Conversazione con Franco Moretti
Valentina Stella Dubbio 25 aprile 2026
Due giorni fa è nata la “Camera Forense per la Costituzione”, un’associazione di avvocati che costituisce la naturale prosecuzione del “Comitato Avvocati per il No” al referendum sulla separazione delle carriere. Come ci spiega il suo presidente Franco Moretti «nasce dalla necessità di richiamare con fermezza al rispetto rigoroso dei principi della Costituzione, quale Carta fondamentale per la convivenza civile». La “Camera” vuole essere anche il luogo «in cui gli avvocati potranno ritrovarsi per riscoprire i principi e i valori di una avvocatura libera, competente e attenta ai valori costituzionali, e il luogo dove si potrà confrontarsi sui problemi reali della giustizia e del processo civile, penale e amministrativo», spiega ancora Moretti. Gli chiediamo se vi possano aderire anche avvocati che durante la campagna referendaria hanno sostenuto il Sì: «Non c'è sicuramente una patente che viene richiesta rispetto al voto referendario, la Camera è aperta a tutti gli avvocati che condividono il nostro spirito». I magistrati non possono essere soci della “Camera” ma solo membri del Comitato scientifico, insieme ad altri accademici e avvocati. È arrivata però una nota dell’Anm che ha augurato «buon lavoro» alla nuova realtà forense auspicando di «poter dialogare in modo proficuo nel comune interesse di magistratura e avvocatura». Questo placet ha scatenato su Facebook critiche molto aspre da parte di diversi avvocati. Già i rapporti tra i legali erano tesi trovandosi su due fronti opposti durante i mesi di campagna, a ciò si aggiunge la consacrazione del “sindacato” delle toghe. Per non parlare del fatto che qualche giorno fa il Segretario dell’Anm Rocco Maruotti, in merito al famoso emendamento che ha introdotto il premio per gli avvocati che riuscirebbero a convincere il migrante a tornare nel suo Paese, aveva pubblicato il comunicato Anm affiancato a quello degli avvocati per il No, entrambi contrari alla norma. Una liaison che in molti hanno stigmatizzato: «Facebook è una delle piattaforme – dice Moretti – meno adatte ad una riflessione approfondita, credo che molte persone sui social in generale e su Facebook in particolare, sappiano dare il peggio di sé. Ma non avendo io un profilo le chiedo di dirmi cosa hanno detto». E allora leggiamo alcuni dei commenti apparsi: «La “Camera Forense” benedetta dall'Anm è una novità - Fa quasi paura questo comunicato dell'ANM - Ma poi il nome scelto, “Camera Forense per la Costituzione”, che vuol dire? Come se potesse esistere una qualsiasi organizzazione forense che non abbia nella Costituzione il proprio riferimento centrale». La voce di Moretti trasuda sconforto e sconcerto: «Sono delle critiche penose. Denotano una totale indisponibilità al confronto con entità nuove, denotano un timore nei confronti del nuovo, denotano una autoreferenzialità impressionante, denotano una posizione pregiudiziale nei confronti della magistratura, che è considerata il male di questo Paese da Tangentopoli fino ad oggi». Per Moretti «o capiamo che la giurisdizione è fatta da magistrati e da avvocati e che tra i due soggetti non c'è un rapporto di inimicizia, ma uno di reciproco rispetto pur nella diversità delle posizioni, senza fare sconti reciproci, oppure non andremo da nessuna parte». Moretti poi si toglie qualche sassolino dalle scarpe e attacca qualche relatore intervenuto alla manifestazione dell’Ucpi a Piazza Santi Apostoli poco prima del voto del 22 e 23 marzo: «Quando da una piazza di Roma si accusano i magistrati di essere un partito politico e si urla agli avvocati per il No, da me rappresentati, che si stanno assumendo una responsabilità vergognosa e che è vergognoso che non se ne rendano conto, io credo che di vergognoso ci sia solamente questo tipo di linguaggio e questo modo di concepire la diversità di opinioni». Si chiedono però in molti quale sia il confine tra il confronto con la magistratura e il “collaborazionismo”: «L'onestà intellettuale che dobbiamo avere tutti, noi e anche coloro che muovono queste critiche», replica Moretti. Un’altra voce che circola da un po’ è che tutto questo attivismo accanto alla magistratura condurrà poi ad una candidatura per un posto tra i laici del nuovo Consiglio Superiore della Magistratura: «È la prima volta che sento una cosa del genere» ci dice Moretti. Gli chiediamo se è pronto dunque a smentire quella velleità: «certo che smentisco. Chi pensa che sia solo una manovra la mia è davvero un mentecatto», chiude Moretti.
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