Proposte Anm in tema di carcere

 Valentina Stella Dubbio 13 maggio 2026

Il rapporto dell’Anm con il problema carcerario non è mai stato costante. A seconda dei periodi e delle Giunte ha espresso posizioni ora garantiste ora conservatrici. Soprattutto nell’ultimo anno, a maggior ragione se in una situazione oppositiva al Governo carcerocentrico, più voci all’interno del sindacato delle toghe si sono sollevate per chiedere interventi efficaci ed urgenti, compresa l’amnistia. Adesso che la battaglia referendaria è però conclusa, l’Anm torna comunque a porre molta attenzione all’esecuzione penale: non a caso è l’aspetto che occupa maggiore spazio all’interno del documento di proposte inviate a Nordio lo scorso 7 maggio. Ve ne sono alcune strutturali altre chirurgiche. Queste ultime potrebbero dunque essere attuate senza creare l’allarmismo nella propria base elettorale per un presunto svuotacarceri. Anche se ce ne sarebbe bisogno visto che la popolazione detenuta ha superato le 64400 presenze a fronte di 51 mila posti. «Come Commissione Diritto penitenziario – ci spiega il presidente, il pm cagliaritano Andrea Vacca – abbiamo stilato una lista di suggerimenti che se messi in atto avranno un impatto pragmatico sia per la magistratura di sorveglianza sia per il condannato, partendo dal presupposto che pena non significa per forza sbarre». Com’è noto gli addetti all’ufficio per il processo non sono stati assegnati alla sorveglianza che soffre a causa di carichi di lavoro eccessivi che spesso provocano ritardi sulle richieste dei detenuti. E allora tra le proposte c’è quella di trasferire all’Agenzia delle Entrate la competenza per la rateizzazione delle pene pecuniarie, coinvolgendo gli uffici di sorveglianza solo in caso di mancato pagamento. Poi quella di elevare da un anno e mezzo a due anni il limite di pena previsto per effettuare le procedure semplificate con ordinanza di un unico magistrato di sorveglianza. E ancora: facilitare l’accesso all’affidamento in prova e alla detenzione domiciliare, diminuendo la platea di reati che blocca l’accesso a quei benefici. Rafforzare poi gli Uffici di Esecuzione Penale Esterna. Tra le misure invece che richiedono sforzi maggiori: aumentare investimenti per le carceri, risolvere le criticità degli Ipm, incrementare i braccialetti elettronici, i posti nelle Rems, il personale nelle carceri ma soprattutto «definire misure immediate per diminuire in tempi brevi il sovraffollamento». In altre parole, ci dice ancora Vacca, «si tratta di approvare la proposta di legge Giachetti sulla liberazione anticipata speciale, seppur presenti delle criticità». Un obiettivo che era stato sollecitato anche la scorsa estate con uno sciopero della fame a staffetta promosso dal vice segretario dell’Anm Stefano Celli e dall’avvocato Valentina Alberta.  Come sono state accolte queste proposte dagli esperti? Secondo il professor Gian Luigi Gatta, presidente dell'Associazione Italiana dei Professori di Diritto penale, «la situazione delle carceri e dell’esecuzione penale in genere, anche extramuraria, è tanto critica da giustificare la particolare attenzione riservatale da ANM, che ha nel recente passato già condiviso con l’Associazione e con l’Ucpi, documenti e appelli pubblici». Le proposte per Gatta sono «ampiamente condivisibili e possono senz’altro essere ancora meglio declinate e precisate: il contributo dell’Accademia non mancherebbe, se vi fosse l’intenzione del legislatore di approfondire quelle e altre proposte». Sul piano culturale e delle politiche pubbliche, ha concluso Gatta, «bisogna sdoganare l’idea che carcere ed esecuzione penale esterna sono servizi pubblici, utili per la difesa e sicurezza sociale in termini di riduzione dei tassi di recidiva. Per questo, oltre che naturalmente per attuare i precetti costituzionali di umanità e finalismo rieducativo della pena, bisogna investire risorse del bilancio in infrastrutture, personale e mezzi. L’UEPE è grave in affanno. Il carcere è prossimo al collasso. E la magistratura di sorveglianza ha un organico del tutto insufficiente a far fronte ai numeri che deve gestire». Secondo invece la presidente di NTC, Rita Bernardini, «l’Anm non ha presentato proposte concrete e immediate per risolvere l’illegalità delle carceri. A parte amnistia e indulto, solo la liberazione anticipata speciale è realmente in grado di affrontare tempestivamente il problema cronico del sovraffollamento carcerario. Diversamente da quanto accaduto nel 2014/15, quando il provvedimento fu efficace ma temporaneo, è necessario renderlo stabile finché perdura il sovraffollamento e, di conseguenza, i trattamenti inumani e degradanti. Il documento dell’Anm mi appare come una stanca litania di cose giuste, che dimostra come il problema – cruciale in una democrazia – non sia mai stato affrontato con la determinazione che richiederebbe». In particolare «quanto alla proposta di elevare a due anni il limite di pena previsto dal comma 1-ter dell’art. 678 Cpp, non so quanto possa incidere sullo sgravio del lavoro di cui sono caricati i magistrati di sorveglianza. Quello che so è che al 31/12/2025 i detenuti per pena inflitta (quindi, non per residuo pena) erano 1.261 tra un giorno e un anno, 2.867 tra uno e due anni e 5.050 tra due e tre anni». Intanto Gianni Alemanno e Fabio Falbo dal carcere di Rebibbia hanno inviato una lettera al Guardasigilli al Primo Presidente della Cassazione per denunciare «la sistematica violazione dell'art. 35 ter Op che taglia del 10% la durata delle pene quando la detenzione avviene “in condizioni inumane e degradanti”, ovvero con meno di 3 mq di spazio in cella per ogni persona detenuta, secondo quanto previsto dalla Convenzione Edu». Secondo i due reclusi il Dap «utilizza un'applicazione informatica malfunzionante che sopravvaluta lo spazio disponibile per ogni persona detenuta dentro le celle. In questo modo almeno 10 mila persone rimangono in carcere più del dovuto».

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