Il sì di Bongiorno al lodo Costa Craxi
Valentina Stella Dubbio 25 aprile 2026
La sconfitta referendaria sulla separazione delle carriere brucia ancora ma questo non vuol dire che le forze politiche che sorreggono il Governo non siano pronte a ripartire sul fronte giustizia. Ad alzare la palla ai compagni di squadra sono stati due giorni fa Enrico Costa e Stefania Craxi, presidenti rispettivamente dei deputati e dei senatori di Forza Italia. Lo hanno fatto chiedendo al Ministro Carlo Nordio e ai capigruppo di Fratelli d’Italia, Lega e Noi moderati «un incontro di maggioranza al fine di condividere percorsi e tematiche e dare così un impulso all’attività legislativa». Il messaggio degli azzurri è chiaro: piantare la bandiera della giustizia nella coalizione per rivendicare un certo protagonismo sul tema, anche in vista delle elezioni del 2027. Lo fanno mettendo sul tavolo la riforma della prescrizione e quella sulle garanzie durante il sequestro degli smartphone. Certo, da un punto di vista pratico non sarà facilissimo raggiungere questi obiettivi: dopo la vittoria del No, l’Esecutivo e soprattutto la premier Giorgia Meloni sarebbero pronti a pararsi dagli attacchi mediatici che verrebbero da certa stampa pronta ad additare la riforma sulla prescrizione come una “salva ladri” e quella sui sequestri dei dispositivi informatici come un tentativo di tagliare gli artigli ai pm? A prescindere dalla dose di realismo intorno all’effettività del programma da attuare, appare però certo che gli alleati non vogliano lasciare a Forza Italia alcun vantaggio sul terreno della giustizia. Lo si capisce chiaramente da quanto ci dice la senatrice Giulia Bongiorno, responsabile giustizia del Carroccio: «Per quello che riguarda le riforme, escludo di considerare il referendum una chiusura: anzi per me è un punto di partenza anche in considerazione dei dati registrati che hanno visto un enorme, direi una valanga, di consensi nonostante la materia sia estremamente complicata e nonostante la campagna referendaria sia stata bruttissima. Quindi, i temi del referendum non solo sono importanti, ma sono anche attualissimi e prioritari». La Bongiorno non entra nel dettaglio delle cose da fare ma ritiene «sicuramente condivisibile la necessità di fare immediatamente il punto per utilizzare al meglio il tempo che abbiano ancora a disposizione, che ormai non è tantissimo». Già martedì prossimo, annuncia, «in Commissione Giustizia del Senato, di cui sono presidente, chiederò a tutti i gruppi se c’è condivisione per andare avanti, per proseguire con le materie in sospeso e affrontare le varie questioni». Anche il Segretario di quella stessa commissione, Sergio Rastrelli di Fratelli d’Italia, ci consegna un confine all’interno del quale muoversi: «I temi della qualità e dell'efficienza della giurisdizione devono assolutamente rimanere al centro della agenda politica, e l'esito referendario non può e non deve cambiare il percorso riformatore intrapreso dal centrodestra, con grande convinzione, nel corso di questa legislatura. Abbiamo ora il dovere di agire anche se per via ordinaria, per realizzare, per quanto possibile, le dinamiche di un giusto processo e per valorizzare una giurisdizione responsabile» e bisogna farlo per Rastrelli «senza i condizionamenti di quella magistratura politicizzata che si è già mostrata indifferente ai doveri di sobrietà ed imparzialità, e senza più consentire interferenze od interdizioni nelle prerogative sovrane del Parlamento». Lo stesso Galeazzo Bignami, capogruppo di Fdi a Montecitorio, ci dice: «ci fa sempre piacere confrontarci con gli alleati. Sicuramente sono temi importanti» quelli sollevati da Forza Italia. Nella partita non manca neanche Noi Moderati il cui responsabile giustizia, l’avvocato Gaetano Scalise, ci spiega che il percorso riformatore non deve fermarsi a metà: «Aderiamo con convinzione a un percorso riformatore che riteniamo necessario e non più rinviabile, contribuendo con spirito leale e costruttivo. Gli interventi già avviati, dalla prescrizione al sequestro dei dispositivi informatici, rappresentano passi importanti, ma non sufficienti a colmare le criticità del sistema» in quanto, secondo l’ex presidente della Camera Penale di Roma, «serve uno sguardo più ampio e una visione organica, capace di tenere insieme efficienza e garanzie. In questo quadro, riteniamo imprescindibile aprire una riflessione anche su altri snodi rilevanti, come, ad esempio, i termini per l’impugnazione dei provvedimenti di prevenzione dinanzi alla Corte di Cassazione, che incidono direttamente sull’equilibrio tra esigenze di sicurezza e tutela dei diritti fondamentali». Insomma, a leggere queste dichiarazioni pare che la maggioranza non voglia tirare i remi in barca su questo versante. Senza dubbio, un aspetto che scotta troppo è quello che riguarda il Consiglio Superiore della Magistratura. In questi mesi di campagna referendaria sono emerse non poche criticità rispetto al governo autonomo delle toghe. La stessa premier Giorgia Meloni, dopo la sconfitta del 22 e 23 marzo, aveva comunque specificato come «la riforma della giustizia resta una necessità», in quanto «la deriva correntizia è un problema». Proprio ieri Marco Patarnello, membro di Magistratura democratica nel ‘parlamentino’ dell’Anm, in una intervista a questo giornale aveva auspicato una riforma della legge elettorale del Csm in chiave proporzionale proprio per mettere un freno al dirigismo nella scelta dei candidati e per ampliare il bacino da cui attingere per esprimere una preferenza. Lui, come altri insomma, seppur dalla posizione di vincitori, auspica un cambiamento. Ma da quanto appreso da fonti parlamentari non ci sarebbero margini per mettere mano a questo dossier, troppo scivoloso, divisivo e doloroso e su cui si dovrebbe lavorare anche in maniera repentina visto che le elezioni per il rinnovo di Palazzo Bachelet ci saranno in autunno.
Commenti
Posta un commento