Magistratura indipendente, l’affondo di Nicotra: «Basta militanza, non siamo l’opposizione al governo»
Valentina Stella Dubbio online 9 maggio 2026
Tra gli interventi più applauditi all’assemblea in corso a Roma (a porte chiuse) di Magistratura Indipendente c’è stato quella della consigliera del Csm, Bernadette Nicotra. Il suo era tra gli interventi più attesi: al referendum sulla separazione delle carriere aveva votato Sì, proprio con una lettera al Dubbio aveva criticato la deriva di Mi, a suo dire troppo militante, intollerante al dissenso, eccessivamente verticistica.
Concetti ribaditi stamattina. “Il nostro futuro – ha esordito Nicotra - non potrà essere costruito senza ridefinire con chiarezza la nostra linea politica e il nostro programma, insomma una prospettiva”. Da dove ripartire? “Dall’esigenza di marcare” come negli anni ‘80 “una netta e inequivocabile distanza dalla visione spiccatamente politica propugnata da Magistratura democratica” sostiene la magistrata distaccata a Palazzo Bachelet.
Secondo la toga di Mi “un magistrato non può essere avulso dalla realtà o refrattario all'impegno sociale, non siamo monadi isolate dalla storia del nostro tempo, ma l'inclinazione culturale non deve mai farsi orientamento ideologico della decisione né tradursi in militanza. Il moderatismo istituzionale associativo si nutre del rispetto delle ragioni degli altri, dell’ascolto e non dell’ideologia”.
“Non si può prescindere dal ribadire con forza il rifiuto di ogni collateralismo tra magistratura e politica perché è sempre attuale e concreto il pericolo legato a derive verso opzioni politico-ideologiche”. E spiega perché Nicotra prendendo di mira le AreaDg, l’Anm e la sua estrema sintonia con la neonata Camera Forense di Franco Moretti.
“Non vi sarà sfuggito – ha detto Nicotra ai colleghi in platea – il comunicato di AREA del 25 marzo all’indomani del risultato referendario col quale si rivendica ‘con forza la necessità che l’ANM assuma un ruolo protagonista nel confronto pubblico mantenendo un dialogo continuo e incisivo con la società civile orientando la propria azione a difesa dell’assetto costituzionale’”. E “non sarà sfuggito neanche quanto si scrive nell’appello per l’indizione dell’assemblea straordinaria dell’Anm tra i vari punti: ‘coltivare e consolidare il rapporto con la società civile al fine di restituire alla cittadinanza consapevolezza e fiducia nell’azione dei magistrati’”.
Ma “più che una ricerca di fiducia mi sembra una ricerca di consenso che i magistrati non devono chiedere, il consenso lasciamolo alla politica. E ancora il plauso a mio avviso inopportuno e troppo enfatizzato alla Neo camera forense per la costituzione che nell'affollato panorama dell'associazionismo giudiziario fa una vera e propria dichiarazione d'intenti politica e civile sulla scia del comitato Avvocati per il No. Legittima e condivisibile la necessità di un dialogo tra avvocatura e magistratura ma senza che la magistratura si faccia trascinare nell’agone politico”.
Un tema, questo del ponte da far restare abbassato tra magistratura e società civile dopo la vittoria referendaria, affrontato proprio qualche giorno fa su questo giornale. Il 16 maggio i magistrati si ritroveranno infatti a Roma per un’assemblea durante la quale, oltre ad assistere ad una passerella di alcuni tra i prossimi candidati al Csm, si farà il punto su quale nuova identità si vorrà acquisire come Anm: continuare a mantenere un collegamento con i comitati civici, farne parte come singoli magistrati, diventarne promotori.
Da qui l’appello di Nicotra: “Abbiamo chiuso con la stagione referendaria, non trasformiamo i Comitati per il No (a cui molti di noi hanno convintamente aderito) in comitati permanenti di opposizione a questo o a quel governo di turno. C'è troppo movimentismo civico attorno all’ANM”.
Poi una riflessione di Nicotra su un passaggio forse passato troppo sotto silenzio di Andrea Orlando e Debora Serracchiani qualche giorno fa sul Sole 24 ore: “non sarà un caso se a riflettere su questo punto sono stati due esponenti del Pd la responsabile giustizia Debora Serracchiani e l'ex Guardasigilli Andrea Orlando. Quest’ultimo ha sempre avuto un buon rapporto con l’ANM e le sue correnti più di sinistra, ma per sua formazione personale ha anche ben chiara la necessità di distinguere col massimo rigore i partiti da ciò che i partiti non possono essere. Serracchiani ed Orlando nel loro intervento a doppia firma lanciano un messaggio abbastanza esplicito: sbaglierebbe la magistratura se vedesse nel risultato referendario un'automatica rilegittimazione del suo ruolo perché è altrettanto vero che vi è un clima di sfiducia crescente dell'opinione pubblica nei suoi confronti”.
E arrivando alla conclusione: “Se MI vuole giocare una partita tutta politica su posizioni contigue a quelle della sinistra giudiziaria e sideralmente lontane da quella linea moderata e liberale che costituiva la nostra cifra culturale e il nostro punto di equilibrio allora sarà inesorabilmente destinata a restare schiacciata dall’asse MD-Area -Unicost ormai forte dell’egemonia acquisita col risultato referendario”.
Ma Nicotra lascerà MI? Lei ha chiuso così il suo intervento: “Nel 2018 ho lasciato Unità per la Costituzione denunciando la totale sudditanza della neo Dirigenza di allora alla sinistra giudiziaria e non vorrei ritrovarmi a vivere un doloroso ma inevitabile deja-vu alla fine o quasi della mia carriera professionale”.
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