Soldi ai magistrati, l'Anm riapre la polemica: «Molto lontani dai 100mila euro a testa»

 

Valentina Stella Dubbio online 24 ottobre 2026

«Ci sentiamo già da ora di smentire che i magistrati riceveranno nelle loro buste paga in media 100mila euro. Anche passando dal 6 al 12% di coefficente, con i calcoli siamo ben lontani da quella cifra». Così il presidente dell'Anm Giuseppe Tango, a margine del Comitato direttivo centrale dell'Associazione nazionale magistrati in corso in queste ore a Roma. «I nostri calcoli sono stati basati su quello che ci veniva chiesto, cioè sul giudizio di ottemperanza di una sentenza passata in giudicato e sul dpcm del 2021 e non sul secondo dpcm per cui c'è una sentenza ancora impugnabile. Ci ha sorpreso che - ha aggiunto Tango - il governo nonostante la sentenza immediatamente esecutiva non abbia adempiuto al suo debito e ci ha costretto, nostro malgrado, ad andare in ottemperanza».

Il leader dell'Anm sta in realtà replicando all'articolo di stamattina del Foglio per cui ai magistrati spetterebbero più soldi per l'adeguamento degli stipendi rispetto a quelli diffusi dallo stesso "sindacato" delle toghe dopo la polemica con la premier Giorgia Meloni. E sul fatto che l'Anm avrebbe ammesso di aver commesso un errore, come si legge in chiusura del pezzo, Tango smentisce. In pratica nessuno dei vertici dell'Anm e dell'ufficio sindacale della stessa avrebbe parlato con il giornalista e smentito. 
Tango poi si è chiesto perché nessuno si sia scandalizzato della circostanza per cui undici mesi siano stati conferiti ai dirigenti di prima fascia della Presidenza del Consiglio arretrati medi dovuti dal 1° gennaio 2019 al 31 dicembre 2025 pari a 45.329,21 euro lordi.  
 
Abbiamo chiesto poi sia al presidente Tango che al Segretario Rocco Maruotti un commento sull'eventuale elezione al Csm di Cosimo Ferri, protagonista di una stagione della magistratura che le toghe durante la campagna referendaria hanno giurato di aver superato. Dalle risposte, seppur diplomatiche, si intuisce che nessuno dei due vorrebbe vedere l'ex sottosegretario seduto a Palazzo Bachelet. E sperano che i giovani magistrati diano un segnale forte anche se gli esperti del voto danno quasi per certa la vittoria di Ferri nella quota proporzionale. 
«Credo molto nel senso di responsabilità che i magistrati dimostreranno anche esercitando il diritto di voto nella consapevolezza che è un diritto che hanno conservato da un tentativo di sottrarglielo», ha risposto  Maruotti. Che ha concluso: «Credo che sapranno scegliere chi ha fatto del bene per la magistratura e chi invece non ha contribuito a difenderne l'immagine negli anni. Non è un discorso che riguarda una singola persona ma è un discorso generale. I candidati sono tanti, frutto proprio della riforma Cartabia. Questo è un bene perché questo pluralismo, anche di candidati che non sono legati a correnti, secondo me arricchisce di molto il dibattito. Sono convinto che i magistrati sapranno scegliere». 
Tango è più laconico ma comunque marca la distanza dall'ex compagno di corrente che sta sottraendo voti proprio a Magistratura Indipendente: «Ciò che mi sento di dire è che mi auguro e confido in un voto maturo e consapevole. Bisogna guardare ai profili e alle storie di ciascuno. Visto anche che con i quasi 15 milioni di no dei cittadini al referendum, noi magistrati ci siamo impegnati sulla credibilità della magistratura». E termina: «Lasciamo che si svolgano serenamente le elezioni, innanzitutto. Non diamo nulla per scontato».
Non poteva mancare una considerazione sulle recenti dichiarazioni del Ministro della Giustizia Carlo Nordio a favore di «arresti massicci» e «più carcere» per i minori e la possibilità di sistemarli negli istituti di pena per gli adulti e sul nuovo decreto sicurezza. Su questo Tango è stato netto: «Troppo spesso - ha detto - assistiamo alla tentazione di rispondere a complessi problemi sociali o a contingenti fatti di cronaca attraverso la creazione di nuove figure di reato o di un inasprimento sconsiderato delle pene. Si tratta di una scorciatoia che non risolve i problemi, ma intasa le aule giudiziarie ed esaspera le criticità degli istituti di pena». «Ferma restando la condanna degli atti vandalici, delle violenze e delle devastazioni, oltre alla solidarietà agli agenti rimasti feriti - ha proseguito - è necessario interrogarsi sulle cause dei fenomeni e individuare strategie di contrasto efficaci. Far prevalere una logica emergenziale e meramente punitiva che pretende di rispondere alla complessità del disagio giovanile e dei reati commessi da minorenni è abbastanza miope e non porta alla risoluzione del problema».

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