Dl sicurezza: si riapre la partita

 Angela Stella Unità 7 maggio 2026

Sembrava una partita chiusa. E invece no perché al Senato è iniziata la battaglia tra opposizioni e maggioranza sul decreto correttivo dell’ultimo decreto sicurezza. Piccolo passo indietro: il 24 aprile il presidente Mattarella ha “promulgato la legge di conversione del decreto-legge n. 23 e, successivamente, ha emanato il decreto-legge correttivo”, entrati in vigore contemporaneamente. Il decreto bis andava a sanare il gran pasticcio dai contorni di incostituzionalità del famoso emendamento “Lisei & Altri” che prevedeva la corresponsione di un emolumento di 615 euro, tramite il Cnf, per gli avvocati che assistevano con esito positivo i rimpatri volontari dei migranti. Il tutto era stato preceduto da interlocuzioni tra Palazzo Chigi e Quirinale e da una forte tensione tra i vari palazzi politici. Adesso si credeva, forse ingenuamente, che il disegno di legge di conversione da far passare entro il 23 giugno tra le due Aule venisse approvato senza problemi. Non sarà così perché nella commissione Affari Costituzionali di Palazzo Madama sono già venute fuori le prime scintille. Lo ha ammesso chiaramente ieri anche il nuovo presidente della Prima, Andrea De Priamo (FdI), subentrato a Balboni, divenuto del frattempo sottosegretario alla giustizia, dopo le dimissioni di Delmastro. “Uno dei temi più importanti e comunque centrali da affrontare politicamente è quello legato al tema dei rimpatri che sarà sicuramente, come dire, un esordio scoppiettante”, ha detto De Priamo. Ed infatti due sere fa il Partito democratico era tornato ad attaccare definendo “inaccettabile” l’ennesima “forzatura della destra”. In particolare i senatori del Pd in Commissione Affari costituzionali Andrea Giorgis, Dario Parrini, e Valeria Valente avevano dichiarato: “Come opposizioni abbiamo chiesto che il dl sicurezza potesse seguire il normale iter parlamentare e quindi essere esaminato con attenzione dopo aver svolto un ciclo di audizioni. Ci saremmo aspettati l'atteggiamento umile e responsabile di chi sa di aver fatto una grossa forzatura e cerca di porvi rimedio e invece ci siamo trovati di fronte ad un atteggiamento di ulteriore mancanza di rispetto delle regole e delle prassi parlamentari. Per questa maggioranza il Parlamento e le sue procedure sono solo fastidiosi orpelli. Le audizioni in presenza sono state negate, si potrà soltanto procedere al deposito di memorie. Tutto ciò è inaccettabile e rischia di produrre solo ulteriori incertezze normative”. Ha aggiunto ieri Ada Lopreiato, capogruppo del M5s nella commissione Giustizia: “Il nuovo decreto legge sui rimpatri volontari assistiti, che corregge il disastro provocato dall'emendamento Lisei al decreto sicurezza, non sgombra affatto il campo da confusione e incertezze applicative”. Cos’era successo infatti in Commissione? Il primo a fare richiesta di un ciclo di audizioni è il senatore del M5S Cataldi, a cui si associano il dem Giorgis, De Cristofaro di Avs e Musolino di Iv. A quel punto prende la parola il sottosegretario agli Interni, Wanda Ferro che ricorda: “Nel 2025, il numero dei rimpatri volontari assistiti è stato di circa 16 mila in Germania, 9 mila in Belgio, 2 mila in Spagna e solo 900 in Italia. Inoltre gli oneri finanziari connessi al decreto-legge in esame sono valutati in circa 281 mila euro per l'anno in corso e circa 561 mila euro per ciascuno degli anni 2027 e 2028, coperti sul fondo speciale di parte corrente del Ministero dell'interno”. Dunque a suo parere nessun impatto significativo. Ma non basta a placare le richieste delle opposizioni. A cui si aggiunge anche quella a favore di un approfondimento del senatore di FdI Costanzo Della Porta che da avvocato forse vuole capirci meglio. “Non essendo il Senato un organo di ratifica” ci spiega Parrini l’esame della norma potrebbe aprire nuovi scenari: non solo relativi all’oggetto stretto del decreto che si compone di un solo articolo ma rimettere in forse altri aspetti del decreto sicurezza originario. Non si esclude, come ci ha detto il senatore Giorgis, che si potrebbe pensare, ad esempio, di cancellare le limitazioni alla concessione del gratuito patrocinio per i ricorsi degli stranieri extra UE avverso i provvedimenti di espulsione. L’altra faccia della stessa medaglia delle due norme volte a favorire una sorta di “remigrazione”. 

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