Ucpi e Sottani: continua il botta e risposta
Valentina Stella Dubbio 10 luglio 2026
Continua il ping pong a distanza tra l’Unione delle Camere Penali italiane e il procuratore generale di Perugia Sergio Sottani. Pomo della discordia gli eventuali esiti delle verifiche svolte in relazione alle captazioni dei colloqui tra difensori e assistiti presso la Casa circondariale del capoluogo umbro “Capanne” da parte della polizia giudiziaria. Le captazioni erano state autorizzate dalla Procura solo per l’avvocato Daniela Paccoi, indagata per concorso in associazione a delinquere finalizzata allo spaccio, induzione a rendere dichiarazioni mendaci e concorso in traffico di droga, ma poi si sono allargate indebitamente anche agli altri legali presenti nella sala colloqui. Qualche giorno fa vi avevamo dato conto delle lettere inviate dall’Ucpi al Ministro della Giustizia Carlo Nordio e a Sottani nelle quali si chiedeva di sapere quanti detenuti e difensori fossero stati intercettati indebitamente, per quanto tempo e come possa essere successo tutto questo. Nordio non aveva risposto, essendo ancora al lavoro l’Ispettorato del Ministero della Giustizia; ufficio al quale aveva fatto riferimento anche Sottani nella sua replica «non sono mai stato formalmente investito da alcuna autorità, istituzione o soggetto titolare di specifici poteri di impulso». Tuttavia due giorni fa l’associazione dei penalisti, guidata da Francesco Petrelli, ha inviato un'ulteriore comunicazione a Sottani accusandolo di assenza di chiarezza. «La risposta del Procuratore Generale – hanno scritto – anziché chiarire le ragioni del rifiuto opposto alla richiesta di trasparenza formulata dall'Unione, rende ancora più evidente la necessità che le conclusioni degli accertamenti siano finalmente rese conoscibili». Nell’ennesima replica trasmessa a Sottani l'Ucpi «ha evidenziato come i poteri di vigilanza attribuiti dalla legge al Procuratore Generale e la competenza funzionale che gli artt. 16 e 17 delle disposizioni di attuazione del codice di procedura penale gli attribuiscano in materia disciplinare nei confronti degli ufficiali e degli agenti di polizia giudiziaria, presuppongano necessariamente un completo accertamento dei fatti». L'Unione infine ha ribadito «di non avere mai chiesto la divulgazione di atti coperti da segreto o di informazioni riservate» e ha concluso comunicando che investirà della questione anche il Csm per «le valutazioni di competenza». Non si è lasciata attendere la replica di Sottani che rispetto alle richieste dettagliate dell’Ucpi ha sottolineato: «Sul punto mi corre l’obbligo di ricordare come nessuno ha mai formalmente segnalato all’Ufficio giudiziario da me diretto né ipotesi di reato, né irregolarità processuali, né violazioni disciplinari, né disfunzioni organizzative». In pratica «per quanto riguarda l'accertamento di eventuali responsabilità penali o disciplinari, l'ordinamento ha avuto la premura di attribuire tali competenze ad altri organi. Non mi sono dunque sottratto a tali valutazioni: semplicemente non mi appartengono. Se, nel frattempo, siano state adottate iniziative disciplinari nei confronti di magistrati non sono in grado di dirlo. Non per riservatezza, ma per una ragione assai meno suggestiva: non rientra nelle mie competenze saperlo né, tantomeno, deciderlo». Forse, per evitare la terza puntata della serie, sarebbe opportuno che gli ispettori incaricati da Nordio accelerassero verso le conclusioni dell’istruttoria.
Commenti
Posta un commento