Intervista a Gianni Alemanno
Valentina Stella Dubbio 24 luglio 2026
Onorevole Gianni Alemanno, c’è una data per il suo incontro con il Ministro Nordio?
Tra poche ore invierò una lettera formale alla sua segreteria. Comunque lui sa che voglio incontrarlo, avrebbe potuto anche chiamarmi. Voglio assolutamente parlarci perché secondo me non si rende conto della situazione delle carceri.
Che fotografia restituiscono le nostre carceri?
Di un fallimento clamoroso. Sono trascorsi due anni dall’annuncio del piano carceri e non è stata fatta neanche una cella nuova. Totalmente ininfluenti anche le previsioni per la detenzione in comunità per i tossicodipendenti e del fine pena virtuale. Tutto è fermo. E non è esente da responsabilità anche la magistratura di sorveglianza.
Perché punta il dito contro i giudici di sorveglianza?
La situazione drammatica delle carceri è l'effetto di una tenaglia: da una parte la magistratura di sorveglianza, dall’altra il Dap. Sopra di loro la politica che fa finta di niente.
Rispetto alla prima che ci dice?
Soprattutto qua a Roma ogni permesso premio, ad esempio, diventa una battaglia infinita come è successo a Fabio Falbo, lo scrivano di Rebibbia con cui ho fatto tutta la battaglia delle carceri, per non parlare dei ritardi con cui trattano le richieste dei detenuti. C'è un atteggiamento lento, burocratico da parte di diversi giudici di sorveglianza. Non si può imputare tutto alla politica.
Per quanto riguarda il Dap?
Sottolineo che non ce l’ho con le guardie penitenziarie. La maggior parte di loro sono come dei fratelli per i detenuti. Tuttavia a livello di vertice, soprattutto sotto la guida dell’ex sottosegretario Delmastro, abbiamo assistito ad un atteggiamento repressivo: massima attenzione per la sicurezza e scarso impegno per i percorsi trattamentali.
E rispetto alla politica?
Dovrebbe intervenire per ridurre il sovraffollamento. Mi rendo conto che l’indulto non è condiviso ma almeno accogliere la proposta Giachetti per la liberazione anticipata speciale in base alla buona condotta, sostenuta pure da La Russa.
Il Guardasigilli ripete che i provvedimenti clemenziali sarebbero “una resa dello Stato”. Come replica?
Rispondo con il vecchio detto: “chi sbaglia paga” ma quando sbaglia lo Stato chi paga? Oggi siamo di fronte a un carcere che non è né duro né morbido, è un carcere folle e il sovraffollamento contribuisce a questa follia, di questo chi risponde? Un provvedimento di deflazione non sarebbe affatto una resa bensì una presa di coscienza della realtà. Ed è per questo che cercherò di andare a parlare col Ministro quanto prima. Secondo me i vertici del DAP e i sottosegretari non rappresentano al ministro la drammaticità della situazione.
Per la verità il Ministro quando vuole può visitare gli istituti di pena, non deve attendere le relazioni degli altri.
Effettivamente è vero. Anche quando è venuto a Rebibbia ha preferito fare delle lezioni di carattere storico nelle sale conferenze invece di entrare nelle celle.
E invece come replica al leader di Fn, Roberto Vannacci, che ha detto “noi stiamo con Abele (le vittime, ndr), Caino marcisca in carcere”. Caino è anche lei Alemanno.
Gli rispondo dicendo che non stiamo cercando un carcere più morbido, anzi. Il carcere che immagino io fa lavorare, fa studiare, fa suonare le sveglie alle 8. Si tratta di un carcere che dà un senso a chi vi si trova dentro e che aiuta a combattere la recidiva. Un carcere che funziona è un carcere che restituisce alla società persone in grado di reinserirsi, a favore anche della sicurezza collettiva. Detto questo, io credo che la battaglia sulle carceri sia una battaglia trasversale. Io la porterò avanti così, al di là della mia adesione a Futuro Nazionale, non ha importanza con chi mi troverò a fianco.
Una visione alla Marco Pannella la sua!
Assolutamente sì, questa delle carceri è un'emergenza democratica. E una emergenza democratica non è di destra o di sinistra, va affrontata per quello che è, come quando c'è una alluvione. Io sto cercando di trasmettere questo messaggio ma non è facile.
Come mai?
