Le proposte dell'Ucpi al Parlamento

 Valentina Stella Dubbio 29 aprile 2026


Come anticipato già ieri Francesco Petrelli, presidente dell’Unione Camere Penali, partendo dal presupposto che «l'esito negativo del referendum non può e non deve tradursi in una sospensione della riflessione e dell’azione legislativa in materia di giustizia», ha inviato una lettera ai capigruppo di Senato e Camera per «sottoporre alla Vostra attenzione alcune priorità riformatrici, già oggetto di iniziativa parlamentare e rimaste però prive di sviluppo, nonché ulteriori direttrici di intervento che appaiono imprescindibili e che devono auspicabilmente essere portate a compimento entro la fine della legislatura». Vediamo nel dettaglio: in primis riforma della prescrizione e norma sul sequestro di dispositivi e sistemi informatici o telematici. Questioni entrambe sollecitate anche nella lettera a Nordio e alla maggioranza scritta dai forzisti Enrico Costa e Stefania Craxi. Poi, l’associazione politica dei penalisti chiede ai partiti di muoversi anche su: disciplina del legittimo impedimento del difensore e alla ridefinizione dei termini di impugnazione. «Assegnato alla Commissione Giustizia della Camera nel giugno 2023 e mai effettivamente esaminato, esso mira a introdurre regole di garanzia fondamentali per l’effettività del diritto di difesa». Allo stesso tempo per l’Ucpi «deve essere sollecitata la ripresa dell’iter del disegno di legge A.S. 1217, concernente il rispetto dei principi di oralità e contraddittorio nel giudizio di appello. Nonostante una nuova assegnazione alla Commissione Giustizia del Senato nell’aprile 2025, il provvedimento non ha registrato avanzamenti significativi. Eppure, esso incide su uno dei nodi più delicati del processo penale, quello della effettiva dialettica tra accusa e difesa nella fase di gravame». Di «particolare rilievo» è altresì il disegno di legge A.C. 1434, in materia di misure di prevenzione patrimoniali, presentato nel novembre 2023 e mai esaminato. «Il sistema delle misure di prevenzione, per la sua incidenza profonda su diritti fondamentali, impone un ripensamento in chiave di garanzia», scrive sempre Petrelli. Accanto a questi interventi già incardinati, si ritiene «imprescindibile che il Parlamento avvii un’azione riformatrice più ampia su profili ordinamentali» che riguardi il Csm. Ad esempio: «intervenire sui criteri di conferimento degli incarichi direttivi e semidirettivi, valorizzando il parametro dell’anzianità e riducendo l’ambito di discrezionalità». In questa direzione si colloca anche «l’esigenza di dare piena attuazione al principio, sancito dall’articolo 107 della Costituzione, secondo cui i magistrati si distinguono soltanto per funzioni, attraverso la previsione di una rotazione effettiva e temporalmente limitata degli incarichi, con la previsione di un ritorno all’esercizio di funzioni ordinarie una volta cessate quelle direttive o semidirettive». E poi «affrontare con decisione il tema dei magistrati collocati fuori ruolo presso i ministeri, in particolare presso il Ministero della Giustizia». Nonostante tutto, «appare poi imprescindibile tornare sul tema della separazione delle carriere, da attuarsi per quanto possibile attraverso legge ordinaria, pur con gli inevitabili limiti che tale strumento impone». Infine «sarebbe auspicabile mettere mano al sistema disciplinare ed a quello della responsabilità civile». Vedremo la politica come reagirà alla sollecitazione. Intanto oggi alle 18 confermato l'incontro a via Arenula tra il ministro Nordio, il suo vice Sisto con Anm e Cnf. 


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