Appello dei giudici di sorveglianza a Mattarella

 Angela Stella Unità 4 luglio 2026

Ventisei presidenti di Tribunali di Sorveglianza lanciano un allarme: senza ulteriore personale negli uffici si mettono a rischio i diritti costituzionali dei detenuti. Lo fanno inviando una lettera al Presidente della Repubblica Mattarella anche nella sua veste di vertice del Csm e mettendo in copia Nordio e la capo del Dap Di Domenico. Le doglianze riguardano soprattutto la distribuzione delle risorse destinate agli Uffici per il Processo nell'ambito delle procedure di stabilizzazione del personale Pnrr, che ha visto assegnare ai Tribunali di sorveglianza “un contingente di gran lunga inferiore a quanto prospettato nel corso delle interlocuzioni istituzionali e rispetto a quello destinato alle altre Autorità Giudiziarie”. Il riferimento è in particolare alle Procure della Repubblica (per le quali inizialmente non erano previsti gli upp a differenza della sorveglianza) che “possono contare anche sulla collaborazione strutturata e continuativa della polizia giudiziaria, a fronte delle ridotte unità di polizia penitenziaria” che l'Amministrazione distacca alla sorveglianza. Insomma si preferisce dare più risorse per indagare e arrestare invece che per valutare la posizione detentiva delle persone in carceri illegali. “La situazione degli Uffici di sorveglianza – si legge nella lettera – è ormai nota. Alla cronica e diffusa scopertura del personale amministrativo si affiancano piante organiche da tempo non più adeguate ai carichi di lavoro effettivi, costantemente incrementati da interventi legislativi e da pronunce della Corte costituzionale e della Cassazione che hanno ampliato competenze, adempimenti e responsabilità della magistratura di sorveglianza, senza che a ciò si sia mai accompagnato un corrispondente incremento delle risorse e materiali”. Eppure, come si chiarisce nella missiva, “la giurisdizione di sorveglianza costituisce un presidio imprescindibile per l'attuazione dei principi costituzionali che governano l'esecuzione della pena e la tutela dei diritti fondamentali delle persone private della libertà personale ed indebolirla ulteriormente, in questo particolare momento di grave emergenza carceraria principalmente dettata da un tasso di sovraffollamento ai massimi storici che comprime gravemente le condizioni umane all'interno degli istituti, significa compromettere l'effettività della funzione giurisdizionale in un settore particolarmente delicato, nel quale la tempestività delle decisioni rappresenta essa stessa garanzia dei diritti inviolabili della persona”. Da qui l’urgente bisogno di richiamare l'attenzione del Csm e delle altre Istituzioni sulla necessità di riconsiderare le scelte operate” perché, come ci ha detto un presidente di sorveglianza, “la situazione è veramente drammatica e nessuno se ne rende conto. Il carcere e l’esecuzione penale solo a parole sono al centro dell'interesse in questa emergenza ma nei fatti sono dimenticati. È una vergogna”.


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