Polemiche per modifica statuto Ucpi

 Valentina Stella Dubbio 24 ottobre 2026

Penalisti divisi dalla proposta della Camera penale del Piemonte e della Valle d’Aosta di inserire negli scopi statutari dell’Ucpi la separazione delle carriere, escludendo così l’iscrizione di tutti quelli contrari. È questo secondo presupposto a scatenare più reazioni: qualcuno parla di Ucpi come loggia, setta e accusa i proponenti di imporre il pensiero unico. E ci si chiede? Se un domani ci sarà un nuovo referendum sulla separazione e qualche penalista iscritto all’Ucpi per qualsiasi motivo non condividesse cosa accadrebbe? Dovrebbe essere espulso? Cacciato via come un reietto? Ma vediamo nel dettaglio alcune prese di posizione, raccolte direttamente da noi o lette su Facebook a commento del nostro articolo di ieri.  Giuseppe Belcastro, presidente della Camera Penale di Roma: “Condivido al cento per cento l’idea di inserire la separazione nello statuto perché certamente è una riforma identitaria. Però Franco Moretti (sostenitore del No, ndr) è andato lui via dalla nostra Camera penale.  Io non mi sarei mai sognato di espellerlo. D’altro canto l’UCPI non ha soci, è una federazione di camere penali. Dovremmo formalizzare tutto a livello territoriale?”. Per Renato Borzone “nell'attuale statuto è come se ci fosse già, perché i riferimenti diretti o indiretti alla tutela dello stato di diritto e alla difesa delle garanzie processuali implicano il rifiuto della struttura fascista della unitarietà delle carriere tanto benvoluta dai difensori della Costituzione più bella del mondo. Dopodiché non vedo scandalo nell'integrazione proposta; se qualcuno non è d'accordo per quale ragione dovrebbe iscriversi ad UCPI? Può aderire a qualche sindacato giallo e adorare il quieto vivere che amano tanti avvocati”. Per il presidente di un’altra camera penale del sud: “Nel merito condivido: tra i valori dell’unione c’è sicuramente il perseguimento di un processo accusatorio rispetto al quale la separazione delle carriere è necessaria. Sul metodo ho delle riserve: che un’associazione che incarna i valori liberali possa vietare l’iscrizione rispetto a una diversa valutazione degli strumenti normativi per raggiungere gli obiettivi forse è un po’ contraddittorio con la nostra storia». Un altro penalista di lungo corso: “Da liberale non mi sentirei di escludere nessuno, casomai proverei a convincerlo della necessità della riforma”.  Rosaria Manconi dalla Sardegna: “Ma per carità del cielo!! Siamo al pensiero unico. Pensavo che UCPI tra i suoi fondamenti associativi prevedesse la libertà di pensiero e di espressione (le basi), il dibattito civile, il confronto aperto, l’impegno per la garanzia dei diritti, e che la separazione delle carriere, di cui non c’è traccia nell’art. 111 Cost. e nello Statuto, non venisse considerata esattamente il presupposto fondante e imprescindibile del giusto processo». Basilio Milio: “Pensavo di vivere in Italia, evidentemente sono nella Cina o nella Russia comunista. Ps io comunque sono favorevole alla separazione delle carriere”. E ancora Davide Steccanella: “Penso che se così, rinuncerei ad iscrivermi perché allora diventa una loggia, legittima, ma appunto una loggia e a quel punto non mi interessa più”. Mary Marinosci: “Pensiero unico, una setta, non una associazione”. Vincenzo Comi: “Sono contrario a un divieto di questo genere, sono favorevole a continuare a parlare di separazione” come avverrà lunedì in un evento organizzato dal Coa di Roma.  Per Guido Sola invece è “sacrosanta” la proposta. Così come per Simona Giannetti: “Non si tratta di un atto di fede, la separazione delle carriere è un elemento essenziale perché sia effettivo l'art. 111 della Costituzione.  L'inserimento della postilla sarebbe quasi superfluo se non fosse che ci sono penalisti che dimenticando quell’articolo hanno fatto campagna per il No, mandando alle ortiche l'immagine di decenni di battaglie dell'Associazione”. “Sono sempre stato e sempre sarò favorevole alla separazione delle carriere – ci dice l’avvocato Gianluca Filice - credo che, con la stessa lena, se vogliamo un giudice davvero terzo ed imparziale, dovremmo anche batterci per introdurre il principio dispositivo della prova nel codice di rito penale. Sulla proposta della camera penale piemontese di riformare lo statuto ucpi, inserendo l’obiettivo della riforma costituzionale, esprimo parere favorevole ma che non diventi lo strumento per epurare quei colleghi che, dinanzi alle concrete declinazioni che essa può assumere, si dichiarino nello specifico contrari”. 


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