La linea dura del Csm contro Riccardo De Vito, giudice garantista
Valentina Stella Dubbio 5 maggio 2026
Linea dura del Consiglio Superiore della Magistratura contro il giudice garantista Riccardo De Vito, già presidente di Magistratura Democratica. Domani infatti il plenum di Palazzo Bachelet delibererà il mancato superamento “per valutazione negativa” della IV valutazione di professionalità. A proporlo sarà all’unanimità la Quarta commissione, attraverso una relazione della Consigliera Marchianò, in quota Magistratura Indipendente. Essendo il giudizio “negativo”, il magistrato sarà sottoposto a nuova valutazione tra due anni. Intanto perderà il diritto all'aumento periodico di stipendio per un biennio. Si è arrivati a questo risultato in quanto De Vito nel 2024 è stato condannato dalla sezione disciplinare alla sanzione della perdita di anzianità di sei mesi e al trasferimento dal tribunale di Sorveglianza di Sassari a quello di Nuoro con funzioni civili, per violazione dei doveri di imparzialità e correttezza. La sentenza era stata impugnata ma comunque confermata dalla Sezioni Unite civili della Cassazione a luglio dello scorso anno. La colpa di De Vito? Avere omesso di astenersi, quale giudice presso il Tribunale di sorveglianza di Sassari, dalla trattazione di 280 procedimenti aventi ad oggetto istanze di detenuti difesi dall’avvocato Maria Teresa Pintus, «nonostante egli intrattenesse con quest’ultima una relazione sentimentale o comunque un rapporto caratterizzato da particolare confidenzialità e intimità, come emerso dalle intercettazioni telefoniche disposte dalla DDA di Reggio Calabria nell’ambito delle indagini sulla cosca Gallico». Il tutto nasce quando appunto gli investigatori calabresi cominciano ad ascoltare le conversazioni della Pintus che era stata segnalata dal Gom per essersi scambiata delle caramelle con il detenuto Gallico recluso al 41 bis in Sardegna. Un gesto ritenuto pericoloso, quasi come se fosse un messaggio in codice, alla stregua dell’abbraccio dato ad Alfredo Cospito. Tra parentesi: in una legislazione caratterizzata da bulimia legislativa panpenalista è strano che qualcuno non abbia ancora proposto di introdurre nel codice di rito i “reati di dolcezza e abbraccio”. Tornando a noi: da allora gli inquirenti sentono anche le conversazioni che la legale rappresentate di molti detenuti al regime di carcere duro ha con De Vito, dalle quali la sezione disciplinare del Csm ha desunto «incontrovertibilmente l’esistenza di una relazione significativamente confidenziale, quanto meno di stretta amicalità tra due» che avrebbe imposto l’astensione. Eppure, come viene riportato anche nella relazione della Marchianò, «nel corso del giudizio disciplinare sono stati escussi come testi il presidente del tribunale di Sassari e anche il presidente del consiglio dell'ordine che escludevano di avere avuto contezza di rapporti privilegiati del dottor De Vito con l'avvocata Pintus. È stata escussa anche l'avvocata Baldino, coniuge del De Vito, la quale ha dichiarato di aver verificato personalmente, tramite indagini personali, che non vi era stata alcuna relazione sentimentale tra l'avvocata Pintus e il marito». Inoltre lo stesso De Vito aveva rappresentato «che i provvedimenti da lui redatti non erano stati oggetto di impugnazione, o laddove impugnati, avevano ottenuto la conferma da parte del tribunale in composizione collegiale o dalla Corte di Cassazione» e che aveva altresì respinto altre istanze proposte dalla stessa Pintus. In più «il foro e il mondo scientifico avevano mantenuto nei suoi confronti unanime apprezzamento». E infine lo stesso parere del Consiglio giudiziario era positivo, benché giunto prima dell’azione disciplinare. Tutto questo non è bastato ad evitare la condanna perché, tra l’altro, nelle conversazioni telefoniche, De Vito chiamava «tesoro» o «amore» la Pintus. Secondo le toghe del disciplinare «l’esistenza di siffatta relazione speciale ingenerava comunque il sospetto» di una decisione di favore di De Vito rispetto alle istanze della Pintus. Un Csm moralista oltre che severo! Come se nei cellulari di altri magistrati non ci fossero tali espressioni rivolte a soggette diverse da mogli e fidanzate, ma non per questo tali da farli giudicare infedeli. Semplicemente alcuni magistrati sono più alla mano di altri, meno formali e burocrati di altri colleghi ma non per questo tacciabili di parzialità. Il sospetto, stavolta nostro, è che Riccardo De Vito possa essere stato punito per due motivi: il suo procedimento arriva dopo lo scandalo Palamara e termina un anno prima del referendum sulla separazione delle carriere. Forse il pugno duro è derivato dall’esigenza del Csm di mostrarsi più intransigente rispetto al passato per segnare un percorso di rinnovamento. Inoltre De Vito, durante i mesi più difficili della pandemia, ha autorizzato la detenzione domiciliare per motivi di salute a Pasquale Zagaria, fratello del capoclan dei casalesi. Ne nacquero polemiche feroci, soprattutto da parte di alcuni magistrati requirenti antimafia che andarono in tv a demonizzare questa scelta che invece era rispettosa dei principi costituzionali. In generale il dottor De Vito si è mostrato sempre garante dei diritti dei reclusi anche se significava andare contro corrente in quanto come lui stesso aveva spiegato ad un congresso di Nessuno Tocchi Caino «solo un magistrato di sorveglianza vicino ai detenuti può essere in grado di agire come vero mediatore tra il potere che punisce e l'essere umano che cerca di rieducarsi». Se davvero il Csm ha intrapreso un nuovo corso forse sarebbe il caso che non punisse De Vito ma rivedesse davvero il sistema delle valutazioni di professionalità.
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