Intercettazioni: è scontro Fi e Fdi

 Errico Novi e Valentina Stella Dubbio 3 luglio 2026

 

Adesso si rischia davvero l’incidente in Parlamento. La tensione sulla giustizia, nella maggioranza, ha raggiunto altitudini fuori controllo. Con esiti per ora imprevedibili. Ieri si è tenuta una riunione a via Arenula tra il guardasigilli Carlo Nordio e gli altri componenti del “board” del ministero, uno per partito: il viceministro Francesco Paolo Sisto, di Forza Italia, il sottosegretario Alberto Barboni, di Fratelli d’Italia, e il suo omologo Andrea Ostellari, della Lega. Non si è trovato l’accordo sull’emendamento in materia di intercettazioni da presentare, attraverso i relatori, alla legge di conversione del decreto legge ‘Giustizia e Patto Ue su migrazione e asilo’, in discussione al Senato. Ma visto che i tempi stringono si rischia di arrivare, appunto, a un clamoroso showdown. Perché Fratelli d’Italia ha deciso di muoversi anche in assenza di un'intesa tra le parti. E subito dopo il summit al ministero della Giustizia, ha presentato “in solitudine” una proposta di modifica della norma sulle intercettazioni a strascico, che va incontro alle sollecitazioni del procuratore nazionale Antimafia e Antiterrorismo Gianni Melillo, ma che non ha il sostegno dei berlusconiani. Gli emendamenti depositati dal partito della premier modificano l’attuale formulazione dell’articolo 270 cpp, e sono volti a ripristinare sostanzialmente la situazione precedente all’autunno 2023, esattamente come richiesto dal capo della Dnaa: sarebbe di nuovo possibile, con la norma di FdI, utilizzare in altre indagine intercettazioni captate in un’inchiesta “madre”, anche quando il possibile reato “incrociato per caso” non sia di associazione mafiosa o di terrorismo. Al pm basterà ipotizzare che l’illecito “fortunosamente scoperto” possa comunque agevolare una cosca o una cellula sovversiva, e il gip dovrà necessariamente convalidare “l’uso esternalizzato” delle intercettazioni. Un’idea che trova disponibile la Lega, ma che appunto non piace assolutamente a FI. Se dal ministero i rappresentanti dei tre azionisti del governo sono usciti senza un’intesa ma anche senza propositi di conflitto, nelle interlocuzioni immediatamente successive la situazione ha assunto tutt’altro tenore. Ci si è confrontati con i rispettivi vertici, che nel caso di Fratelli d’Italia siedono a Palazzo Chigi. E appunto, dentro il partito della premier è maturata l’ipotesi hard: portare comunque l’“emendamento Melillo” nelle commissioni riunite Affari costituzionali e Giustizia a Palazzo Madama. Ordine eseguito dai senatori meloniani entro il termine fissato: le 16 di ieri. Con una prospettiva complicatissima: contarsi al momento delle votazioni, previste per inizio settimana prossima. Il rischio serissimo è rendere plastica la spaccatura nella maggioranza. Anche dentro FI ci si è confrontati sulle distanze con gli alleati. Ma la linea non è cambiata, anche perché il segretario Antonio Tajani deve fare i conti con un “team” nel quale ora, con Sisto, ci sono due capigruppo come Enrico Costa e Stefania Craxi, pure loro garantisti doc e forti del sostegno di Marina Berlusconi. Ebbene, la posizione già definita dagli azzurri è la seguente: non si può modificare la norma sulle intercettazioni a strascico, certamente non con i tempi convulsi imposti dalla conversione di un decreto legge e non nella sua ratio originale. L’attuale disciplina, oltretutto, è la riflessione dei berlusconiani, era stata proposta nel 2023 proprio da FI. Il punto è che nell’ormai celebre lettera inviata a maggio dal procuratore nazionale Melillo a Nordio e al suo collega Matteo Piantedosi si sollecita la ri-estensione dell’uso delle intercettazioni in processi diversi anche per presunti reati che, sebbene non siano associativi, e siano dunque estranei al 416 bis, consentano di ipotizzare l’agevolazione di una cosca o di una cellula terroristica. Ma l’obiezione di Forza Italia si radica proprio nel dettaglio per cui a un pm basterebbe ipotizzare l’agevolazione mafiosa per ottenere dal gip l’autorizzazione all’utilizzo dell’intercettazione captata in altra indagine, anche per presunti reati in realtà privi di effettivo nesso con la criminalità organizzata. Poi magari l’agevolazione mafiosa, arrivati al momento della sentenza, cadrà. Ma intanto la Procura può giocarsela. E soprattutto, può accludere nel fascicolo intercettazioni che altrimenti non risulterebbero autorizzate da un gip. Oltretutto, alle obiezioni riferite dalle fonti forziste potrebbe essere abbinato un rilievo che Sisto aveva avanzato in un dibattito promosso a inizio giugno dal Dubbio: «La norma contestata dalla Procura Antimafia vieta sì di utilizzare per un’altra indagine, in cui sia ipotizzata l’agevolazione mafiosa, le intercettazioni raccolte in un’inchiesta principale, ma va tenuto presente che quell’informazione relativa a un altro illecito potrà sempre essere utilizzata come notizia di reato». Naturalmente, aggiungiamo noi, i pm che volessero partire da questa “notizia di reato” dovranno chiedere l’autorizzazione al gip per avviare nuove intercettazioni che facciano emergere riscontri all’ipotesi di partenza. È esattamente in questo snodo che Melillo vede un «pregiudizio all’efficacia del contrasto di gravi reati». D’altra parte in questo stesso snodo FI vede semplicemente lo spazio per possibili abusi, per la logica dello “strascico”, appunto. Come finirà lo scopriremo nelle prossime ore, quando si inizierà a votare sugli emendamenti al decreto Giustizia. Ma mai il clima tra FdI e Lega da una parte e FI dall’altra era stato così teso, sulla giustizia, nel post referendum. A quanto risulta, dalla Pnaa sarebbe stata segnalata a Nordio e Piantedosi una cinquantina, addirittura, di reati il cui perseguimento resterebbe troppo disagevole senza un “correttivo” come quello che i meloniani hanno depositato al Senato. Fi, rispetto a quella lista, sembra disponibile a individuare aggiustamenti specifici per pochi reati, per esempio per alcuni casi di terrorismo in cui gli elementi captati casualmente con le intercettazioni avviate in altri filoni sarebbero difficilissimi da riscontrare una seconda volta, visti i sistemi sofisticatissimi di cui si avvalgono spesso le cellule terroristiche per comunicare. Ma oltre questo, i berlusconiani non intendono andare. Il che crea una distanza, dal partito di Meloni, che non si capisce come, nelle prossime ore, potrà essere accorciata. Accordo mancato anche sulla proposta di legge sugli smartphone: il dossier non sarebbe in cima alla lista delle priorità alla Camera, impegnata sulla legge elettorale. 

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