Strasburgo riapre partita su abuso d'ufficio
Valentina Stella Dubbio 10 ottobre 2026
Al punto 31 di una risoluzione approvata due giorni fa a Strasburgo, facendo seguito all’entrata in vigore della direttiva anticorruzione il 31 maggio 2026, leggiamo che il Parlamento europeo «spinge per l'effettiva attuazione della nuova direttiva sulla lotta alla corruzione, in particolare al fine di garantire che tutti i reati di corruzione definiti dal diritto dell’UE, compreso l'esercizio illecito di funzioni pubbliche, siano disciplinati dalla legislazione nazionale» L'esercizio illecito di funzioni pubbliche è disciplinato dall’articolo 7 della direttiva: una formulazione annacquata del nostro reato di abuso d’ufficio a cui si era giunti affinché il Governo italiano desse l’ok al testo finale. Il Ministro Nordio, rispondendo ad aprile scorso ad una interrogazione parlamentare dei pentastellati, aveva dichiarato che l’articolo 7, «non ha niente a che vedere» con il reato cancellato in Italia, «perché non tipicizza nessuna fattispecie incriminatrice e non individua condotte determinate». Ma adesso la risoluzione sostiene qualcosa di più: «chiede il recepimento tempestivo e corretto e l'applicazione efficace di tutti i reati stabiliti nella direttiva, in modo che le riforme nazionali non creino lacune nella responsabilità penale o indeboliscano la responsabilità per reati di corruzione; incoraggia gli Stati membri ad adottare un approccio massimalista durante il recepimento della direttiva, tenendo debitamente conto delle misure facoltative in essa previste, in particolare quelle di prevenzione, e ad applicare standard più elevati ove opportuno». «Il Parlamento europeo ammonisce il governo italiano e, in particolare, il Ministro Carlo Nordio sull'abuso d'ufficio» ha subito dichiarato l’europarlamentare del M5S Giuseppe Antoci, che ha proseguito: «Se il governo non riceverà correttamente la direttiva e non reintrodurrà l'abuso d'ufficio questo cartellino giallo diventerà rosso e le conseguenze potrebbero essere dolorose. Questo testo è frutto del nostro lavoro al Parlamento europeo e riflette un emendamento da noi presentato». A dar manforte al collega europeo ci hanno pensato i rappresentanti del M5S nelle commissioni Giustizia della Camera e del Senato: «Con la mozione approvata dal Parlamento europeo, l'UE richiama per la seconda volta Meloni e Nordio al dovere di ripristinare il reato di abuso d'ufficio. Antoci si è battuto per introdurre nella direttiva quel passaggio chiave sull'esercizio illecito di funzioni pubbliche e per ribadire nella mozione approvata che la direttiva deve essere recepita e che devono essere applicati tutti i reati in essa contemplati». Gli ha replicato Alessandro Ciriani, eurodeputato di Fratelli d'Italia: «La direttiva europea anticorruzione approvata dal Parlamento europeo non impone alcun obbligo per l'Italia di reintrodurre il reato di abuso d'ufficio e continuare a sostenerlo è un atto manipolatorio e inaccettabile che ignora la reale portata del testo. Sostenere che l'esercizio illecito di funzioni pubbliche coincide con l'abuso d'ufficio è una affermazione palesemente sbagliata, dato che copre un ventaglio molto più ampio di ipotesi perseguibili». Questo dal punto di vista politico. Da quello giuridico, «la raccomandazione del Parlamento europeo non ha efficacia vincolante per la Commissione che entro l’anno dovrà presentare la futura strategia Ue contro la corruzione» ci spiega la professoressa Chiara Amalfitano, Ordinaria di Diritto dell’Unione europea presso il Dipartimento di Diritto Pubblico Italiano e Sovranazionale all’Università degli Studi di Milano. «Certo – aggiunge – la Commissione valuterà, nell’ambito del principio di leale collaborazione, che vincola anche le istituzioni nei loro reciproci rapporti - se seguire le indicazioni prospettate dalla risoluzione». L’esperta evidenzia altresì che «gli Stati membri dovranno comunque recepire la direttiva nell’ordinamento nazionale entro il 1° giugno 2028». Ciò significa che difficilmente sarà l’attuale governo a occuparsi della trasposizione della direttiva, ma quello che uscirà dalle urne del 2027, anche perché «l’Italia normalmente impiega tutto il tempo a sua disposizione per trasporre le direttive europee», spesso rischiando la procedura di infrazione. Questo però non significa che la questione non potrà essere usata politicamente dalle opposizioni in campagna elettorale per delegittimare Nordio, l’Esecutivo e la maggioranza che lo sostiene. Se infatti la Commissione farà sue le indicazioni del Parlamento, il M5S in primis avrà gioco facile nel dire che il nostro Paese è inadempiente rispetto a quello che ci chiede l’Europa. E tecnicamente a poco potrebbe servire al Governo sostenere che la Corte Costituzionale abbia salvato l’abrogazione dell’abuso d’ufficio, essendo la sua decisione del marzo 2025, quindi precedente all’approvazione della direttiva: «Lo Stato dovrà, dunque, valutare attentamente come adeguarsi alle prescrizioni ivi contenute» conclude la professoressa Amalfitano.
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