Giustizia a tre teste
Angela Stella Unità 10 aprile 2026
Una giustizia a tre teste quella post referendum. Il Ministro Carlo Nordio è silenziato e commissariato dal giorno successivo la sconfitta. Per lui parla il numero due di Via Arenula, Francesco Paolo Sisto, che proprio due giorni fa, in un incontro organizzato dal Dubbio, ha dichiarato: “Il dialogo mission impossible? No, Mission possible!”, avendo ai lati il presidente dell’Anm Giuseppe Tango e quello del Cnf, Francesco Greco. Invece ieri nella sua informativa alla Camera la premier Giorgia Meloni ha rialzato i toni: “La riforma della giustizia rimane una necessità. E non sono io a dirlo, ma diversi esponenti della magistratura e della politica, compresi quelli che dopo aver preconizzato ogni possibile catastrofe, a sostegno delle ragioni del No, il giorno successivo al voto hanno candidamente dichiarato che la giustizia ha bisogno di essere riformata. Che serve un cambio di passo, che la deriva correntizia è un problema, che lo strapotere di una parte della magistratura è un rischio reale”. Insomma, come dire a dire “abbiamo perso ma avevamo ragione noi”. Ma non si è fermata qui. Come espresso pure durante la conferenza di inizio anno, la premier ha rinnovato l'appello affinché tutti i poteri dello Stato facciano la loro parte per garantire il rispetto delle norme sui flussi migratori. “Spetta alla politica scrivere norme chiare ed efficaci, spetta alle forze dell'ordine - a cui va il nostro plauso e il nostro ringraziamento - verificarne le eventuali violazioni, e spetta in ultimo alla magistratura assicurarne l'effettiva applicazione. È questo che fa chi rispetta la separazione tra i poteri dello Stato scritta nella nostra Costituzione”. Il presidente Giuseppe Tango ha replicato all’Ansa: “I magistrati che intervengono sull'immigrazione lo fanno applicando le norme nazionali e sovranazionali, come ha confermato la Corte di giustizia europea. L'auspicio è che dopo l'esito del referendum si smetta di attaccare i magistrati che semplicemente fanno il proprio lavoro. Questo lo rivendichiamo con orgoglio, però è tempo di voltare pagina”. E infine: “Rispetto ai problemi della giustizia ribadiamo la nostra disponibilità a un confronto nel merito sui temi dell'efficienza, in modo tale da risolvere i problemi reali dei cittadini, primo fra tutti l'eccessiva lunghezza dei procedimenti come detto dal primo momento”. Al contrario l’Unione delle Camere Penali “accoglie con favore l’auspicio della Presidente del Consiglio che non venga abbandonato il cantiere della riforma della giustizia e l’invito a proseguire il confronto in uno spirito di collaborazione”. L’ampio dibattito referendario di questi mesi è servito, secondo i penalisti guidati da Francesco Petrelli “a mettere in piena luce una serie di problemi ordinamentali che riguardano il sistema giustizia e l’organizzazione della magistratura. Si tratta di criticità reali, che non possono oggi essere negate o semplicemente accantonate. Del resto, salvo rarissime eccezioni, anche chi ha sostenuto posizioni contrarie alla riforma ne ha riconosciuto l’esistenza. Consapevoli della storia del contenuto e del significato del percorso referendario appena concluso riteniamo tuttavia necessario aprire una fase nuova, orientata alla ricerca di soluzioni condivise, ragionevoli ed efficaci”. Tornando al discorso della Meloni, il vertice di palazzo Chigi ha poi sottolineato come sull'immigrazione ci sia stato un cambio di passo. “Abbiamo siglato accordi internazionali che prima non esistevano, abbiamo ridotto gli sbarchi, aumentato sensibilmente i rimpatri, rafforzato il controllo delle frontiere, combattuto i trafficanti di esseri umani e, soprattutto, abbiamo ridotto le morti nel Mediterraneo”. Immediata è stata la reazione di Open Arms che ha parlato tramite l’advocacy officer, Valentina Brinis: le parole della Meloni “sono un insulto alle persone che in questi primi mesi del 2026 hanno perso la vita, un insulto alle loro famiglie e un insulto al lavoro delle organizzazioni internazionali che in questi mesi hanno fatto un calcolo ben diverso rispetto a quelle che sono le vittime della rotta del Mediterraneo Centrale. Infatti, come testimoniano agenzie dell’Onu - come l’OIM - questi primi 4 mesi si sono dimostrati i più letali degli ultimi anni e fanno presagire un trend del 2026 in totale aumento rispetto al passato. Ci chiediamo su quali basi il Presidente del consiglio formuli delle dichiarazioni di questo tipo”. Ma guardiamo ai numeri. Nel 2024 erano stati 1566 i migranti morti per annegamento nel Mediterraneo, 1221 nel 2025. Sempre secondo l’Oim nel Mediterraneo centrale, circa 765 persone hanno perso la vita dall’inizio del 2026, oltre 460 in più rispetto allo stesso periodo del 2025, con un incremento superiore al 150%. È il dato più alto per questo periodo dell’anno dal 2014. Nel pomeriggio è arrivata anche la replica da parte dell’Anm.
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