Tutti hanno compreso il senso del diritto di difesa tranne Lega e FdI

 Valentina Stella Dubbio 21 aprile 2026

«L'avvocato non può essere trasformato in un soggetto funzionale al raggiungimento di un obiettivo amministrativo dello Stato, né può vedere la propria attività condizionata da un incentivo economico legato al risultato»: in maniera cristallina l’avvocato e responsabile giustizia di Noi Moderati, Gaetano Scalise, ha sintetizzato il nocciolo della questione relativo all’emendamento al ddl di conversione del dl sicurezza presentato dalla maggioranza al Senato e volto a  garantire agli avvocati 615 euro se convincono il migrante ad accettare volontariamente la “remigrazione” nel proprio Paese di origine. La posizione del partito di Maurizio Lupi, che di fatto sconfessa la senatrice Mariastella Gelmini, una dei quattro firmatari di quell’emendamento insieme a Marco Lisei (Fdi), Mario Occhiuto (Fi), Daisy Pirovano (Lega), ha aperto una riflessione all’interno di tutto il centro destra. Ma a fare da spalla ci ha pensato solo Enrico Costa, neo presidente dei deputati di Forza Italia, che in una intervista a Repubblica di ieri ha dichiarato che occorre «affermare senza ambiguità l’attività del difensore per assicurare al cittadino l’effettività della tutela dei diritti e della garanzie costituzionali», garantendo «alla difesa il massimo dell’indipendenza». E anche qui ci si chiede perché allora Occhiuto abbia sottoscritto quella modifica a Palazzo Madama. Comunque, contro la curvatura del diritto di difesa e del ruolo dell’avvocato si sono compattate non solo tutte le sigle delle associazioni forensi insieme all’Anm ma anche i partiti di opposizione che hanno fortemente stigmatizzato questa previsione dai profili incostituzionali. «Il centrodestra è in stato confusionale, i partiti della maggioranza sono tutti occupati a risolvere i loro guai e beghe interne, mentre la linea al governo provano a dettarla Casapound e Vannacci» ha dichiarato ieri la segretaria del Pd, Elly Schlein, che ha proseguito: «Dopo la sonora sconfitta referendaria, incurante del voto degli italiani, il governo ci riprova sulla giustizia. Adesso tenta di rimetterci le mani per costringere gli avvocati a farsi esecutori della volontà politica, minando il principio costituzionale del diritto alla difesa. Va ricordato a Meloni che gli avvocati sono chiamati a difendere i diritti e gli interessi del proprio assistito, e non del governo di turno». La Vicepresidente M5S, Vittoria Baldino, ha osservato: «Non so quale sia la Costituzione vigente a Palazzo Chigi o nelle segreterie dei partiti che hanno scritto il dl sicurezza bis ma il diritto di difesa è costituzionalmente garantito e l'avvocato ne è l'interprete a tutela della parte. La norma sui rimpatri volontari trasforma l'avvocato da soggetto che esercita il diritto di difesa ad un funzionario del governo chiamato ad esercitare l'azione politica dettata dall'esecutivo. Questa è una stortura costituzionale». Pure per Riccardo Magi, deputato di +Europa, l’emendamento sarebbe «totalmente incostituzionale, contrario al principio del giusto processo e totalmente contrario persino al codice penale, che punisce il patrocinio infedele per chi svolge la professione legale». «Il governo arriva a chiedere agli avvocati di non difendere i migranti in cambio di soldi: è una norma che viola la nostra Costituzione, illiberale e autoritaria»: la dichiarazione di Angelo Bonelli, deputato di AVS. Oggi il provvedimento è atteso nell’Aula della Camera: discussione sulle linee generali, esame e votazione delle questioni pregiudiziali, voto di fiducia e approvazione finale molto probabilmente giovedì. Giusto in tempo per il 25 aprile, data oltre la quale sarebbe decaduto. Ma intanto ieri nelle commissioni congiunte Affari Costituzionali e Giustizia di Montecitorio il clima è stato molto acceso. Chiara Braga (Pd) e Luana Zanella (Avs) hanno scritto al presidente della Camera Lorenzo Fontana per denunciare il «tentativo da parte della maggioranza di indebolimento del procedimento legislativo che sempre più rischia di compromettere la capacità dell'Assemblea di deliberare in modo pienamente informato». L'esponente di Italia Viva Roberto Giachetti ha annunciato che il suo gruppo non avrebbe partecipato ai lavori: «Non riteniamo di poter essere complici di questo schifo. Non parteciperemo perché è la definitiva distruzione delle prerogative del parlamentare ma l'alibi di salvare la forma accettando le forzature fino alle due di notte sapendo che poi tagliate tutto e date il mandato al relatore non ve lo diamo». Avs con i capigruppo Filiberto Zaratti e Devis Dori aveva chiesto «una sospensione dei lavori per verificare con governo e presidente della Camera Fontana se ci siano le condizioni per proseguire l'esame del provvedimento e per evitare un conflitto istituzionale da scongiurare assolutamente» dopo spifferi giornalistici su irritazione del Colle rispetto all’articolo 30 bis. Alla richiesta si sono associati anche Pd e M5s. Il presidente della I Commissione Nazario Pagano (Fi) ha risposto: «non posso interrompere la seduta sulla scorta di indiscrezioni giornalistiche». E sulla compressione del dibattito ha concluso: «I tempi del decreto sicurezza alla Camera sono stati discussi durante la conferenza dei capigruppo, quindi tutti erano consapevoli della situazione».


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