Prove di dialogo a Via Arenula
Valentina Stella Dubbio 1 maggio 2026
Dopo la bufera referendaria ma nel pieno di quella del caso Minetti governo, avvocatura e magistratura provano a riannodare i fili del dialogo sulla giustizia. Tutti sono consapevoli che questo ultimo anno di legislatura non sarà quello delle grandi riforme bensì quello di interventi chirurgici. Tuttavia due sere fa il Ministero della Giustizia ha ospitato Consiglio Nazionale Forense e Associazione Nazionale Magistrati per mettere a punto una lista di cose possibili da fare. L’incontro svoltosi in un «clima di cordialità» secondo un comunicato del dicastero ha visto il Guardasigilli Nordio ascoltare con attenzione le proposte arrivate da Francesco Greco e Giuseppe Tango. Presenti anche il vice ministro Sisto e i sottosegretari Ostellari e Balboni. Al posto di Giusi Bartolozzi il neo capo di gabinetto Antonio Mura. L’aspetto più importante venuto fuori dal meeting istituzionale è il rinvio quasi certo dell’entrata in vigore della norma sul gip collegiale fin quando gli organici non saranno effettivamente in grado di farvi fronte. Su tale aspetto il presidente Greco ha concordato sulla «indispensabilità del rinvio» sottolineando al contempo che «le garanzie sono irrinunciabili e non possono essere sacrificate per motivi organizzativi». Per questo ha proposto di «rimappare le piante organiche degli uffici giudiziari. Ci sono – ha spiegato Greco – uffici che hanno carichi di lavoro superiori rispetto ad altri meno oberati. Si potrebbe pensare ad una ridistribuzione delle risorse umane in base alle esigenze». Questione su cui il vertice dell’avvocatura istituzionale ha posto nuovamente molta attenzione è quella dell’oralità del dibattimento. «Vogliamo tornare a svolgere i processi nelle Aule» ha auspicato Greco e in particolare ha chiesto «il ripristino del principio di oralità nel processo penale e l’abrogazione della trattazione scritta come forma ordinaria nel processo civile». Un aspetto su cui il Ministro Nordio aveva già preso un impegno al Congresso del Cnf lo scorso anno a Torino. Altro tema affrontato è stato quello dei giudici di pace. Com’è noto il 30 giugno 2026 è prevista l'entrata in vigore delle “nuove” competenze. Alla estensione di competenze tuttavia corrisponde una carenza di organico, sia di giudici che di personale amministrativo, e di infrastrutture che a parere del Cnf dovrebbe far meditare su una proroga dell’entrata in vigore. Sul tema si è registrata un’apertura al confronto da parte di via Arenula. Durante l’incontro di circa due ore Greco poi ha chiesto una semplificazione del processo di esecuzione. Infine un focus sulle carceri e sulla necessità di ampliare le misure alternative all’esecuzione penale dietro le sbarre. Al termine dell’incontro la Giunta Anm ha dichiarato di aver esposto «quelle che per noi sono le emergenze del settore giustizia. A partire dal necessario rinvio del gip collegiale e dalla stabilizzazione dell’Ufficio per il processo. Abbiamo apprezzato alcune disponibilità e il rinnovato clima di dialogo, ma restano le nostre preoccupazioni per il futuro dell’Ufficio per il processo - elemento necessario per garantire l’efficienza del sistema giustizia - su cui confidiamo di ricevere presto rassicurazioni puntuali». Quello di cui non si sarebbe parlato è la riforma del processo penale in chiave più garantista elaborata proprio dalla Commissione ministeriale presieduta da Mura. Prossimo passo? Tutti si rincontreranno dopo aver stilato delle proposte concrete rispetto alle direttrici segnate. Ma non manca la polemica. L’Unione delle Camere Penali ieri ha diramato una nota per polemizzare contro Tango: «L’esordio del presidente dell’ANM, che dopo l’incontro con il Guardasigilli afferma che si è tornati “finalmente a trattare dei problemi veri che affliggono la giustizia”, appare come la dichiarazione del vincitore dello scontro referendario che archivia con sufficienza il programma di riforme dei partiti di maggioranza, liquidandolo come irrilevante. Non è solo una caduta di stile, è la pretesa di disegnare il perimetro del dibattito sulla giustizia dopo averlo occupato come soggetto politico nella campagna referendaria». La Giunta guidata da Francesco Petrelli ha registrato un «assoluto silenzio sui problemi dell’ordinamento giudiziario emersi nel dibattito pubblico durante la campagna referendaria. La scarsa incisività della responsabilità disciplinare e la conclamata ineffettività delle valutazioni di professionalità dei magistrati. Per non parlare delle dinamiche che governano l’attribuzione degli incarichi direttivi e semidirettivi, che continuano a mostrare con tutta evidenza profonde criticità». Su questo aspetto, tuttavia, manca propria la volontà di governo e maggioranza politica di agire, come abbiamo potuto appurare in queste settimane quando abbiamo sottoposto al legislatore, ad esempio, la necessità di rivedere la legge elettorale del Csm che avrebbe il placet ad esempio della corrente dell’Anm di Magistratura democratica.
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