Eitan Bondi ai domiciliari

 Valentina Stella Dubbio online 2 maggio 2026

La sentenza era già arrivata poco dopo l’arresto: Eitan Bondi voleva uccidere gli attivisti dell’Anpi, “il cecchino è stato acciuffato” si raccontava e titolava. Eppure le cose non starebbero esattamente così.

Infatti ieri, a seguito dell’interrogatorio di garanzia nel carcere romano di Regina Coeli, il gip ha disposto i domiciliari per il ragazzo che ha sparato il 25 aprile scorso a Roma a margine di una manifestazione nel quartiere Ostiense.  Al termine dell'udienza di convalida, il gip ha anche derubricato l'accusa mossa dalla Procura da tentato duplice omicidio a tentate lesioni pluriaggravate anche dalla premeditazione. Uno smacco per il procuratore capo Lo Voi che segue in prima persona il dossier.

L’accusa di tentato omicidio sarebbe caduta considerato che il ragazzo ha usato una pistola softair, ad aria compressa, che secondo quanto emerso dagli atti spara pallini di gomma e non di piombo, dunque molto meno letali.

Bondì davanti al giudice si è avvalso della facoltà di non rispondere ma ha reso alcune dichiarazioni spontanee per scusarsi di quanto compiuto e negare qualsiasi movente politico o legami con la Brigata Ebraica. “Mi assumo la responsabilità di questo gesto deplorevole - ha sostanzialmente detto l'indagato secondo quanto riferito dai suoi difensori, gli avvocati Cesare Gai e Gianluca Tognozzi -. Mi vergogno di quanto ho fatto ed esprimo solidarietà verso le persone ferite e verso chi si è sentito offeso dal mio gesto”.

Nell'ordinanza emessa dal giudice si parla di gesto “del tutto irrazionale”. “Voglio specificare che non faccio parte di nessun gruppo - ha proseguito il 21enne -. Non ci sono moventi politici e ideologici dietro il mio gesto: non ho nessun legame con la Brigata Ebraica e non l'ho mai rivendicato”. A differenza di quanto emerso sulla stampa poco dopo l’arresto, senza alcuna verifica.

Dal canto loro i difensori, lasciando il carcere di Regina Coeli, hanno spiegato che il loro assistito “non si sa dare una ragione del gesto compiuto. Non c'è una ragione per quello che è accaduto e non può essere giustificato in alcun modo”. Gai ha aggiunto che “nel corso delle dichiarazioni spontanee Bondì ha manifestato un senso reale di resipiscenza”.

Per quanto riguarda l'arma utilizzata per ferire due attivisti “già ai poliziotti Bondì aveva detto di esserne sbarazzato gettandola in un cassonetto. Lui comunque ha spiegato di non averla modificata o potenziata. Ora saranno necessari accertamenti tecnici per capire la potenzialità della pistola. Anche per noi della difesa sarebbe importante ritrovarla”. Nel corso della perquisizione domestica da parte degli agenti della Digos sono stati trovati nella disponibilità di Bondì - che era in possesso del porto d'armi per uso sportivo - tre fucili, diversi pistole e coltelli. “Si tratta di armi legittimamente detenute e sono oggetto di sequestro cautelativo-amministrativo e non sono oggetto di contestazione”, ha aggiunto Gai che poi ha lanciato un appello: “da parte mia, da uomo e da avvocato, manifesto la mia solidarietà alle persone che sono state colpite. Eitan è un giovane ragazzo che si vergogna di quanto fatto: in questo momento bisogna stemperare i toni e noi siamo i primi a volerlo”.


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