Caso Busetto: revisione dinanzi agli stessi giudici. Davvero è terzietà?
Valentina Stella Dubbio 17 giugno 2026
È normale che tra i tre giudici chiamati a decidere sulla seconda richiesta di revisione del processo presentata da Monica Busetto e dai suoi legali Alessandro Doglioni e Stefano Busetto, ve ne siano due che già hanno respinto la precedente domanda? Ebbene, pare proprio di sì. Lo si evince dalla risposta fornito dal Ministero della Giustizia al deputato di Avs, Devis Dori, da sempre attento al caso della donna condannata per l'omicidio di Lidia Taffi Pamio ma paradossalmente non in concorso con un’altra condannata per lo stesso delitto, Susanna Lazzarini. Al momento la nuova richiesta pende innanzi alla Corte di Appello di Trento, dove si stanno svolgendo varie udienze. La precedente istanza di revisione era stata rigettata con sentenza del 20 marzo 2024 e successivamente il 13 febbraio 2026, due dei tre consiglieri componenti del collegio avevano rappresentato al Presidente della Corte d’appello di Trento l’esistenza di ragioni di opportunità in ordine alla composizione del collegio chiamato a decidere sulla nuova richiesta, anche in considerazione dell’esposizione mediatica assunta dalla vicenda. Il Presidente della Corte d’appello di Trento, con provvedimento del 2 marzo 2026, ha tuttavia rigettato le istanze di astensione in applicazione del principio del giudice naturale precostituito per legge. Lo stesso Presidente ha, altresì, precisato che, «ove le questioni sottoposte al nuovo collegio coincidessero con quelle già decise, il ricorso si porrebbe in termini di inammissibilità; ove invece non coincidessero, il collegio sarebbe chiamato a pronunciarsi su una questione nuova, rispetto alla quale non sarebbe configurabile alcuna anticipazione di giudizio». Infine «l’eventuale ricorso a un collegio in supplenza avrebbe comportato la trattazione del procedimento da parte di magistrati addetti al settore civile, certamente chiamati a operare con cura e precisione, ma privi della specifica esperienza propria del settore penale». Dunque, si conclude la risposta di Via Arenula, «non emergono profili che consentano di ritenere necessario un intervento normativo puntuale riferito alla sola ipotesi prospettata dall’interrogante». Ma siamo sicuri che così siano garantite imparzialità e terzietà della funzione giurisdizionale nel procedimento sollecitato da Monica Busetto, da dodici anni in carcere e professatasi sempre innocente?
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