A livello di opinione pubblica, la gente non percepisce l’emergenza a meno che le persone non vengano toccate in prima persone da una detenzione. Oggi bisogna far capire alle persone che con questa magistratura e con questa giustizia chiunque può finire in carcere. Anche la sinistra deve prendere coscienza del problema magistratura, non può continuare in base a una scelta politica aprioristica a non rendersi conto che c'è un problema anche nella magistratura.
Ci spieghi meglio.
Oggi la magistratura purtroppo in molti casi è inadeguata, non si assume le responsabilità rispetto al proprio compito, all'enorme potere che ha. E questo è un dato con cui la sinistra deve fare i conti. Basta con la sua visione buonista della magistratura.
Replico con quello che direbbe una toga: ma se il legislatore aumenta i reati, le pene e le aggravanti il magistrato nel mandare in carcere qualcuno applica solo le norme.
Questa storia delle aggravanti e dell’aumento delle pene vale a destra come a sinistra. Basti pensare alla questione del femminicidio, ennesimo reato inutile voluto trasversalmente. Poi la destra punta più sull’inasprire in materia di ordine pubblico, la sinistra sui cosiddetti diritti civili. Detto questo, però, ci sono le attenuanti, c'è il senso del limite. Io in cella avevo una persona condannata in via definitiva a sei mesi perché accusata di aver rubato 5 euro in un parchimetro. Le sembra normale? Un giudice responsabile avrebbe archiviato.
Lei ha detto che si sarebbe messo a disposizione, con la sua esperienza, per Fn. Cosa consiglierebbe in vista delle prossime elezioni in materia di giustizia?
Sicuramente ridurre la carcerizzazione. La Costituzione parla di pene al plurale. Per tanti reati minori sarebbe meglio utilizzare le pene alternative al carcere, come i lavori socialmente utili. È anche un fatto di economia: un detenuto in carcere costa 180 euro al giorno al contribuente. Sbattere tutta la gente in carcere a marcire e a nostre spese che senso ha? Poi rafforzare gli organici della magistratura, soprattutto di sorveglianza. Infine una revisione complessiva del codice penale per evitare situazioni paradossali per cui chi spaccia prende una pena superiore a chi ammazza una persona.
Invece rispetto alla responsabilità civile dei magistrati, lei sarebbe favorevole?
Per forza sì. Non capisco perché la Meloni si sia impuntata su quella riforma costituzionale, quando c'è la possibilità per via ordinaria di prevedere la responsabilità civile. Poi anche concorsi davvero meritocratici per far carriera in magistratura. E infine una riflessione sul potere di grazia. Fino ad oggi usato col contagocce e pure in maniera vergognosa nel caso Minetti: una macchia che rimarrà sul Quirinale. Il potere di grazia deve essere uno strumento importante per intervenire in situazioni come quello di Mario Roggero.
Lei quindi a Roggero darebbe la grazia?
Assolutamente sì, almeno una grazia parziale.
Mi sembra un paradosso: Roggero ha ucciso due persone, la Minetti no.
Allora adesso chiunque è in attesa di esecuzione adotta un bambino disabile e viene graziato per questo. Non esiste! Tra l'altro la Minetti non rischiava neanche il carcere.
Appunto. Quindi a maggior ragione la grazia.
La grazia alla Minetti è ingiustificabile. Per Roggero c’è il problema di una interpretazione restrittiva della legittima difesa. Non si può limitare solo a quando un delinquente ti punta la pistola in faccia. Deve allargarsi anche quando il criminale si allontana dal luogo del delitto e la persona agisce sotto l’effetto dell’adrenalina.
Lei è d’accordo dunque con la proposta di Borghi della Lega?
Non del tutto, però sicuramente il meccanismo di reazione va profondamente rivisto anche nella chiave temporale.
Favorevole a negare i risarcimenti ai rapinatori e famiglie anche in un caso come quello di Roggero?
Sì, concordo.
Vuole aggiungere qualcosa?
Sì. In carcere il problema dell'immigrazione si vede con assoluta chiarezza: nel mio braccio c'erano pochissimi detenuti migranti e la situazione era tranquilla; negli altri bracci, dove c'è il 36% di detenuti immigrati, si formano i clan etnici e c'è un razzismo degli immigrati contro gli italiani. Quella degli immigrati è una situazione, nei numeri, intollerabile. Quindi occorre limitare l'immigrazione.
Remigrazione, giusto?
Sì, che non è una deportazione, ma immigrazione rotazionale che programma entro pochi anni il rientro in patria delle persone che sono venute a lavorare in Italia.
Commenti
Posta un commento