Tango replica a Zaccaro
Valentina Stella Dubbio 7 luglio 2026
È arrivata al termine della consueta relazione al Comitato direttivo centrale di sabato la risposta del presidente dell’Anm Giuseppe Tango all’intervista rilasciata su questo giornale dal Segretario di AreaDg, Giovanni Zaccaro. Quest’ultimo lo aveva accusato di essere troppo moderato e di aver perso lo smalto della campagna referendaria. Il vertice del ‘sindacato’ delle toghe ha replicato: «Quando mi avete nominato presidente, ho da subito avuto chiaro che uno dei pericoli per la storia dell'Anm e per la sua ritrovata unitarietà sarebbe provenuto non dall'esterno, ma sarebbe stato rappresentato dalle prossime elezioni al Csm. Ma occorre volare alto, mantenerci, per quanto possibile, impermeabili a tutto ciò che riguardi la campagna elettorale. Sarebbe auspicabile che questo sforzo venisse compiuto anche da chi ha compiti di responsabilità di cariche associative, anche al di fuori di questo consesso». «Le critiche – ha proseguito Tango – sono sempre ben accette, tuttavia servirebbe, per essere davvero costruttive, che siano circoscritte, legate ad una dichiarazione o un fatto altrimenti inducono a pensare che siano motivate da altre logiche, magari puramente elettorali. Insomma, a vecchie logiche, di cui non credo che la magistratura associata senta più il bisogno e che appaiono stridenti con il clima di rinnovamento che ha portato il referendum». Applausi anche da Magistratura Democratica il cui competitor principale per la corsa a Palazzo Bachelet è proprio Area. Mentre all’interno delle chat di Magistratura Indipendente, quella di cui fa parte Tango, avrebbero voluto una reazione più dura, e prima ancora una difesa di Tango da parte del Segretario di Mi, Antonio D’Amato, lo speculare di Zaccaro.
Verso il Congresso
Ma davvero l’Anm è nel pieno della fase di rinnovamento? Come raccontato qualche giorno fa sembrerebbe non del tutto, considerate le scelte di alcuni candidati per Piazza Indipendenza ma anche rispetto al lungo dibattito che si è generato sabato quando il ‘parlamentino’ è stato impegnato a trovare una sintesi per il tema da affrontare nel prossimo congresso Anm, il primo dopo la vittoria referendaria, in programma a Napoli dal 27 al 29 novembre, con la partecipazione del presidente Mattarella. Una vetrina a cui molti osservatori guarderanno per capire se il pericolo scampato il 22 e 23 marzo ha comunque costretto la magistratura ad una autoanalisi sincera. Ci si è chiesti: ripartire dal referendum o superarlo come capitolo chiuso? Dare priorità alla capacità della magistratura di tutelare i diritti degli ultimi – ma poi chi sono gli ultimi: i migranti, i poveri, i minori? – o alla sola efficienza? Mantenere vivo il rapporto con la società civile o guardarsi meglio dentro per non commettere più gli sbagli emersi durante il dibattito elettorale? Dare più spazio alle idealità o alla mancanza di risorse umane e materiali che impedisce alle toghe di lavorare serenamente? Il vice presidente Marcello De Chiara (Unicost) ha proposto di prendere spunto dalla prima Enciclica di Papa Leone, «Magnifica Humanitas - Sulla custodia della persona umana nel tempo dell’intelligenza artificiale», avendo essa messo al centro «la necessità di custodire l'umanità della giustizia». Bisogna, ha detto De Chiara, interrogarsi «sul ruolo del giudice dinanzi alle grandi trasformazioni, come quella dell’Intelligenza Artificiale», mentre per Rachele Monfredi (Md) «su come salvaguardare il modello costituzionale della magistratura a partire dal ruolo del Csm». Invece diversi esponenti di AreaDg hanno chiesto di focalizzarsi sul tema della protezione internazionale dei migranti. Di diverso parere Gerardo Giuliano di MI che non accetta di archiviare le criticità emerse nei mesi precedenti: «È giusto che la magistratura nell'ambito del congresso si interroghi su quelli che sono stati gli argomenti di dibattito più accesi, spogliati dal clima di campagna referendaria. La magistratura si sta sforzando di dire che non vuole mantenere lo status quo, che ha portato ad inevitabili derive. Altri invece parlano di restaurazione». E dunque per il consigliere di Corte d’appello «parlare di post referendum significa sicuramente parlare di diritti e degli aspetti che si segnalano nell'ambito dell'enciclica papale, ma io credo che vi debba essere un focus sul magistrato come uomo: che cosa significa il lavoro del magistrato oggi, delle condizioni in cui lavora, anche nell'ambito del contesto mediatico. Noi commetteremmo un gravissimo errore se non avessimo ben presente le ricadute delle nostre decisioni anche nell'ambito dell'opinione pubblica o se decidessimo, ad esempio, di non misurarci con l'errore giudiziario». Alla fine si lavorerà su tre direttrici: Un congresso che guarda al futuro - Dialogo e ascolto della società civile: il ruolo dell’ANM - Il modello costituzionale della magistratura quale potere diffuso di fronte alle nuove sfide - L’umanesimo nella giurisdizione: efficienza, qualità della decisione e nuove frontiere tecnologiche».
Migranti e carcere
L’Anm si è compattata poi sulla questione migratoria. Il Cdc ha infatti approvato a maggioranza un documento che stigmatizza l'impatto che il disegno di legge di conversione del dl Giustizia e Patto migratorio, in discussione al Senato, avrà sulle sezioni specializzate per l'immigrazione e di conseguenza sui migranti irregolari. Le nuove norme comporteranno infatti un «consistente aumento dei procedimenti urgenti» tuttavia senza «un corrispondente incremento delle risorse giudiziarie e di supporto». Invece sul fronte delle carceri restano le divisioni. Si è rimandato a settembre una valutazione sull’opportunità di sostenere formalmente la proposta di indulto responsabile e “differito” nonostante le prese di posizione a favore di amnistia e indulto di esponenti di Area e di Md ma pure del vice presidente De Chiara (Unicost).
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