Avvocati intercettati, l'Ucpi chiede chiarezza

 Valentina Stella Dubbio 7 luglio 2026

L’Unione delle Camere Penali ha inviato una lettera al Ministro della giustizia Carlo Nordio e una al Procuratore Generale di Perugia Sergio Sottani per chiedere che vengano resi pubblici gli esiti delle verifiche svolte in relazione alle captazioni dei colloqui tra difensori e assistiti presso la Casa circondariale di Perugia “Capanne” da parte della polizia giudiziaria.  Le captazioni erano state autorizzate dalla Procura solo per l’avvocato Daniela Paccoi, indagata per concorso in associazione a delinquere finalizzata allo spaccio, induzione a rendere dichiarazioni mendaci e concorso in traffico di droga, ma poi si sono allargate indebitamente anche agli altri legali presenti nella sala colloqui. Il 28 maggio scorso, c’era stato un incontro tra Sottani, il Presidente del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati, Carlo Orlando, e il Presidente della Camera Penale di Perugia, Luca Gentili, al termine del quale il magistrato aveva assicurato la «massima attenzione» sui fatti emersi. «A distanza di oltre un mese da quell’incontro, riteniamo che il tempo necessario per lo svolgimento di ogni approfondimento istruttorio sia ormai ampiamente decorso. Non risultano, tuttavia, ancora rese pubbliche le risultanze delle verifiche svolte» hanno scritto dall’Ucpi.  Inoltre il Ministro Nordio il 4 giugno aveva annunciato di aver «disposto l’effettuazione da parte dell’Ispettorato Generale di tutti gli accertamenti necessari a chiarire» quanto accaduto a Perugia e a «formulare conseguenti proposte». «Da allora – ricordano i penalisti – è trascorso un considerevole lasso di tempo, certamente sufficiente per il completamento delle verifiche disposte. Riteniamo, pertanto, che sia ormai giunto il momento di renderne pubbliche le risultanze». Tuttavia le risposte sembrano non essere ancora pronte.  Infatti, come chiarito in una lettera inviata al presidente Francesco Petrelli tre giorni fa, Sottani ha specificato che innanzitutto che «la richiesta proviene da un soggetto che non riveste una posizione istituzionale o processuale idonea a legittimare la conoscenza degli esiti di eventuali attività di verifica interna o di altra natura svolte dall'Ufficio». A ciò si aggiunge il fatto che «non sono mai stato formalmente investito da alcuna autorità, istituzione o soggetto titolare di specifici poteri di impulso». E infine: «Sarebbe paradossale che una questione sorta attorno all'esigenza di tutelare la riservatezza delle comunicazioni potesse trovare risposta attraverso la divulgazione di informazioni che l'ordinamento impone invece di mantenere riservate. La tutela delle garanzie non può essere selettiva: vale per i colloqui difensivi, ma anche per le attività istituzionali di verifica e per i diritti delle persone interessate». Il riferimento è appunto al lavoro che sta svolgendo l’Ispettorato generale di Via Arenula la cui attività non sarebbe ancora conclusa, considerato anche che il Guardasigilli ancora non ha risposto a Petrelli. Insomma il dossier resta aperto ma i penalisti non sembrano avere intenzione di mollare. 

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