Anm molla Santi Bologna
Valentina Stella dubbio 6 ottobre 2026
Se a fare quadrato intorno al senatore Roberto Scarpinato ci ha pensato senza alcun dubbio il suo partito, ossia il Movimento Cinque Stelle, che da quarantotto ore lo sta difendendo con le unghie e con i denti contri gli attacchi del centrodestra che lo vuole espellere dalla Commissione Antimafia, più tardiva è stata la difesa, peraltro abbastanza moderata, del Partito democratico arrivata solo ieri a metà pomeriggio dopo una riunione di un’ora. E chi rimane senza protezione dell’Anm è il giudice di Caltanissetta che ha accusato Scarpinato di depistare. Ma vediamo cosa è successo ieri. La mattina si apre con una intervista al solito Fatto Quotidiano: «Non solo gravemente falsa, ma essa stessa depistante»: così il senatore 5 Stelle Roberto Scarpinato ha definito la ricostruzione contenuta nel provvedimento del gip Santi Bologna, che ha disposto l'archiviazione di un filone dell'inchiesta su mafia e appalti collegato alle stragi del 1992. Nel testo il giudice dedicava un passaggio alle conversazioni tra gli ex magistrati Scarpinato e Gioacchino Natoli, alla vigilia dell’audizione di quest’ultimo in commissione Antimafia, definendo quella dell’ex procuratore una «attività depistante» e parlando di una «attività di inquinamento» realizzata «in senso a sé favorevole». Scarpinato già due giorni fa su Facebook aveva scritto che «lo stesso provvedimento del gip Bologna dà di fatto manforte al bullismo politico di cui sono stato bersaglio». A difendere il magistrato, classe 1987, vice direttore della rivista di Unicost “Diritto, giustizia e Costituzione”, ci ha pensato la Consulta dei Giovani di Magistratura Indipendente che ha espresso «piena solidarietà e sincera vicinanza» al collega. Nella mattinata di ieri poi è arrivata la presa di posizione del gruppo a cui appartiene: «Unicost esprime profonda preoccupazione per le dichiarazioni del senatore Scarpinato nei confronti del gip di Caltanissetta, Santi Bologna. Il diritto di critica verso i provvedimenti giudiziari è legittimo e costituzionalmente garantito, ma soprattutto quando esercitato da esponenti delle istituzioni deve svolgersi nel rispetto della funzione giudiziaria, senza invettive e personalizzazioni». Nulla invece dall’Anm. Il motivo risiederebbe nel rispetto di un criterio adottato già in casi precedenti in cui esponenti del Governo o del parlamento hanno attaccato la magistratura per vicende che li riguardavano in prima persona come indagati, imputati, terzi estranei ma comunque presenti negli atti: Matteo Salvini per il processo Open Arms, Andrea Delmastro Delle Vedove per quello per rivelazione del segreto di ufficio, e in ultimo Ilaria Cucchi che ha accusato la Procura di Ravenna per averla intercettata, a suo dire, illegalmente. Diverso sarebbe stato se ad inveire fossero stati ministri o addirittura la premier, come avvenuto nel caso della gip di Torino messa alla gogna per non aver trattenuto in carcere un bengalese che aveva palpeggiato i seni di una minorenne. Qualcuno, tra i magistrati, ha malignato dicendo che dietro il silenzio dell’Anm ci sarebbe uno stop da parte della corrente di Area. Ipotesi però fermamente smentita dal gruppo progressista. Nel pomeriggio, come dicevamo, anche il Partito democratico ha preso posizione: «Le notizie provenienti da Caltanissetta non sorprendono. A differenza di altri noi rispettiamo il lavoro della magistratura. E la sua indipendenza, come abbiamo fatto contribuendo a far vincere i No al referendum. Ma sia dalle audizioni in Antimafia, sia da altre esternazioni, l'impressione era quella di un esito previsto e prevedibile: quello di escludere che dietro le stragi di Capaci e di Via d'Amelio possano esserci state altre cause e altri moventi oltre al filone mafia-appalti. Ci ha pensato la Cassazione a bocciare questo indirizzo, imponendo giustamente a Caltanissetta di proseguire indagini -per esempio- sui rapporti tra stragi ed estremismo neofascista» hanno affermato i componenti dem della commissione parlamentare Antimafia – Walter Verini, Enza Rando, Debora Serracchiani, Giuseppe Provenzano, Valentina Ghio, Anthony Barbagallo, Franco Mirabelli, Valeria Valente. «Quanto al nuovo attacco al senatore Scarpinato, da sempre impegnato sul fronte antimafia e perfettamente in grado di difendersi da solo, pensiamo – hanno aggiunto gli esponenti del Pd – sia un ennesimo capitolo di un uso politico della commissione Antimafia da parte della maggioranza, che non può escludere nessun parlamentare dai lavori parlamentari. È molto grave piegare a interessi di parte la commissione, come è avvenuto in questi anni, quando il Governo mentre a parole celebrava gli anniversari delle vittime di mafia, smantellava sistematicamente tanti presidi di legalità e di contrasto alla criminalità organizzata». Chiaramente i dem rispettano e non attaccano il lavoro della magistratura: sarebbe un controsenso rispetto a quanto dichiarato nei mesi di campagna referendaria. E criticano la destra che lo fa a convenienza. Allo stesso tempo ribadiscono la loro posizione favorevole ad altre piste, rispetto a quella di mafia-appalti. Tuttavia, rispetto a Scarpinato, citato solo al termine del comunicato, la sensazione è, soprattutto quando si ribadisce che «in grado di difendersi da solo», è che la dura presa di posizione del senatore pentastellato abbia creato qualche imbarazzo tra i dem.
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