Ucpi a congresso
Valentina Stella Dubbio 31 ottobre 2026
Si è aperto ieri a Brescia il congresso straordinario dell’Unione Camere Penali “L’avvocato tra processo e società - Il valore democratico della difesa”. Il primo dopo la sconfitta referendaria, l’ultimo con Francesco Petrelli come presidente. Oltre ottocento gli avvocati riunitisi al Teatro Grande del capoluogo lombardo: la voglia di partecipazione è tanta, così come la curiosità di capire il destino identitario dell’Unione ma anche di scoprire chi si candiderà per prendere lo scettro tra un anno. I nomi che girano sono più o meno sempre gli stessi: Oliviero Mazza, Vittorio Manes, Alberto De Sanctis, Valentina Alberta, Cesare Placanica se non riesce ad andare al Csm, Beniamino Migliucci. Ma solo tra oggi e domani si capirà qualcosa di più. Il primo giorno infatti è stato dedicato agli interventi istituzionali e alle tavole rotonde, oggi si entrerà nel vivo del dibattito con gli interventi degli iscritti. “Il giusto processo è ancora lontano dall’essere una realtà del nostro sistema giudiziario. Dobbiamo chiederci se nel processo penale sia effettivamente garantito un contraddittorio tra le parti in condizioni di parità, davanti a un giudice terzo” ha detto il presidente del Consiglio nazionale forense, Francesco Greco. “Pensiamo alle indagini e all’enorme differenza di strumenti a disposizione del pm rispetto al difensore, comprese tutte le tecnologie di cui può usufruire l’accusa. Dobbiamo anche interrogarci su quanto sia rimasto del modello accusatorio introdotto nel 1989: il principio secondo cui le prove devono formarsi nel dibattimento è stato progressivamente svilito e snaturato? Il rischio è che quel processo, per come era stato immaginato, oggi non esista” ha concluso il vertice dell'avvocatura istituzionale. Ad inviare un saluto il presidente della Repubblica Sergio Mattarella: “Il ruolo centrale dell’avvocatura nell’amministrazione della giustizia è testimoniato dal tema scelto per il congresso, nella condivisa consapevolezza che il patrocinio dell’avvocato costituisce necessario strumento per l’esercizio effettivo del diritto di difesa di cui all’art. 24 Cost.”. Fabio Pinelli, vicepresidente del Csm, ha auspicato che “avvocatura e la magistratura agiscano reciprocamente e sinergicamente a difesa di un bene prezioso che deve essere comune ad entrambe: la credibilità della giurisdizione; i difensori, pur fisiologicamente critici - nel corso del processo - nei confronti dei provvedimenti giudiziari, devono sempre arginare la delegittimazione di una funzione fondamentale per la democrazia, e per uno stato di diritto fondato sulla separazione dei poteri; dall’altra parte, la magistratura deve favorire il diritto di difesa costituzionalmente garantito, rimarcando il ruolo fondamentale dell’avvocatura come coprotagonista della giurisdizione”. Infine una esortazione all’avvocatura “affinché vigili su sé stessa, a che la categoria si sottragga al processo mediatico, alla spettacolarizzazione della giustizia a fini di audience, a quei giudizi paralleli celebrati non nella sacralità dell’aula di udienza ma nei rutilanti studi televisivi, governati non dalle rigorose regole del giusto processo, ma da quelle dello show business, guidati non dal principio del ragionevole dubbio ma da certezze spesso del tutto disancorate da dati probatori utilizzabili”. Perché “ogni intervento televisivo in fase di indagini, in favore di un proprio assistito, può ledere la presunzione di innocenza di un’altra persona, così determinando quel cortocircuito che colpisce al cuore proprio i principi su cui l’avvocatura da sempre costruisce il suo impegno politico”. Poi la tavola rotonda “Rifondare il processo”. Tra i politici intervenuti Enrico Costa, capogruppo di Forza Italia alla Camera, e il senatore del Partito democratico Alfredo Bazoli. Il primo, tra gli applausi della platea, ha annunciato che gli azzurri ripresenteranno “a livello simbolico” alla Camera e al Senato la pdl sulla separazione delle carriere elaborata dall’Ucpi, “per tenere il dibattito aperto, per ribadire che le criticità sono ancora tutte lì, per ribadire anche all’interno della nostra maggioranza che noi non vogliamo voltare pagina”. Il secondo, invece, ha sottolineato come “occorre cambiare il metodo di affrontare la giustizia penale. Basta all’approccio muscolare ed ideologico, sì al confronto e alla sintesi”. Il parlamentare dem si è detto però “pessimista” a causa della legge elettorale appena approvata. La parola poi all’avvocato e professore Oliviero Mazza: “I vincitori del referendum temo non abbiano letto la Costituzione, probabilmente non l’hanno capita e sicuramente non vogliono applicarla perché quotidianamente assistiamo ad un ingiusto processo”. E poi contro la riforma Cartabia che ha rappresentato “lo sfratto esecutivo dell’avvocatura dal processo”. Il suo intervento ha ricevuto molti applausi: dalla platea qualcuno legge nelle sue pungenti argomentazioni tecnico politiche il lancio della sua candidatura. Allo stesso tempo altri leggono negli applausi il gradimento per la sua figura come possibile successore di Petrelli. Verso la chiusura è intervenuto anche il vice ministro della Giustizia, Francesco Paolo Sisto: “Non si può certamente dimenticare quella che è stata una straordinaria battaglia di civiltà” in riferimento al referendum della separazione delle carriere. “E’ come se ci avessero tolto una bellissima fidanzata, ma bisogna cercarsene una nuova” ha detto il numero due di Via Arenula. “E una nuova non è che altro che la difesa della Costituzione - articoli 24 e 111 - . E proprio sul 111, vi confesso, io non sarei alieno dalla presentazione, a parte del progetto delle camere penali sotto il profilo costituzionale, di una legge ordinaria che possa in qualche maniera dividere il CSM in due sezioni. Sarà un test per il parlamento, perché vedremo chi c'è e chi non c'è. E comunque sarà un passo avanti verso un processo penale che certamente ha necessità di una grande sinergia tra avvocatura, politica ma anche con quella buona magistratura che vuole collaborare”, ha concluso Sisto.
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