose e mortali come sottolineato pure dall’Oim: “Nonostante il calo degli arrivi, il numero delle vittime continua a crescere. In Italia, nel 2026 si registrano circa 6.200 arrivi, contro i 9.400 nello stesso periodo del 2025” si leggeva in una nota del 7 aprile. Invero, secondo i dati del Viminale, nel 2025 sono sbarcati in Italia 66.296 migranti irregolari, solo 321 in meno rispetto al 2024.  Ma nel 2023, primo anno del governo di destra-centro, gli arrivi sono stati 157.651 con 2459 morti in mare, un aumento significativo rispetto al 2022, quando gli arrivi furono 105mila e i morti 1308. Per quanto concerne i rimpatri, invece, secondo i dati diffusi dal ministero dell’Interno, nel 2025 ce ne sono stati 6.097, a cui si aggiungono 675 rimpatri volontari assistiti, 5.414 nel 2024 e 4.751 nel 2023. “Una media di 5.420 rimpatri l’anno – ha dichiara il deputato del Movimento Cinque Stelle Alfonso Colucci - ovvero il 20 per cento in meno rispetto ai 6.549 rimpatri eseguiti con il governo Conte nel 2019, prima del Covid che bloccò i trasferimenti dei migranti”. Guardando a tutto il quadro ha concluso il parlamentare pentastellato: “Questi sono i numeri, il resto è solo propaganda”. Comunque pure secondo l’elaborazione dei dati di Eurostat, nel 2025 le persone rimpatriate dall’Italia sono state 4.780 su circa 21.295 ordini di uscita. Quindi di meno di quelle annunciate dal Ministro. In generale il nostro Paese punta quasi esclusivamente su rimpatri forzati. A scanso di equivoci, aveva sottolineato il sito Altreconomia, “è bene sottolineare che i dati comunicati dall’Ufficio statistico dell’Unione europea hanno sempre una discrepanza con quelli dichiarati dal Viminale. Nel 2024 per esempio era di circa mille persone”. Insomma una guerra di numeri su cui si gioca la nostra politica migratoria. L’Italia ora può contare su un nuovo regolamento europeo sui rimpatri per salvare l’approccio delle porte chiuse ai migranti. Al quale si aggiunge una nuova norma pensata dal governo: “La possibilità di attivare, in caso di conclamata necessità, un blocco navale temporaneo a largo delle nostre coste - ha ricordato pure la Meloni -. Un’altra proposta che portiamo avanti da tempo, che era nei nostri programmi e che abbiamo costruito con pazienza”. 

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