Intervista a Marco Patarnello

 Valentina Stella Dubbio 23 aprile 2026

In autunno si eleggeranno i nuovi componenti del Csm. Dopo le criticità emerse durante la campagna referendaria una parte della magistratura, forse minoritaria, sente l’esigenza di attenuare l’influenza dei gruppi associativi per restituire centralità al merito individuale. Secondo Marco Patarnello, esponente di Magistratura democratica, bisognerebbe ripensare la legge elettorale di Palazzo Bachelet: «La Costituzione ha previsto che la scelta debba avvenire mediante elezioni ed il referendum lo ha ribadito. L’elezione si fonda sul confronto fra le idee e fra le persone: è da qui che occorre partire per trovare il sistema elettorale più adeguato per il Csm, organo di garanzia e non di governo». Tuttavia, come ha sottolineato da queste pagine l’avvocato Alessandro Parrotta, un’analisi rigorosa induce a ritenere che tale obiettivo incontri dei limiti. Tredici giudici da eleggere per 26 distretti di Corte d’appello significa ottenere consenso anche nei distretti limitrofi. Su questo spiega Patarnello: «Lei parte già dalla strutturazione dei collegi elettorali, ma io farei un passo indietro. Le riflessioni dell’avv. Parrotta sono lucide: da un lato ricorda che l’associazionismo fra magistrati possiede una tradizione storica ed una dignità istituzionale che meritano considerazione, dall’altro sottolinea che nella scelta del sistema elettorale occorre confrontarsi con le peculiarità numeriche e geografiche del corpo elettorale». Parrotta «giustamente valorizza l’esigenza di rendere più trasparenti i processi interni ai gruppi associativi, evitando che la selezione dei candidati risponda a logiche di cooptazione, piuttosto che di competenza. Condivido interamente questa esigenza» dice Patarnello che aggiunge: «se la questione centrale non è l’esistenza delle correnti, ma la qualità della rappresentanza che esse sono in condizione di esprimere, allora la scelta del sistema elettorale deve orientarsi su questa priorità, favorendo la trasparenza e la vitalità di queste associazioni. In questa prospettiva un sistema proporzionale per liste concorrenti è senza dubbio lo strumento migliore possibile, sia pure con la consapevolezza che la vitalità, la trasparenza e la capacità rigenerativa di un corpo non possono essere affidate solo ad un buon sistema elettorale». Occorre che «il corpo elettorale sia effettivamente qualificato e vitale, ma mi pare che la magistratura si stia sforzando di dare dimostrazione di vitalità». Per non parlare del fatto che i cinque seggi destinati ai pm sono attribuiti in un collegio unico nazionale, azzerando la dimensione locale della rappresentanza e anche malignando che ogni corrente piazza uno dei suoi: «Lei torna sulla strutturazione dei collegi elettorali ed in effetti anche Parrotta parte dal presupposto che i collegi elettorali siano dati. Ma una nuova legge elettorale potrebbe anche ridisegnarli, cercando un diverso punto di equilibrio nella dimensione numerica e per categoria: la strutturazione dei collegi elettorali non ha copertura costituzionale. Tenendo presente che collegi molto grandi valorizzano l’importanza dei gruppi associativi, ma collegi troppo piccoli sono impraticabili o presentano i limiti e i problemi segnalati da Parrotta: occorre trovare un buon punto di equilibrio», replica Patarnello.  Una ultima questione riguarda chi non è iscritto ad una corrente. E sappiamo dai dati forniti dall’ex presidente dell’Anm Cesare Parodi che solo circa 2200 toghe sono iscritte ai gruppi associativi. Come può un magistrato senza una corrente a sostenerlo avere una chance con questo sistema o con quello proporzionale? Secondo Patarnello «come ha detto Parrotta, le peculiarità numeriche e geografiche della magistratura non consentono utilmente candidature esclusivamente individuali. Ma una lista non deve necessariamente corrispondere ad una corrente. Inoltre, la possibilità di esprimere preferenze restituisce all’elettore la possibilità di valorizzare le qualità personali del candidato, imponendo trasparenza e sottraendo ai vertici dei gruppi associativi il controllo del risultato elettorale». Il sistema proporzionale per liste concorrenti assicura due risultati importanti per Patarnello: «promuove la proliferazione di candidature, sia pure legate ad una lista, e consente la strutturazione delle liste sulla base delle dimensioni del collegio, favorendo l’ingresso di nuove aggregazioni associative ed un continuo ricambio in seno a quelle esistenti. In questo si risolve un buon meccanismo democratico». Ma se non dovesse cambiare la legge elettorale quali strumenti ha il Csm per puntare a maggiore trasparenza e merito? «In vista dell’assemblea nazionale dell’Anm del 16 maggio, un nutrito gruppo di magistrati ha già predisposto un buon documento come base di partenza delle cose da fare per cambiare. Personalmente, credo sia necessario contrastare il carrierismo intervenendo sui criteri di scelta dei dirigenti, ma anche garantire una professionalità elevata durante tutto il corso della carriera del magistrato». Come? «Sul primo temperando la discrezionalità del CSM attraverso criteri di scelta più stringenti e più rispettosi dell’esperienza degli aspiranti, come accade nella giustizia amministrativa. Sul secondo profilo, migliorando profondamente il meccanismo di acquisizione delle informazioni, coinvolgendo maggiormente gli avvocati», conclude Patarnello.

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