Se il blocco ferroviario a Firenze rallenta i lavori parlamentari

 Valentina Stella Spifferi sul Dubbio 7 luglio 2026


Come vi stiamo raccontando in questi giorni nelle commissioni congiunte Affari costituzionali e Giustizia del Senato è in corso l'esame della legge di conversione del decreto legge ‘Giustizia e Patto Ue su migrazione e asilo’. Il 2 luglio è scaduto il termine per gli emendamenti, si preannunciano forti divisioni tra Fratelli d'Italia che ha presentato un emendamento accogliendo le preoccupazioni del Pna Melillo sulle intercettazioni e Forza Italia che invece è fortemente intenzionata ad opporsi al ripristino della pesca a strascico. 


Ieri ho chiesto ad un senatore quando sarebbe iniziato il voto sugli emendamenti e mi ha risposto: "Questa settimana solo illustrazione.  I senatori sono bloccati a casa per il blocco ferroviario a Firenze". Sappiamo tutti che nel capoluogo toscano da due giorni sono iniziati i lavori di smantellamento del vecchio cavalcavia e per raggiungere Milano da Roma occorrono adesso sei ore invece che tre.


Ciò non ha fermato i viaggiatori che per piacere ma soprattutto per dovere anche continuato a prendere treni o cercare una alternativa per non sconvolgere le proprie agende.


Fatta eccezione per i parlamentari che invece hanno scelto di restare comodamente a casa e posticipare i lavori a Palazzo Madama. Eppure non sono bloccati oltre Oceano con blocco navale vigente e aeroporti chiusi?


E allora perché non prendono un mezzo alternativo o come noi poveri mortali non stanno il doppio del tempo in treno?


Sembra un discorso un po' 'grillino' ma non ho resistito.

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