Hannoun resterà in prigione?
Valentina Stella Dubbio 10 aprile 2026
Il collegio difensivo degli indagati nell’inchiesta della Procura di Genova per il presunto finanziamento ad Hamas ha espresso ieri «soddisfazione» per la decisione di due sere fa della quinta sezione della Cassazione di annullare con rinvio la decisione del tribunale del capoluogo ligure che aveva confermato gli arresti di Mohammad Hannoun, Ra’ed Dawoud, Yaser Elasaly e Ryad Albunstanji, dichiarando inammissibile nel contempo il ricorso della procura di Genova nei confronti di Raed El Salahat e Khalil Abu Deiah, già scarcerati dal Riesame. Lo hanno affermato in una nota gli avvocati Nicola Canestrini, Sandro Clementi, Fausto Gianelli, Elisa Marino, Gilberto Pagani, Pier Francesco Poli, Marina Prosperi, Nabil Ryah, Federico Riboldi, Dario Rossi, Flavio Rossi Albertini, Giuseppe Sambataro, Fabio Sommovigo, Emanuele Tambuscio, Gianluca Vitale e Samuele Zucchini. «In attesa delle motivazioni della Suprema Corte – hanno spiegato i legali - pare evidente che il tribunale dovrà riconsiderare le posizioni degli indagati per i quali era stato provato solo l’invio a Gaza di aiuti alimentari e di denaro destinato ad attività umanitarie di sostegno alla popolazione civile». Per i difensori inoltre «è importante anche che la Cassazione abbia dichiarato inammissibile il ricorso della procura della Repubblica di Genova diretto a fare entrare nel procedimento i documenti trasmessi dai servizi segreti israeliani e già esclusi dal Riesame». In particolare ha spiegato Nicola Canestrini: «In attesa delle motivazioni, ciò che oggi è certo è che la Corte di Cassazione ha ritenuto non potersi fondare la restrizione della libertà personale su materiali provenienti da apparati la cui affidabilità istituzionale è radicalmente compromessa: vertici destinatari di mandati di arresto della Corte Penale Internazionale per crimini commessi nel medesimo contesto operativo da cui quei materiali provengono, uno Stato sotto misure provvisorie della Corte Internazionale di Giustizia per rischio di genocidio, un sistema in cui chi ha tentato di investigare le accuse di torture contro prigionieri inermi è stato arrestato e il diritto internazionale viene dichiaratamente delegittimato salvo tentare di strumentalizzarlo ai fini militari. Materiali di questa provenienza non possono fondare provvedimenti di carcerazione: la Cassazione lo ha confermato, gli anticorpi dello Stato di diritto hanno retto contro il tentativo di trasformare le aule di giustizia in camera di compensazione dell’intelligence militare di uno Stato straniero in guerra». Il riferimento è al fatto che la maggior parte dell’impianto accusatorio sia di provenienza israeliana. Ha aggiunto all’Ansa Fabio Sommovigo, difensore insieme ai colleghi Dario Rossi ed Emanuele Tambuscio di Mohammad Hannoun: «Quel che è certo è che i giudici della Cassazione hanno ritenuto che il reato di 270 bis sotto forma di partecipazione con finanziamento di attività terroristiche non sta in piedi con gli argomenti che hanno utilizzato l'accusa e il tribunale del Riesame per motivarlo». In attesa delle motivazioni degli ermellini, il legale ha provato a ipotizzare cosa potrebbe non aver convinto la Cassazione, partendo proprio dal ricorso delle difese che contesta anzitutto «la sussistenza del reato di terrorismo, inteso come partecipazione al finanziamento di Hamas mediante l'invio di aiuti umanitari perché di questo parliamo visto che nelle carte dell'accusa non c'è nemmeno una traccia che possa far pensare a un contatto diretto per l'acquisto di armi». «Si tratta – ha proseguito il legale - delle stesse argomentazioni che nel 2018 avevano portato la Procura di Roma a chiedere l'archiviazione di una precedente inchiesta sull'associazione presieduta da Hannoun». Cosa succede ora? La Cassazione ha 30 giorni dalla decisione per depositare la motivazione scritta. Finché non lo fa, la decisione c'è ma non è ancora “operativa” nel senso pieno: non si sa il ragionamento vincolante, e soprattutto gli atti non possono ancora andare al giudice del rinvio. Hannoun quindi resta in carcere. Quando arriverà motivazione, gli atti verranno trasmessi al Tribunale del riesame che sarà vincolato dai principi fissati da piazza Cavour. Il Tribunale a quel punto ha 10 giorni per decidere di nuovo. Se non lo farà, la misura cautelare decade. Dopo la nuova decisione, il tribunale ha altri 30 giorni per depositare la motivazione. Se sfora, la misura non cade automaticamente, ma possono esserci conseguenze disciplinari o profili di illegittimità.
Commenti
Posta un commento