In Aula vittime di reato e sentenze di assoluzione

 Valentina Stella Dubbio 12 maggio 2026

Tutela della vittima del reato da un lato e obbligo di pubblicazione delle sentenze di assoluzione dall’altro: due facce della stessa medaglia – quella delle garanzie degli attori del processo – che ieri sono sbarcate nell’Aula di Montecitorio una dietro l’altra. La prima proposta di legge costituzionale, ispirata ad un principio vittimocentrico, è stata già approvata al Senato e prevede: «All’articolo 24 della Costituzione, dopo il secondo comma è inserito il seguente: “La Repubblica tutela le vittime di reato”». Sulla norma c’è l’unanimità da parte dei gruppi parlamentari anche se ieri Forza Italia con il deputato Pietro Pittalis ha voluto richiedere «un supplemento di riflessione» da far restare semplicemente agli atti senza complicare il processo di approvazione per sottolineare che «il nostro sistema si fonda su un principio di garanzia: l'imputato è considerato non colpevole fino a condanna definitiva e deve poter esercitare pienamente il proprio diritto di difesa. Questo non è un privilegio, ma una conquista di civiltà giuridica è giusta, ma non può tradursi in una compressione delle garanzie difensive». Contro la pdl si è espressa ieri anche l’Unione Camere Penali per cui «l’ipervalorizzazione della vittima, infine, rappresenta uno straordinario fattore propulsivo per l’espansione oramai senza limiti dell’intervento punitivo dello Stato». L’altro provvedimento, invece di stampo garantista, su cui pure c’è la discussione generale ieri è quello che porta la firma di Enrico Costa, approvato senza voti contrari in Commissione, secondo cui la stampa sarà tenuta «a dare pubblicità alla notizia, senza oneri per l'interessato, dei deliberati favorevoli» dell’imputato «con rilievo adeguato allo spazio già riservato al relativo procedimento penale». Tuttavia le opposizioni hanno annunciato di voler presentare emendamenti. Valentina D’Orso (M5S) in particolare per escludere dal perimetro della norma i provvedimenti che terminano per via della prescrizione e per definire in maniera precisa l’applicabilità della norma. Con riferimento a Garlasco, ad esempio, «se tra un anno, dovesse intervenire un decreto di archiviazione nei confronti di Sempio cosa potrebbe chiedere se pensiamo che ogni sera si sviscera il caso in televisione?». Anche il dem Federico Gianassi ha anticipato due emendamenti: il primo per inglobare nella norma quanto previsto dall’articolo 24 del codice deontologico dei giornalisti ( “in caso di assoluzione o proscioglimento, non appena informato, ne dà notizia con appropriato rilievo e adeguata tempestività”) e il secondo per recepire la Direttiva UE anti-SLAPP che ha stabilito che il giornalista deve essere protetto dalle querele temerarie e dagli atti intimidatori.

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