Intervista ad Enrico Grosso

 Valentina Stella Dubbio 18 luglio 2026


Professor Enrico Grosso, ordinario di diritto costituzionale nell'Università di Torino, il Ministro della Giustizia può in autonomia avviare un'istruttoria per chiedere la Grazia?

Parte della dottrina lo ritiene possibile, ma dalla lettura della sentenza n. 200/2006 sembra emergere una risposta diversa. Normalmente il procedimento di grazia viene avviato su richiesta del condannato o di un suo prossimo congiunto. L’art. 681 cpp prevede peraltro che la grazia possa essere concessa anche in assenza di domanda o proposta. La Corte costituzionale afferma che la può chiedere lo stesso Presidente della Repubblica. Anche il ministro? Qui si tratta di leggere tra le righe della sentenza, ove si afferma che occorre accuratamente evitare che nella valutazione dei presupposti del provvedimento assumano rilievo le determinazioni di organi appartenenti al potere esecutivo. Questo è il punto decisivo.

 

Cioè?

La grazia è istituto derogatorio rispetto al normale funzionamento del principio di legalità dei reati e delle pene, incidendo sull'esecuzione di una decisione del giudice. La separazione dei poteri impone quindi di evitare che l’iniziativa appaia legata a obiettivi politici o all’attività di governo. È per questo che la Corte insiste sulla stretta connessione della grazia al perseguimento di finalità essenzialmente umanitarie. È in grado, il ministro della giustizia, di garantire sempre l’assoluta estraneità della propria iniziativa a finalità politiche o comunque connesse all’attività di governo? Io, anche alla luce del dibattito che si sta sviluppando in questi giorni, mi permetto di dubitarne.


È opportuno avviare una istruttoria in assenza della motivazione della Cassazione?

La Consulta ha chiarito che le informazioni e gli elementi di giudizio da raccogliere al fine di completare l’istruttoria devono comprendere innanzitutto quanto emerge dalla sentenza di condanna. Mi risulta difficile pensare che l’istruttoria possa essere avviata prima di conoscere le motivazioni della Cassazione. Mi si potrà ribattere che ci sarà sempre tempo di “integrare” l’istruttoria con l’ultima sentenza emessa, quando sarà disponibile, ma allora torniamo a quanto si diceva prima: come fa il ministro a procedere di sua iniziativa – se la grazia può esclusivamente fondarsi su motivi umanitari e non su motivi anche solo latamente di ordine politico – prima ancora che siano note le motivazioni definitive su cui si regge la pronuncia di condanna? Nel caso Roggero, incentrato sui limiti della legittima difesa, non sembra possibile assumere preventivamente un’iniziativa per la concessione della grazia senza conoscere le ragioni giuridiche per cui la Cassazione ha escluso l’applicazione di tale scriminante.

 

È possibile dare la grazia in mancanza di resipiscenza?

La grazia deve fondarsi su ragioni umanitarie. Esse possono essere molteplici, purché legate alla situazione personale o familiare del condannato. Anche un reo incallito e non pentito può beneficiarne, qualora sussistano ragioni impellenti che giustifichino l’atto (come un grave stato di salute, l’età avanzata, particolari esigenze familiari da parte di chi, ad esempio, abbia figli gravemente malati da accudire – qui ogni riferimento ad altro caso recentemente balzato agli onori delle cronache è assolutamente voluto – o che meriti un intervento ispirato al “senso di umanità” che deve caratterizzare l’esecuzione della pena). Lo Stato costituzionale laico non esige pentimenti o abiure, ma sa riconoscere eccezionali esigenze di natura umanitaria, quali che siano.


Dal Colle è filtrata irritazione in quanto il Ministro ha urlato con il megafono questa iniziativa senza neanche fare una telefonata a Mattarella. Secondo lei ha subìto le pressioni della coalizione, se non della stessa Meloni, o ne è convinto in prima persona?

Il problema non è se il Guardasigilli si sia o non si sia precedentemente confrontato con altri esponenti della maggioranza ma sgombrare il campo da ogni dubbio che l’iniziativa possa essere in qualsiasi modo ispirata a ragioni di tipo politico o connesse al dibattito politico o alla prossima campagna elettorale. È per questo che è da ritenere inopportuno, quand’anche non fosse giuridicamente vietato, che l’iniziativa di grazia provenga direttamente da un membro dell’esecutivo.


Il Ministro Salvini ha detto: “non entro nel merito della sentenza ma questa condanna è ingiusta”.

La grazia non deve diventare uno strumento di lotta politica, né essere utilizzata per delegittimare irresponsabilmente la magistratura o alterare il corretto equilibrio tra i poteri dello Stato. Per questo certi commenti sopra le righe di taluni esponenti politici  mi sono sembrati una ennesima pericolosa sgrammaticatura istituzionale.


C’è una rincorsa a destra a superare Vannacci sul tema della sicurezza?

Questo non lo so. Segnalo solo che, in questo caso, il richiamo alla sicurezza pare davvero un fuor d’opera. Si evoca la grazia nei confronti di un individuo che è stato condannato per aver inseguito per la strada due ladri che si stavano spontaneamente allontanando, sparando e uccidendoli. La destra securitaria dovrebbe prodigarsi per impedire che sulla pubblica via chiunque possa essere colpito da un proiettile vagante sparato da un cittadino che ha deciso di farsi giustizia da sé. La destra securitaria dovrebbe auspicare che siano le forze dell’ordine, e non singoli individui che si aggirano armati per le strade, a garantire l’ordine pubblico e reprimere i reati.

 

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