Anm contro dl giustizia e Patto migratorio

 Angela Stella Unità 7 luglio 2026

L’Anm si compatta sulla questione migratoria ma resta divisa sulle carceri. È quanto emerso durante il Comitato direttivo centrale che si è svolto sabato. Al termine della giornata, il ‘parlamentino’ ha infatti approvato a maggioranza un documento che stigmatizza l'impatto che il disegno di legge di conversione del dl Giustizia e Patto migratorio, in discussione al Senato, avrà sulle sezioni specializzate per l'immigrazione e di conseguenza sui migranti irregolari. Le nuove norme comporteranno infatti un “consistente aumento dei procedimenti urgenti” tuttavia senza “un corrispondente incremento delle risorse giudiziarie e di supporto”. Per l'Anm “il rischio – si legge nella parte finale del documento – è quello di compromettere l’efficacia dell'intero sistema, favorendo l’espansione dell’irregolarità e, con essa, fenomeni di sfruttamento e di infiltrazione criminale”. Detto più semplicemente, come riportato in un emendamento di Magistratura democratica poi riadattato, “i migranti irregolari” diverrebbero “facile preda dello sfruttamento lavorativo e della criminalità”. O come ha spiegato Emilio Sirianni (Md), new entry nel Cdc dopo le dimissioni di un collega e noto alle cronache per essere stato sanzionato dal Csm per la sua solidarietà amicale all’ex sindaco di Riace Mimmo Lucano, “poiché si accumuleranno i procedimenti e i tempi di decisione diventeranno molto lunghi, avremo tantissimi migranti in un buco nero, irregolari, sprovvisti di ogni permesso e alla mercé di sfruttatori e criminali. E nell’impatto tra le aspettative del governo sui rimpatri e l’inevitabile attesa, potrebbero moltiplicarsi i casi alla Apostolico. La magistratura sarà il nemico politico principale nella prossima campagna elettorale”.  Invece sul fronte delle carceri, nonostante l’emergenza si acuisca sempre di più, l’Anm non è riuscita a fare sintesi. Si è rimandato a settembre una valutazione sull’opportunità di sostenere formalmente la proposta di indulto responsabile e “differito” elaborata nell’ambito del Convegno sul diritto alla speranza, tenutosi a Roma il 12 dicembre 2025 nel Giubileo dei Detenuti, a cui si è detto favorevole anche il presidente Giuseppe Tango. A differenza dell'indulto tradizionale (che prevede una scarcerazione immediata), questa misura subordina l'efficacia della liberazione a un periodo di 3-6 mesi di reinserimento e accompagnamento sociale precedente alla fine della detenzione. Per Sergio Rossetti (Md), invece, “noi dovremmo uscire con una proposta forte a favore dell’amnistia. La situazione è diventata insostenibile e bisogna mettere sul tavolo questa questione. Inutile rivederci a settembre, il problema è oggi. Si tratta di un discorso che rientra in quelli che facciamo sull’importanza della Costituzione che non è importante solo quando si tratta di separare o meno le carriere o sorteggiare il Csm. Al contrario è importante dare sostanza ai principi in essa contenuti adesso”. Anche per il Segretario dell’Anm Rocco Maruotti (Area) “quando si ha ben chiaro quali sono le possibili soluzioni (amnistia, ndr) continuare a studiare è un modo per perdere tempo”. E nel punto stampa aveva aggiunto: “Chiediamo interventi urgenti per la soluzione di un problema che è oggi: ci sono quasi 40 gradi in alcune località d'Italia, la notizia che entro la fine dell'anno ci sarà un aumento di 10.000 posti nelle carceri non ci soddisfa perché entro la fine dell'anno vuol dire il periodo autunnale-invernale”. Il riferimento è all’ennesimo annuncio fatto dal Ministro Nordio venerdì scorso, intervenendo a un convegno sull'informazione carceraria nella sede romana dall'Ordine dei giornalisti: “Il nostro Piano carceri prevede entro la fine dell'anno la creazione concreta di circa 10.000 posti nuovi, un commissario ad hoc sta lavorando su questo punto”. Maruotti invece ha specificato: “Noi abbiamo proposto strumenti concreti che passano soprattutto attraverso il sistema sanzionatorio. La pena non può essere scontata solo in carcere, ma si può scontare anche in altri contesti, come ad esempio quello domiciliare”. A favore di provvedimenti clemenziali si era detto favorevole in passato anche il vice segretario dell’Anm, Stefano Celli (Md). Sabato si è aggiunto il vice presidente in quota Unicost, Marcello De Chiara: “Dal 1946 in poi la popolazione carceraria è aumentata anno dopo anno. E che cosa succedeva? Qual era la misura da sempre adottata per impedire che la popolazione raggiungesse livelli insostenibili? Da sempre la misura adottata è stata la clemenza. Considerate che dal 1946 sono state adottati 30 provvedimenti di amnistia e se non sbaglio 36 provvedimenti di indulto. L'ultima amnistia risale al 1990, l'ultimo provvedimento di indulto al 2006. Oggi parlare di clemenza è diventato un tabù. È una delle parole che non possono essere spese nel dibattito politico. Secondo me qui l’Anm dovrebbe dire qualcosa: esiste ormai un movimento di pensiero che parla di amnistia necessaria, perché è vero che la pena deve essere eseguita, ma prima della necessità di dare esecuzione alla pena esiste una condizione ancora più alta che è la dignità umana”. Approvato invece un documento, formulato dalla Commissione diritto penitenziario, presieduta dal pm Andrea Vacca, che condividendo l’allarme della quasi totalità dei presidenti dei tribunali di sorveglianza indirizzato al presidente della repubblica e del Csm Sergio Mattarella sulla esigua e errata ripartizione degli Upp negli uffici di sorveglianza, chiede al Csm e alle istituzioni competenti di “rivedere i criteri di distribuzione delle risorse (umane, ndr) in termini di maggior equilibrio e ragionevolezza”. 

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