Obbligo pubblicazione assoluzioni: il sì della Camera

 Valentina Stella Dubbio 29 maggio 2026

Il giorno dopo l’approvazione della norma che introduce in Costituzione le vittime di reato, ieri la Camera ha approvato il provvedimento che obbliga la stampa a dare conto delle sentenze di assoluzione. Due facce della stessa medaglia – quella delle garanzie degli attori del processo – che passano a Montecitorio a due mesi dalla sconfitta referendaria.  La proposta di legge recante modifiche al codice in materia di protezione dei dati personali ha ottenuto 127 sì, tra cui quelli di Azione e ‘Futuro Nazionale Vannacci’, 82 gli astenuti, nessun contrario. In particolare viene aggiunto l’articolo 144-ter – “Pubblicità delle sentenze di assoluzione o proscioglimento. Segnalazioni al Garante” –  che prevede che «su richiesta della persona nei cui confronti sono stati pronunciati sentenza di assoluzione, di proscioglimento o di non luogo a procedere ovvero provvedimento di archiviazione, il direttore o il responsabile della testata giornalistica, radiofonica, televisiva o online che ha dato notizia del relativo procedimento penale o di atti o provvedimenti relativi al medesimo procedimento è tenuto a dare pubblicità, senza oneri per l’interessato, alla notizia dei provvedimenti favorevoli a quest’ultimo, con rilievo adeguato allo spazio già riservato al relativo procedimento penale». L’interessato, «in caso di mancato adempimento da parte del direttore o del responsabile della testata giornalistica, radiofonica, televisiva o online a quanto previsto dal comma 1, può rivolgere una segnalazione al Garante. Il Garante decide nei cinque giorni successivi e, all’esito di tale procedimento, può ordinare la pubblicazione della notizia dei provvedimenti favorevoli per l’indagato o l’imputato». Qualora il Garante non intervenisse, la persona potrà rivolgersi ad un giudice civile. Dunque dovranno essere pubblicate anche le sentenze di primo grado e non solo quelle irrevocabili, come inizialmente previsto. Inoltre, per un emendamento del Pd accolto in Commissione, il Garante della privacy non potrà sanzionare i media inadempienti. Il provvedimento passa ora all'esame del Senato. La norma porta la firma del capogruppo di Forza Italia alla Camera Enrico Costa: «È dovere dello Stato – ha detto l’azzurro – chiamare le persone a rispondere di fronte a fatti di reato, ma è anche suo dovere garantire che, se una persona esce innocente dall’ingranaggio giudiziario recuperi la stessa immagine, reputazione, credibilità che aveva prima dell'indagine». Il presidente dei deputati forzisti ha proseguito: «Applicare il marketing alla comunicazione giudiziaria è incivile, illiberale, arbitrario. Durante le indagini i riflettori si accendono; durante il dibattimento, quando si forma la prova e si pronuncia la sentenza, si spengono. Lo spirito della nostra proposta è fare in modo che all’opinione pubblica venga comunicato il procedimento penale nella sua interezza». Così la deputata leghista Simonetta Matone: «Ho iniziato il mio intervento alla Camera partendo dal bellissimo film di Marco Bellocchio del 1972, 'Sbatti il mostro in prima pagina', con un grandissimo Gian Maria Volonté. Da lì purtroppo la situazione è addirittura peggiorata. L'enfatizzazione di 'sbatti il mostro in prima pagina' è passata attraverso Tangentopoli, che è stata l'emblema di questa deriva». La deputata ha puntato il dito contro il ruolo dei media: «I giornalisti hanno una responsabilità enorme nella demonizzazione delle persone coinvolte nei procedimenti penali. C'è grandissima enfasi su arresti, misure cautelari e indagini, poi quando il soggetto viene assolto tutti se ne dimenticano. Questa legge colma quel vuoto». Roberto Giachetti di Italia Viva invece si è astenuto: «Se condividiamo del tutto il principio secondo cui la gogna non può mai sostituire il processo né il sospetto diventare una condanna sociale preventiva, la strada scelta dal governo per assicurare la pubblicità delle sentenze di assoluzione ci lascia perplessi». Per il parlamentare la criticità è nel «potere che il provvedimento attribuisce al Garante per la protezione dei dati personali» considerato «molto penetrante». Si chiede il deputato renziano: «Può un'autorità amministrativa entrare così nel merito delle scelte redazionali senza produrre inevitabili contenziosi o effetti distorsivi? Una forma indiretta di pressione sulle redazioni è concreta. L'unica certezza è che il problema sarebbe risolto alla radice se i tempi della giustizia fossero più rapidi». Per il Pd in Aula è intervenuto Federico Gianassi, pure astenuto: «di fronte a un principio ragionevole, non ci scagliamo contro ma chiediamo, pretendiamo dalla maggioranza che, se chiede al giornalismo di dare conto di tutte le notizie, sia anche disponibile a progredire sulla tutela dei giornalisti, in una fase storica nella quale anche nelle democrazie il ruolo del giornalismo libero e di inchiesta è messo continuamente sotto torchio». Sempre sul fronte giustizia, la legge che affiderebbe al gip il compito di autorizzare il sequestro e l’analisi del contenuto degli smartphone arriverà nell’Aula di Montecitorio a luglio. Sarà molto probabilmente uno dei temi all’ordine del giorno della riunione di maggioranza a Via Arenula del 3 giugno sull’agenda giustizia: bisognerà capire, tra l’altro, se Forza Italia sarà disposta ad accogliere l’emendamento della presidente della Commissione Antimafia Colosimo che andrebbe a creare una eccezione per i reati di mafia, come richiesto da Giovanni Melillo.  Fonti parlamentari poi fanno sapere che Fratelli d’Italia non avrebbe gradito lo stop secco di Nordio alla proposta di Costa sulla responsabilità civile dei magistrati. «Il capitolo ancora non è chiuso» fanno sapere. 

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