Sequestrato zaino avvocato

 Valentina Stella Dubbio 17 ottobre 2026

Succede che l'8 ottobre a Verona un avvocato, terminata l’udienza, lascia il Tribunale dimenticando il proprio zainetto all’interno dell’aula. Nel pomeriggio riceve una chiamata presso il proprio studio da parte di un Ufficiale di Polizia Giudiziaria, che lo avvisa del ritrovamento e della possibilità di recuperare il bene la mattina seguente. Una volta recatosi alla Sezione di Pg, il difensore viene invitato a ritornare più tardi in quanto erano in corso accertamenti. Poi viene invece informato, senza altre spiegazioni e soprattutto senza la notifica di alcun provvedimento, che lo zaino non poteva essere restituito in quanto conteneva, tra le altre cose, del denaro contante – qualche migliaio di euro – e ne era stata disposta la trasmissione alla Guardia di Finanza. «A prescindere dal fatto che il denaro contante può essere detenuto da chiunque, la circostanza che rende grave l’operato dell’Autorità sta nel fatto che nello zaino erano presenti il computer del professionista, due fascicoli processuali ed alcune chiavette con atti defensionali e, quindi, atti e documenti contenenti strategie difensive e dati degli assistiti coperti dal segreto professionale»: a scriverlo in una nota indirizzata alla Procuratrice di Verona Rita Caccamo, al presidente del Tribunale Ernesto D’Amico, al presidente del Coa Mauro Regis, al presidente dell’Ucpi Francesco Petrelli e a quella delle camere penali del Veneto Paola Rubini è Stefano Gomiero, presidente dei penalisti veronesi. «Ancor più grave» per lui è il fatto che «nessun provvedimento è stato notificato a giustificazione del trattenimento del denaro e di tali beni». Non si tratta per Gomiero di un semplice dettaglio procedurale in quanto, una volta accertato che lo zaino apparteneva ad un avvocato, «l'unica condotta corretta era quella di restituirglielo: non andava ispezionato in sua assenza e tantomeno inviato ad un organo di Polizia Giudiziaria». Intanto il bene gli è stato restituito solo due sere fa dopo, quindi ad una settimana dal sequestro, e dopo essere stato ascoltato a Sit nell’ambito di un procedimento contro ignoti per ricettazione. Di «pantomima» parla ancora Gomiero rispetto a quanto successo al suo collega della Camera penale e aggiunge: «Siamo preoccupati dal fatto di dovere ricordare che la borsa di un difensore non è un oggetto qualunque in quanto custodisce la riservatezza del rapporto fiduciario che la Costituzione presidia all'articolo 24». Inoltre «le garanzie di libertà dell’avvocato previste dall'articolo 103 c.p.p. operano senza alcun dubbio anche sulla sua borsa, in quanto proiezione spaziale del suo studio legale, ed esprimono un principio che non può essere aggirato da prassi sbrigative: ciò che appartiene alla difesa non è e non dovrà mai essere a disposizione dell'accusa». Secondo Gomiero alla base di quanto accaduto c’è un pregiudizio nei confronti della funzione dell’avvocato: «La presenza di denaro contante non può tradursi automaticamente in un sospetto da segnalare utilizzando forme atipiche di compressione della proprietà privata, scavalcando ogni garanzia. È il segno di una cultura che guarda all'Avvocato come a un soggetto da controllare, non come a un protagonista necessario della giurisdizione, come invece è descritto dagli art. 24 e 111 della Costituzione». Pertanto la Camera Penale Veronese, «nell’esprimere al collega la più piena solidarietà, ribadisce con forza che l'avvocato non può sentirsi alieno ed estraneo nel luogo in cui ogni giorno esercita la propria funzione prevista per legge e Costituzione. Non può essere trattato come un ospite sospetto, i cui effetti personali vengono aperti, controllati e trasmessi alla Polizia Giudiziaria a sua totale insaputa e senza fornire una immediata e formale giustificazione». Per questo Gomiero annuncia che il 21 ottobre ci sarà una assemblea straordinaria della Camera penale perché non si può far finta di nulla dinanzi a tali episodi. Non risulta infatti che, nel caso di specie, il Presidente del Consiglio dell’Ordine sia stato notiziato dell’attività in atto, né tantomeno che il Procuratore della Repubblica di Verona vi abbia direttamente partecipato. Gomiero e gli altri della Camera penale di Verona vogliono vederci chiaro e ribadire l’importanza delle guarentigie della professione, anche per rispetto degli assistiti e del sacro rapporto di segretezza tra avvocato e cliente. 

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