Stallo su smartphone

 Valentina Stella dubbio 7 ottobre 2026

Parlare di stallo forse è riduttivo. Probabilmente l’espressione più adatta è fallimento. Stiamo parlando della proposta di legge “Modifiche al codice di procedura penale in materia di sequestro di dispositivi, sistemi informatici o telematici o memorie digitali”, a firma del senatore forzista Pierantonio Zanettin e della leghista Giulia Bongiorno sul sequestro degli smartphone, già approvata al Senato ma bloccata da troppo tempo alla Camera dei deputati, dopo che la presidente della bicamerale antimafia Chiara Colosimo ha posto un freno al placet finale. Il provvedimento è calendarizzato in commissione Giustizia della Camera per giovedì 8 ottobre ma da quanto appreso non si faranno passi avanti. “Siamo a zero” ci dice una fonte azzurra. Le forze di maggioranza non avrebbero trovato un accordo. Né tantomeno il Governo sarebbe pronto a inserire la norma, accogliendo un emendamento del capogruppo di Forza Italia Enrico Costa ai decreti attuativi della legge di recepimento della direttiva 2016/680 e della sentenza della Corte di giustizia Ue del 4 ottobre 2024, dove l’oggetto è appunto l’accesso delle autorità investigative ai dati personali contenuti nei dispositivi digitali. Ad oggi la delega non è stata attuata e però scade il 9 ottobre. Nell’elaborazione della delega infatti il Governo dovrebbe subordinare l'esercizio della possibilità di accesso ai dati, salvo che per i casi di urgenza debitamente giustificati e salvo che per i reati di cui agli articoli 371-bis, comma 4-bis, e 406, comma 5-bis, del codice di procedura penale e all'articolo 629, terzo comma, del codice penale, al controllo preventivo di un giudice o di un organo amministrativo indipendente. Una soluzione che accoglierebbe in parte la ratio della proposta di Zanettin ma andrebbe incontro anche alle richieste dell’esponente di Fratelli D’Italia, Chiara Colosimo, perché rimarrebbero fuori i casi di "urgenza" motivata e i reati di criminalità organizzata e di mafia. Tuttavia ad oggi non risulta depositato in Parlamento uno schema di decreto legislativo per l’attuazione della delega. Quindi pare proprio che il piano B che sarebbe comunque stato accolto favorevolmente da Forza Italia sembra destinato a naufragare. Così come la via principale, quella cioè dell’iter in commissione e poi in Aula a Montecitorio. Noi ci eravamo lasciati il 24 settembre raccontando di una riunione sempre in commissione con nervi tesi tra Forza Italia da un lato che voleva premere l’acceleratore minacciando pure di andare in Aula senza relatore e il partito della premier a prendere tempo. Con la Lega che restava a guardare. Il presidente della seconda, Ciro Maschio, aveva promesso di ricalendarizzare quanto prima la norma sperando in una soluzione ma nulla di fatto. Da Forza Italia filtra molto nervosismo. Per ora bocche cucite, sperando forse in un colpo di scena last minute che metta tutti d’accordo. L’unica cosa che filtra è: “Noi non resteremo inerti”. Come a dire che se anche questa settimana non si arriverà a dama in un modo o nell’altro, la tensione tra i gruppi della maggioranza potrebbe salire. In fondo questa è una legge che era stata approvata all’unanimità a Palazzo Madama dopo che lo stesso Governo aveva presentato un emendamento che andava a sostituire il testo iniziale Zanettin. Tutti d’accordo e poi è arrivato il procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo Gianni Melillo  in audizione alla Camera, ha sollevato diverse perplessità e l’approvazione si è fermata, irritando non poco gli azzurri che pregustavano già il raggiungimento del traguardo. Il problema più generale è che sull’intera giustizia c’è uno stallo generale, come vi abbiamo raccontato più volte. Se è vero che due giorni fa il presidente dei senatori di Fratelli d’Italia, Lucio Malan, ha detto ai microfoni del Tg3 che “per quanto ci riguarda la legislatura va fino in fondo e cioè fino all’autunno del 2027, fermo restando le prerogative del Capo dello Stato” facendo intendere quindi che c’è ancora davanti un anno di lavoro, la sensazione è che la questione giustizia debba procedere su un binario tranquillo, senza troppi scossoni evitando quindi discussioni su provvedimenti divisivi e garantisti, come appunto intercettazioni, custodia cautelare, carcere, prescrizione. Un alzare bandiera bianca che sicuramente conviene agli azionisti del Governo come Fratelli d’Italia e Lega impegnati più sul tema della sicurezza, vedasi ad esempio come corrono veloci le audizioni in Senato sui tre provvedimenti volti a modificare le norme sulla legittima difesa. Ma non di certo a Forza Italia che in vista della prossima campagna elettorale vuole distinguersi dagli alleati rivendicando un pacchetto di norme volte alla tutela dei diritti individuali di chi incappa in procedimenti penali.

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