Obbligo pubblicazione assoluzioni: la pdl in aula l'11 maggio

 Valentina Stella Dubbio 30 aprile 2026

Avvocatura, magistratura e ministero della Giustizia provano a tracciare una prima vera road map sugli interventi possibili, e urgenti, nell’ultimo scorcio di legislatura. È il senso del primo vertice a tre celebrato ieri sera a via Arenula, con il guardasigilli Carlo Nordio e il suo vice Francesco Paolo Sisto che hanno ascoltato priorità e richieste di Francesco Greco, presidente del Cnf, e Giuseppe Tango, al vertice dell’Anm. Ma il confronto (iniziato alle 18:30 e non ancora concluso al momento di mandare in stampa quest’edizione del giornale, ndr) non può certo aprire una stagione di grandi riforme: si punta ad alcuni interventi mirati, dal recupero dell’oralità nel processo, innanzitutto civile, sollecitato dall’istituzione forense, alle stabilizzazioni degli addetti all’Ufficio per il processo rimasti senza una prospettiva e alla rimodulazione della norma sul gip collegiale su cui resta in guardia il sindacato delle toghe. Intanto però ieri al Senato, come vi diamo conto in un altro articolo sul giornale di oggi, l’ufficio di presidenza della commissione giustizia ha deciso di riprendere l’iter della riforma della prescrizione, bloccato da due anni. «Forza Italia ha chiesto di andare avanti con la prescrizione e il Governo ha fatto presente che bisogna però mantenere degli impegni per il Pnrr, quindi fino a ottobre non si può chiudere il provvedimento», ci ha spiegato la presidente della commissione Giustizia Giulia Bongiorno. Il testo, a firma del deputato forzista Pietro Pittalis, è già stato approvato dalla Camera e rientra tra quelli su cui Forza Italia ha chiesto agli alleati un nuovo sprint, proprio con una lettera a firma dei capigruppo Stefania Craxi e Enrico Costa la scorsa settimana. Sempre Enrico Costa ieri ha portato a casa un altro risultato. Infatti la commissione giustizia questa volta della Camera ha dato il via libera alla proposta di legge che porta appunto la firma di Costa sull'obbligo di dar conto sulla stampa delle sentenze di assoluzione o proscioglimento. «Su richiesta della persona nei cui confronti sono stati pronunciati sentenza di assoluzione, proscioglimento, non luogo a procedere, ovvero provvedimento di archiviazione, il direttore o il responsabile della testata giornalistica, radiofonica, televisiva o online che ha dato notizia dell'avvio del relativo procedimento penale o di atti o provvedimenti relativi al medesimo procedimento è tenuto a dare pubblicità alla notizia, senza oneri per l'interessato dei provvedimenti favorevoli a quest'ultimo con rilievo adeguato allo spazio riservato al già relativo procedimento penale», si legge nella norma approvata in prima battuta. L’interessato, in caso di mancato adempimento da parte del direttore o responsabile della testata giornalistica, radiofonica, televisiva o online può rivolgere una segnalazione al Garante per la protezione dei dati personali.  Rispetto alla prima formulazione è scomparsa l’affermazione «è tenuto a dare immediata pubblicità». Espunte dal testo anche le sanzioni fino a 10 milioni di euro in caso di mancato riscontro alla richiesta, ipotizzate nella proposta congiunta a firma della deputata della Lega Simonetta Matone. Insomma più una norma di principio che precettiva.  Ora si attende il mandato al relatore per arrivare in Aula nella seconda settimana di maggio. «Uno Stato liberale che chiama una persona a rispondere di un reato deve garantire che questa persona, ove dopo anni risultare innocente, sia la stessa persona come immagine, credibilità, reputazione: e l'obbligo di pubblicazione delle sentenze di assoluzione con uno spazio adeguato a quello riservato alle notizie delle indagini va in questa direzione. Una norma di civiltà che oggi è stata approvata in commissione Giustizia alla Camera e dall'11 maggio passerà all'esame dell'Aula» ha dichiarato in una nota Enrico Costa che ha concluso: «A fronte di pagine e pagine dedicate alle inchieste giudiziarie, alle indagini, ai provvedimenti cautelari, lo spazio riservato alle notizie delle assoluzioni è se non nullo, molto spesso ridotto ai minimi termini. Eppure chi è stato indagato o imputato, e risulta innocente ha diritto di vedersi restituita la reputazione spesso compromessa da un processo mediatico amplificato». 

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