Congresso carbonaro di Mi
Valentina Stella Dubbio 6 maggio 2026
Il 9 e 10 maggio a Roma si terrà l’Assemblea nazionale di Magistratura Indipendente, la corrente dell’Anm definita più conservatrice. La notizia tuttavia non è pubblica. Ad oggi, nonostante lo statuto di Mi preveda che essa venga convocata in chiaro sul sito internet, non ve n'è traccia nella home page o cercando in altre pagine interne. Eppure la presidente Loredana Miccichè aveva inviato la comunicazione agli iscritti il 3 aprile. Riunione carbonara? Certamente al momento i giornalisti non sono stati invitati: la discussione in merito è ancora aperta. Tuttavia noi auspichiamo che le porte alla fine vengano aperte. Sono quattro i punti all’ordine del giorno: «Rinnovo delle cariche statutarie, scadute il 13 gennaio 2026; resoconto dell’attività svolta, valutazioni e prospettive future; approvazione del rendiconto annuale; varie ed eventuali». Il punto che scotta di più è sicuramente il primo, insieme al dibattito che lo precederà. Com’è noto, con una durissima lettera, il 29 marzo scorso il Segretario di Mi, Claudio Galoppi, si era dimesso dalla carica. Lo aveva fatto all’indomani di una concitata riunione del ‘parlamentino’ dell’Anm per l’elezione del nuovo presidente, dopo le dimissioni di Cesare Parodi. L’aveva spuntata Giuseppe Tango, sempre di Mi, ma non con la benedizione di Galoppi che avrebbe forse preferito Antonio D’Amato. Per questo e «dopo avere amaramente constatato attorno a me mancanza di trasparenza, carrierismi, personalismi e attaccamento alle ‘cariche’ piuttosto che leali e approfonditi confronti sui contenuti dell’azione associativa» l’ex Segretario lasciò la dirigenza della sua associazione sbattendo la porta. Non ha mai spiegato a chi fossero indirizzate quelle parole. Ma comunque ormai la bomba era scoppiata, lasciando non poche macerie. Da lì Magistratura Indipendente dovrebbe ricostruirsi ma sembra che voglia farlo lontano dai riflettori della stampa, peraltro in una sala meeting – la Lucrezia dell’Hotel Royal Santina – che contiene al massimo 110 persone. Forse troppe poche sedie per una assise che in teoria dovrebbe essere massimamente partecipata sia per il numero di iscritti sia per l’importanza dei temi affrontati. Il bivio, rispetto all’aprire o meno le porte ai giornalisti, è il seguente: se si trova un accordo sui nomi di Segretario e Presidente da eleggere i media potrebbero essere ammessi. Tra questi si spiffera appunto quello di Antonio D’Amato, procuratore capo di Messina, che adesso auspicherebbe ad essere eletto ai vertici di Mi, dopo aver visto sfumare la nomina a capo del ‘sindacato’ delle toghe per ben due volte. Se invece il clima non fosse sereno e si prospettasse una resa di conti interna allora fuori i microfoni. C’è chi dice «se si sceglie questa via (le porte chiuse, ndr), è proprio per tutelare beni maggiori», ossia la credibilità della corrente. Detto in altre parole: «I panni sporchi si lavano in casa». Altri invece ci dicono: «Se fosse per me, stampa libera sempre». Altri ancora leggono i nostri messaggi in cui chiediamo cosa pensano e fanno come le tre scimmie: non vedo, non sento, non parlo. Sarebbe comunque davvero paradossale se il ‘congresso’ del gruppo associativo che esprime il presidente dell’Anm, Giuseppe Tango, fosse vietato alla stampa. Lascerebbe in sospeso tante domande e darebbe spazio ad una buona dose di dietrologia: qualcuno forse sarebbe pronto a criticare la scelta di Tango, ad esempio? Emergerebbero attriti per la designazione dei prossimi candidati al Csm? Galoppi e Micciché arriverebbero ad urlarsi contro? Sul piatto poi ci sarebbe anche l’affaire Bernadette Nicotra. L’attuale consigliera del Csm, che al referendum sulla separazione delle carriere ha votato Sì, proprio con una lettera al Dubbio aveva criticato la deriva di Mi, a suo dire troppo militante, intollerante al dissenso, eccessivamente verticistica. In generale sono stati proprio esponenti di Mi o ex appartenenti alla corrente più vicina al governo ad uscire allo scoperto durante la campagna referendaria per appoggiare la riforma Nordio. Un altro interrogativo che potrebbe dividere il gruppo associativo è anche quello relativo a che futuro dare ad Mi: restare non engagé oltre le aule di giustizia o allinearsi maggiormente alla linea più barricadera delle correnti progressiste dell’Anm, quelle che, ad esempio, dopo l’esperienza di questi mesi vorrebbero tenere comunque un canale aperto con la società civile? Tema che verrà affrontato il 16 maggio a Roma durante l’assemblea dell’Anm. A quella data come arriverà Mi, compatta o divisa? Lo vorremmo sapere anche noi e quindi attendiamo speranzosi l’ "invito a comparire" il 9 e 10 maggio.
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