Grazia a Roggero: scontro Nordio Mattarella
Valentina Stella Dubbio 17 luglio 2026
In attesa dell’ordine di esecuzione, ancora non si sa dove sconterà la pena definitiva a 14 anni e 9 mesi Mario Roggero, il gioielliere di 72 anni che nell’aprile 2021 uccise con la sua pistola calibro 38 due rapinatori in fuga dal suo negozio e ne ferì un terzo. La condanna, confermata due giorni fa dalla Cassazione, è per omicidio volontario e tentato omicidio, «un ergastolo» secondo l’anziano. In primo grado la condanna a 17 anni, pena ridotta in appello a poco meno di 15 anni. Nel determinare il numero di anni da trascorrere dietro le sbarre i giudici sono partiti dalla pena base minima per l’omicidio, 21 anni, e hanno riconosciuto le attenuanti generiche, in misura prossima al massimo, oltre a quella della provocazione. Inoltre il reo ha usufruito di quanto previsto dall’articolo 81 c.p. (concorso formale e il reato continuato). Non si è trattato di legittima difesa in quanto, come si legge nella sentenza di primo grado, «i colpi non sono stati sparati per la necessita di salvare sé o altri da un pericolo attuale ed imminente mentre la rapina era in corso; i colpi sono stati esplosi quando la rapina era finita e i malviventi stavano salendo in macchina per darsi alla fuga». Quando Roggero ha sparato ai rapinatori «non l’ha fatto perché uno di questi gli stava puntando contro un’arma e, pertanto, in presenza di un – anche presunto e per errore ritenuto esistente – pericolo imminente per la propria incolumità». L’imputato, «una volta resosi conto che i rapinatori avevano lasciato il suo negozio portando via alcuni preziosi avrebbe dovuto astenersi dal rincorrerli brandendo un’arma da fuoco ma si sarebbe dovuto limitare a chiamare le Forze dell’Ordine». Al contrario, «ha deliberatamente deciso di affrontare i rapinatori con il precipuo fine di assicurarli, lui, alla giustizia o, meglio, alla sua giustizia privata, con immediata “esecuzione” della pena nei confronti dei colpevoli». Di diverso avviso l’interessato che non ha mai mostrato segni di pentimento per il suo gesto: «E adesso dovrò passare il testimone per portare avanti una legge che sia veramente contro le ingiustizie e contro la criminalità sempre più dilagante» ha detto l’uomo in un video su Instagram. Un testimone che la politica ha afferrato immediatamente. È stato il vice premier della Lega Matteo Salvini a chiedere la grazia subito dopo la sentenza. E ieri mattina l’appello è stato raccolto con una raccolta firme da tutti gli altri partiti di centrodestra: Fratelli d’Italia, Forza Italia, con il ministro Tajani in prima fila, e Noi Moderati. «Riteniamo – hanno scritto in una nota congiunta i quattro azionisti di Governo – che al di là degli aspetti di natura giuridica, quanto avvenuto a Roggero meriti una risposta immediata finalizzata a garantire che non debba affrontare ciò che, anche in considerazione della sua età, diventerebbe una condanna all’ergastolo, insopportabile visto quanto avvenuto». Poi nel pomeriggio, a meno di ventiquattro ore dall’ultimo grado di giudizio e senza ancora che il condannato entrasse in carcere, è stato proprio il Ministro della Giustizia Nordio ad avviare l’istruttoria per la grazia a Roggero. Su tale iniziativa è intervenuto poco dopo il Quirinale con una nota dove si chiariva che Mattarella ha ricevuto nel pomeriggio Nordio «per puntualizzare i limiti delle attribuzioni del ministro in tema di concessione della grazia, facoltà che la Costituzione riserva esclusivamente al presidente della Repubblica come confermato dalla Corte Costituzionale con la sentenza 200 del 2006». Non dunque una semplice telefonata ma una convocazione sul Colle per chiarire limiti e ricordare i poteri del presidente della Repubblica. Resta comunque una domanda: si può prescindere, per valutare la possibilità di concedere la clemenza, da un aspetto giuridico rilevante ossia, come riportato pure in sentenza, dalla «mancata resipiscenza» di Roggero? Intanto dall’avvocato Sergio Novani è arrivata una doccia fredda su tutto il centrodestra e la richiesta di grazia: «La grazia – ha detto il legale – rappresenta un atto di clemenza del Presidente che necessita di una complessa istruttoria e tempi conseguentemente lunghi. Mentre Roma discute, Roggero andrà in carcere a causa della mancata riforma sulla legittima difesa che questo governo poteva già fare, accogliendo l'emendamento Ziello di Futuro Nazionale all'ultimo decreto sicurezza che prevedeva una seria valutazione della percezione del pericolo, il superamento del concetto di proporzionalità tra difesa e offesa e l'eliminazione dei risarcimenti a favore dei parenti dei delinquenti che costringono la persona perbene a difendersi». E dunque l’altra battaglia politica diventerà proprio quella sulla legittima difesa anche in vista delle prossime elezioni. Non a caso il senatore di Fdi Sergio Rastrelli ha subito rivendicato: «In merito alle norme che disciplinano nel codice civile e penale la legittima difesa va chiarito subito che è Fratelli d'Italia ad averne proposta modifiche che ora sono incardinate al Senato, tutti ora cercano di appropriarsi della primogenitura di queste proposte che però, in realtà, sono nostre».
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